Basket

Gratitudine per Cantù

© foto Ciamillo

Guerin Basket dopo la ventitreesima giornata della Serie A 2020-21: l'entusiasmo di Gandini, Akele senza tagliafuori, la percentuale di Trieste, gli stipendi di Pavani, la rotazione di Molin e l'impalpabile Delfino.

Ventitreesima di campionato che va in archivio con Milano al primo posto, che approfitta del rinvio della partita di Sassari per allungare su Brindisi (che deve comunque recuperare un incontro). Nel frattempo non si contano più le panchine saltate, le squadre rivoluzionate e in cerca di un assetto che porti ai playoff o fuori dalle acque melmose della retrocessione, tra presidenti che minacciano di non pagare gli stipendi e federazioni nazionali e internazionali che sembrano non vedere la crisi che sta attraversando il mondo del basket. Una curiosità: con l’esordio in panchina di Lele Molin sono tre gli allenatori di Serie A (con Messina e Dalmasson) provenienti da Mestre. 
Milano-Cantù 70-57. Il derby tra Milano e Cantù verrà ricordato non tanto per il risultato, quanto per il fatto che la squadra ospite si è presentata al Forum senza l’intero staff tecnico (alle prese con il Covid), guidata in panchina da Christian Di Giuliomaria, allenatore delle giovanili brianzole, fatto abile in fretta e furia, grazie a una deroga, dalla federazione e aiutato nella gestione della partita dal giocatore Leunen (che almeno conosceva i nomi dei compagni di squadra). Un bel gesto da parte della FIP? Non proprio: Cantù, vista la positività dello staff tecnico e (sembra) di alcuni appartenenti al gruppo giocatori, avrebbe potuto richiedere il rinvio, ma ha deciso di giocare comunque. Un suicidio annunciato? Forse, ma che ha riscosso l’entusiastica gratitudine del presidente di Lega Gandini, che ha elogiato lo spirito canturino che ha anteposto l’interesse della LBA all’interesse personale. La nota di Gandini in realtà certifica da un lato che la lega e le squadre che ne fanno parte non hanno un interesse comune ed evidenzia l’assoluta incoerenza di questo campionato (dove le deroghe iniziano a essere piuttosto comuni), che non tutela la competitività delle squadre (la presenza dello staff tecnico titolare servirà a qualcosa?), la salute dei giocatori (gli uomini in campo erano tutti negativi al tampone, ma quelli di Cantù si sono allenati e sono stati a contatto con elementi positivi e il rischio di un nuovo focolaio è reale) e ha come unico scopo quello di arrivare in fondo e proclamare un vincitore, anche perdendo dei pezzi per strada. Contenta Milano che ha vinto la partita, ma più contento ancora Leunen che da vice allenatore in campo (come si usa nelle minors)  si è autopromosso in quintetto, assegnandosi 26 minuti di gioco durante i quali non è riuscito mai a trovare la via del canestro. 

Cremona-Treviso 85-86. A decidere la partita tra Cremona e Treviso a favore degli ospiti un tap-in vincente di Akele arrivato sulla sirena, su una palla buttata contro il tabellone (improprio chiamarlo tiro) da Sokolowski. Menetti, soddisfatto della vittoria, la terza consecutiva, e del 2-0 negli scontri diretti con Cremona, ci vede la grinta e la determinazione per la vittoria dei suoi, mai disposti a mollare la partita. Galbiati, molto più semplicemente ,si arrabbia perchè non è stato fatto il tagliafuori, come si insegna alla scuola basket. Al di là dei fondamentali a rimbalzo, per i padroni di casa molto buona la prova di Barford, autore di 33 punti ma pessimo il complessivo 25% al tiro da 3 cercato comunque con insistenza. 

Trieste-Venezia 69-87. Serie A contro oratorio (almeno in percentuali). Sorpresa e ammirazione per la percentuale da 3 di Venezia che, contro Trieste, a fine partita fa segnare un clamoroso 63% (pareggiato dalla percentuale ottenuta dalla meno proficua, ma molto più didattica, linea della carità). Facile dire che la vittoria di Venezia venga da qui e dalle mani benedette di Tonut e Campogrande. In realtà sembra molto più indicativo il 19% raggiunto al tiro da tre dai padroni di casa, percentuale che nelle minors scoraggia dall’insistere a cercare il canestro per questa via, mentre in Serie A no.

Fortitudo Bologna-Reggio Emilia 71-68. Altro derby altra storia. Vince la Fortitudo il derby contro Reggio Emilia, con Caja all’esordio in campionato in questa stagione, in quella che era considerata una partita della disperazione per non restare in fondo alla classifica assieme a Cantù (data comunque per spacciata prima della partita con Milano) e Varese che riposava. Pressione per i giocatori reggiani, un po’ meno sul coach, con l’attenuante della prima partita dopo pochi allenamenti. Per i padroni di casa Dalmonte in prepartita aveva fatto appello alle qualità morali dei giocatori, per risvegliare le quali, in settimana, il presidente Pavani senza andare troppo per il sottile aveva evocato il blocco degli stipendi, tramite lettera inviata ai soli giocatori e naturalmente dopo pochi minuti diffusa a mezzo social, in maniera anonima, a stampa e tifosi. Il succo: non state dimostrando attaccamento alla maglia, se non fate gruppo e non cambiate atteggiamento non vi paghiamo più. Precedentemente il presidente della Fortitudo aveva ribadito la richiesta dello stop al campionato (subito smentita da Petrucci: “nessuno ci ha chiesto niente”), la possibilità di mollare tutto a fine anno, e la previsione di un ammanco di circa 3 milioni di euro per fine stagione. Se a qualcosa tutto questo sia servito non si sa, ma la Fortitudo ha vinto il derby grazie ai 45 punti del duo Banks-Hunt e ai 18 punti della panchina, in una partita dal punteggio basso con un finale da thriller, assegnata ai padroni di casa solo dopo l’annullamento di un tiro da 3 di Kaponen, con la palla che aveva lasciato le mani del giocatore attimi (non secondi) dopo il suono della sirena. Le parole di Pavani riportano il basket indietro di 30 anni, quando il blocco degli stipendi e gli scioperi in campo erano una pratica diffusa, dalla Serie A in giù. Ma devono essere viste come l’ultimo grido d'allarme di una società che tornata nel basket che conta, chiede alla Federazione e alla Lega di affrontare una situazione prevedibile, prevista e sottovalutata, che probabilmente avrà come unica conseguenza il blocco delle retrocessioni a fine anno. Provvedimento che potrebbe non bastare a evitare il fallimento e il ridimensionamento di molte società, oltre che una serie infinita di cause per il mancato pagamento degli stipendi di giocatori e allenatori. 

Trento-Brescia 91-67. Tiene strettissima la rotazione Molin, che vince contro Brescia dando una dimostrazione di forza, che avrà benefici per il futuro. Per Buscaglia l’occasione persa di farsi rimpiangere, con il solo Cherry autore di una prestazione dignitosa. 

Pesaro-Virtus Bologna 70-75. Due falli tecnici e conseguente espulsione per Repesa (che evidentemente vuole rientrare in panchina gradualmente) nella partita persa contro Bologna. Molto bene Filipovity e Cain, impalpabile Delfino, in crescita Tambone. Per gli uomini di Djordjevic invece una vera e propria prestazione corale, con la panchina capace di produrre 45 punti contro 30 dei titolari e il solo Alibegovic fuori dalle rotazioni. Una vittoria importante contro un avversario ostico che ha dato importanti segnali di ripresa.