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La stagione irregolare

La stagione irregolare

Guerin Basket in attesa dei recuperi di Brindisi e dell'ultima giornata del campionato di Serie A 2020-21: l'improvvisazione al potere, la retrocessione di Cantù, i cambi di allenatore senza senso e i playoff decisi dal Covid.

Redazione

27 aprile

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Il campionato si avvia alla fine, però prima della fase playoff che vedrà le prime otto squadre classificate tentare di aggiudicarsi questo scudetto, il primo dell’era Covid, bisognerà attendere l’ultima di campionato e i recuperi delle partite di Brindisi che, con soli tre giocatori disponibili causa Covid, deve giocare due partite (Sassari e Trento) il 2 e il 5 di maggio, oltre che l’ultima di campionato il successivo fine settimana, quando si chiuderà la regular season meno regolare degli ultimi anni. Nel caso in cui i tamponi (fissati per il 29 aprile) fossero ancora positivi, non ci sarà modo per la squadra di Vitucci di effettuare i recuperi e la Lega ancora non si è espressa per stabilire cosa si farà per comporre la classifica definitiva. Due le ipotesi più accreditate: farsa degli arbitri e squadra avversaria che si recano sul campo di gioco, 30 minuti di attesa e poi partita persa a tavolino per 20-0, oppure, come si fa in NBA, calcolando la percentuale di vittorie sulle partite giocate. Quale sarà la soluzione scelta, il caso non era stato previsto, quindi si improvviserà all’ultimo momento utile, sperando fino ad allora che non sarà necessario. Una cosa su cui invece la Lega è stata irremovibile per la regolarità del campionato è che tutte le partite dell’ultima giornata dovranno essere giocate in contemporanea il 10 maggio.

Con Brindisi alle prese con il Covid, Milano distratta (e stremata) dall’Euroleague e la Virtus di Bologna che, perso il diritto a partecipare alla prossima Euroleague, pare non riuscire a concentrare interesse ed energie sul campionato (secondo, e per distacco, obiettivo stagionale), le attenzioni degli appassionati si sono concentrate sulla parte bassa della classifica, dove le nobili decadute hanno tentato di evitare l’unica retrocessione di questo campionato. Con la sconfitta sul campo della Fortitudo, Cantù ha perso la possibilità di salvarsi e, ad un mese esatto dalla firma dell’intesa per la costruzione del nuovo campo da gioco, è retrocessa in A2. Questo il verdetto del campo, cui dovrà seguire quello ufficiale, della LEGA e della FIP, che finora (stranamente) hanno nicchiato e risposto in maniera sempre evasiva alle richieste di molte squadre di bloccare per questo campionato le retrocessioni. Campionato che se da una parte ha evidenziato la poca lungimiranza di chi prende le decisioni dall’altra ha dimostrato la enorme differenza di realtà e interessi delle squadre che lo compongono, incapaci di fare fronte comune e di avanzare richieste condivise. Altrimenti, ora che Cantù è retrocessa, ci si aspetterebbe un coro unanime delle altre società a chiederne il rientro in serie A per la prossima stagione. In particolar modo, ma non solo, da chi il blocco delle retrocessioni lo ha invocato a gran voce quando si trovava in fondo alla classifica.

Altra cosa che questo campionato ha evidenziato è che le società, nonostante la situazione di emergenza in cui si trovano, in mancanza di risultati hanno reagito, come sempre e da sempre fanno, cambiando lo staff tecnico, per dare una scossa alla squadra. Questo campionato, nel quale con 16 punti si retrocede, 20 ci si salva e con 22 si è in zona playoff, dice che le squadre che hanno cambiato allenatore (6 su 15) sono tutte in fondo alla classifica, che la salvezza è arrivata perché c’è una sola retrocessione e che solo Trento ha fatto un po’ meglio delle altre, ma davvero di poco. Forse gli stessi risultati si sarebbero potuti raggiungere senza cambiare la guida tecnica, dato che quelli che sono mancati durante l’anno sono non sono stati gli schemi di gioco, ma i giocatori per metterli in pratica. Difficile dare una identità a una squadra, quando in palestra ad allenarsi ci si ritrova in 5, juniores compresi, difficile pensare alle partite e credere che un giocatore possa essere considerato sano e pronto a giocare perché ha avuto un tampone negativo, dopo una infezione per la quel possono volerci mesi per rimettersi in forma.

Come risultato, in campo si sono viste squadre, spesso incomplete, stanche o anche svogliate, affrontarsi senza gioco, con percentuali al tiro da campionato promozione e rose strette all’osso. Impossibile dire che il Covid abbia pesato su tutte le squadre in ugual maniera, perché le conseguenze delle infezioni sono state casuali e imprevedibili da squadra a squadra. Proprio Cantù prima dell’infezione non era a rischio retrocessione, così come Pesaro era lanciatissima prima che il Covid colpisse giocatori e staff, restituendo al campionato una squadra assolutamente irriconoscibile. La Reyer poi ha giocato una prima parte di campionato molto al di sotto delle proprie possibilità, senza poter rinviare numerose partite, perché aveva pochi giocatori infetti.  

Lo stesso si rischia nei prossimi playoff, dove non sono previsti recuperi (in caso di Covid si perde a tavolino) i giocatori hanno pochissimo tempo per recuperare e dove avrà più speranze chi ha più salute e riuscirà a rimanere esente da contagi che riguardino staff o gruppo squadra. Una possibilità in più per chi sta dietro, che tifa anche perché Milano prosegua la sua corsa in Eurolega, che renderebbe fittissimo di partite il cammino verso lo scudetto per l’Olimpia. Anche in questo caso l'eventualità non è stata prevista. Per scarsa fiducia nelle capacità di Milano, forse. Oppure per l'ostracismo che FIP e LEGA hanno sempre avuto nei confronti dell'Euroleague, il campionato di basket più bello del mondo.

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