Giornale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912

Un miracolo per Sacchetti© Getty Images

Un miracolo per Sacchetti

L'Italia si gioca a Belgrado una qualificazione olimpica che manca dal 2004, con una nazionale in cui a fare notizia sono gli assenti e con un allenatore già messo in discussione da Petrucci...

Redazione

30 giugno

  • Link copiato

Si gioca a Belgrado il torneo di qualificazione di basket che staccherà uno degli ultimi quattro biglietti utili per partecipare alle Olimpiadi di Tokyo. L’Italia di Sacchetti salterà la prima partita con il Senegal, che ha dato forfeit causa quattro giocatori trovati positivi al covid. 20 a zero il risultato acquisito contro il Senegal da Italia e Portorico (l’altra nazionale del girone) che a questo punto, già certe delle semifinali, dovranno giocarsi il primo posto nel girone per stabilire la sfida incrociata contro (presumibilmente) la Serbia (con Repubblica Domenicana altra semifinalista e Filippine a fare da sparring partner). La finale attesa da tutti è Italia contro Serbia, con l’Italbasket che ha visto le defezioni di Datome, infortunato e soprattutto reduce da una stagione con più di 90 partite, Belinelli per problemi agi adduttori e una forma fisica da recuperare e Gallinari, che si sta giocando l’accesso alle Finals dall’altra parte dell’Oceano. Per la Serbia invece mancheranno Nikola Jokic, Bogdan Bogdanovic e Nikola Milutinov.

I convocati - Hanno risposto presente alla chiamata di Sacchetti: Marco Spissu (Banco di Sardegna Sassari), Niccolò Mannion (Golden State Warriors), Stefano Tonut (Umana Reyer Venezia),  Nicolò Melli (Dallas Mavericks),  Simone Fontecchio (Alba Berlino),  Amedeo Tessitori (Segafredo Virtus Bologna), Giampaolo Ricci (Segafredo Virtus Bologna), Awudu Abass (Segafredo Virtus Bologna), Riccardo Moraschini (AX Armani Exchange Milano), Michele Vitali (Brose Bamberg), Achille Polonara (Baskonia Vitoria-Gasteiz), Alessandro Pajola (Segafredo Virtus Bologna). Spiccano il blocco dei bolognesi (cui si deve aggiungere, ma dall'altra parte del campo, anche Teodosic) e la presenza dei due NBA Mannion e Melli (Niccolò e Nicolò), con Moraschini unico milanese e Tonut chiamato a confermare il titolo di MVP dell’ultimo campionato.  Una squadra che rispecchia la filosofia di coach Sacchetti, chiamata a imporre un ritmo quasi frenetico al gioco, con la continua ricerca del canestro entro i primi 8 secondi di ogni azione, conducendo contropiede e transizione anche dalla rimessa, ma in particolar modo dalle palle recuperate. Un gioco che potrebbe premiare tra gli esterni Mannion, Tonut e Pajola, o giocatori dinamici come Abass, ma che potrebbe entrare in sofferenza contro difese schierate e i lunghi avversari.

Il pronostico - Inutile dire che la Serbia è la favorita del raggruppamento, ma la squadra di Kokoškov nella sua prima uscita con il Porto Rico ha faticato molto a mettersi in moto, prendendo il largo solo dopo l’intervallo lungo ed essere stata per lunghi periodi della gara al limite dell’indisponente. L’Italia non ha nulla da perdere, con il solo Melli superstite della generazione dei fenomeni, che 5 anni fa ha fallito lo stesso obiettivo contro la Croazia, tra le mura amiche di Torino. Anche coach Sacchetti non ha nulla da perdere, visto che il presidente Petrucci, dimostrando il solito tempismo, in una recente intervista ha dichiarato che il compito di Sacchetti (il cui contratto scade quest’anno) è quello di provare a portare l’Italia alle Olimpiadi, e poi la squadra potrebbe passare a Messina, visto che la scelta dell’allenatore della Nazionale spetta al presidente della FIP.

Il dopo Sacchetti - Difficile discutere un allenatore come Messina, anche se non ci si può non chiedere come possa fare il coach dell’Olimpia a programmare il lavoro con la nazionale con circa 90 partite l’anno da gestire con la sua squadra di club. Inoltre, proprio Messina fu (ri)voluto da Petrucci sulla panchina dell’Italbasket dopo Pianigiani per centrare (fallendo) la qualificazione olimpica nel raggruppamento di Torino decretando, di fatto, il tramonto del gruppo di giocatori definito il più forte di sempre (Bargnani, Datome, Belinelli, Gallinari, Gentile e un giovane Melli), ma che con la nazionale non è mai riuscito a vincere nulla. Un cambio della guardia sulla panchina che sembra voluto per mettere le mani avanti e porre rimedio all’ennesimo fallimento annunciato, la cui colpa ricadrà su un coach già scaricato e non su una nazionale che rappresenta solo 4 squadre di club italiane (Bologna, sponda Virtus, Venezia, Sassari e Milano) e che, come sempre ultimamente, si aggrapperà ai giocatori di rientro dai campionati stranieri.  Una tradizione che va avanti da tempo, quella di rimettere in discussione solo la guida tecnica della nazionale e non tutto quello che c’è sotto. La ricerca di qualcuno che paghi per i risultati che non arrivano, salvando il resto della squadra, fatta da dirigenti e politici che invece risultano essere inamovibili, come ruderi che si stagliano sullo skyline di una città.

Condividi

  • Link copiato

Commenti

Leggi Guerin Sportivo
su tutti i tuoi dispositivi