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Il cuore di Repesa

Il cuore di Repesa

Con la Serie A 2021-22 riparte anche Guerin Basket: dimissioni alla Fortitudo, l'anno di Gentile, la Nazionale di Datome, la riconferma di Sacchetti e la continuità Reyer.

Stefano Olivari

27 settembre

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Con la prima giornata del campionato di Serie 2020-21 riparte l’appuntamento del lunedì con Guerin Basket, rubrica che subito deve salutare Jasmin Repesa. L’addio alla Fortitudo Bologna dopo la sconfitta con Treviso sarà anche dipeso da problemi di salute, come da lui stesso fatto trapelare, e da stanchezza, ma va detto che il sesssantenne croato ha la stessa età (e meno anni da capoallenatore) di Messina e Scariolo… Di sicuro c’erano tante cose che di questa Fortitudo non gli piacevano, più a livello di staff che di giocatori, ed allora la scelta sentimentale fatta in estate si è trasformata in dimissioni sentimentali (il contratto era pluriennale). Magari rientreranno, chi lo sa, magari no. Certo questi grandi ritorni (e Repesa ne è specialista, avendo guidato quattro volte il Cibona Zagabria) avvengono in contesti troppo diversi rispetto ai ricordi. Ovvio che Pavani non sia Seragnoli, meno ovvio che la massima di Tanjevic sia sempre valida: mai tornare dove sei stato felice.

Alessandro Gentile è rientrato nel campionato italiano con la squadra giusta, una Varese che gli sta dando e gli darà molto il pallone in mano, ed anche con la faccia giusta al di là delle discrete statistiche contro Brescia. Non ha ancora 29 anni e pur avendo buttato via le ultime cinque stagioni di carriera può sempre fare cose importanti, anche cambiando la meccanica di tiro da una partita all’altra come purtroppo sta facendo. Chissà se arriverà fino alla fine del piano quinquennale annunciato dall’amministratore delegato Luis Scola, altro grande colpo di Varese se solo trasmetterà l'1% della sua etica.   

Gigi Datome torna in quella che almeno fino all’Europeo dell’anno prossimo sarà la Nazionale di Sacchetti. Lo ha anticipato in un’intervista a Piero Guerrini di Tuttosport, sempre che il commissario tecnico lo voglia. Nella testa le incredibili parole estive di Petrucci su di lui e su Belinelli, che alle convocazioni azzurre hanno sempre risposto presente tranne nei casi in cui cadevano a pezzi.

Ancora più incredibile è che Sacchetti ed il suo staff, dopo l’impresa al preolimpico di Belgrado e l’ottimo comportamento a Tokyo, andando addirittura vicini a battere la Francia nei quarti di finale, siano stati riconfermati soltanto per una stagione. L’idea Messina, magari come dirigente e non in panchina (ma a Milano ha confermato di essere meglio in campo che dietro una scrivania), è sempre ben viva nella testa di Petrucci, anche se non è chiaro cosa l’attuale allenatore dell’Olimpia potrebbe fare più di Sacchetti. L’ultima esperienza in azzurro fu tra l’altro imbarazzante.

Walter De Raffaele ha nella semifonale di Supercoppa raggiunto (e quindi ora superato) le 500 partite sulla panchina della Reyer Venezia, 182 da assistente e 318 da capoallenatore, con due scudetti. L’allenatore livornese non ha bisogno di essere celebrato da noi, ma la pallacanestro italiana ha invece bisogno di prendere esempio da questi oltre dieci anni di lavoro: a parità di budget, i contratti da un mese e le porte girevoli non servono a niente e fanno anche disamorare i tifosi che in molti casi non saprebbero citare già il settimo o l’ottavo della loro squadra, figurarsi delle avversarie.

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