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I fenomeni di Ivkovic

I fenomeni di Ivkovic

Addio ad uno dei più grandi allenatori nella storia della pallacanestro, guida tecnica e spirituale della Jugoslavia di Drazen Petrovic, Divac e Kukoc...

Stefano Olivari

16 settembre

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Ci ha lasciati anche Dusan Ivkovic, a quasi 78 anni e con una carriera che è terminata soltanto pochi anni fa. Buon giocatore ma soprattutto uno dei più grandi allenatori nella storia della pallacanestro, uno che ha iniziato a vincere con il Partizan Belgrado di Kicanovic e Dalipagic (campionato jugoslavo 1978-79) ed ha finito con l'Olympiakos di Spanoulis (Eurolega 2011-12, quella del memorabile canestro finale di Printezis contro il CSKA), e che ha lasciato un segno in tutti i giocatori incontrati. Soprattutto, come è ovvio, nei più giovani ed è per questo che la squadra che lo ha consegnato all'eternità è la Jugoslavia dal 1987 al 1991, al di là delle due Euroleghe, dei tanti campionati, eccetera. 

Lo si può dire senza timore di smentita sia perché dopo il 1991 la Jugoslavia per così dire originale si sarebbe prima ridimensionata e poi sfaldata sia perché la seconda generazione dorata della pallacanestro jugoslava (la prima era stata quella degli anni Settanta, con Cosic come leader) vide una concentrazione di talenti come non si era e non si sarebbe più vista in questo sport al di fuori degli Stati Uniti. Succedendo a Cosic alla guida della nazionale maggiore dopo la mezza (in fondo era stata un bronzo) delusione all'Europeo in Grecia, quello di Galis, al contrario di Cosic seppe entrare in sintonia con Drazen Petrovic, con il quale subito vinse le Universiadi di Zagabria, e puntò subito sulla classe di età più giovane, quella dei Divac, dei Radja, dei Kukoc, dei Paspalj, con i quali arrivò l'argento olimpico di Seul dietro all'Unione Sovietica di Sabonis. 

Il meglio, come risultati e come livello di gioco, sarebbe arrivato con le vittorie agli Europei del 1989 a Zagabria aggiungendo un giovanissimo Danilovic, ai Mondiali 1990 in Argentina con anche Komazec e ancora agli Europei nel 1991 a Roma, senza Petrovic ma con Djordjevic, in finale contro l'Italia di Sandro Gamba. Poi la dissoluzione della Jugoslavia e tutto quel che ne sarebbe conseguito, che interruppe sul più bello il cammino di quella fantastica nazionale, un vero dream team che sarebbe stato bello vedere alle Olimpiadi di Barcellona contro il Dream Team più noto, quello di Michael Jordan, Magic e Bird. Avremmo ritrovato Ivkovic alla guida di ottime versioni della Jugoslavia serbizzata e della stessa Serbia, oltre che da protagonista in Eurolega, ma la magia di quella generazione non c'era più. Fra i grandi allenatori jugoslavi, Nikolic, Zeravica, Tanjevic, Novosel, Maljkovic, è stato forse il più grande. 

 

 

 

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