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Il marcatore di Datome

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Il punto di Guerin Basket dopo la diciassettesima giornata di Serie A: la storia di Treviso-Olimpia, il ricordo di Pozzecco, il tiro di Belinelli, il ritorno di Koponen e Sutton, Cantù verso il fondo, la forma di Tonut, le critiche di Recalcati e la morte di Wingo.

Diciassettesima di campionato che va in archivio con Milano che va in fuga e allunga sulla Virtus Bologna, e Sassari (ma potenzialmente anche Brindisi che due partite in meno, avendo già saltato il turno con Roma), in scia a 8 punti di distacco. L’Olimpia vince al Palaverde, accelerando nell’ultimo quarto, dopo una partita molto equilibrata, nella quale ha fatto pesare la maggiore caratura della panchina, con Rodriguez e Datome che è poco definire come cambi di lusso. A pagare la maggior precisione al tiro degli ospiti e la partita perfetta di Zach LeDay (8 su 8 da 2 punti, 1 su 1 da 3, 5 su 5 ai liberi, 7 rimbalzi e 2 stoppate), contro cui non è bastata la partita (meno precisa del solito) di Logan e Mekovulu. Emozioni per Lorenzo Piccin, ritrovatosi a marcare Datome in un paio di azioni. La guardia di Treviso nel 1998, a 16 anni, si era aggiudicato il “Gigione day”, un 3 vs 3 organizzato da Datome alla Ghirada, e in premio era volato in Turchia a vedere una partita del Fener, ospite del giocatore italiano, che in cambio aveva chiesto 4 chili di biscotti, una copia dell’Espresso e una dell’Internazionale (a quanto pare introvabili in Turchia). Per Piccin (18 anni da poco compiuti) 1 punto su tiro libero al termine della partita e la certezza che i sogni si avverano.

Record di punti (103 ala fine) per Sassari che vince a Trieste una partita condotta dall’inizio alla fine, grazie alle prestazioni in attacco di Spissu e Bilan, e alla grinta in difesa di Gentile, capace nell’ultimo quarto di dare il giusto atteggiamento alla squadra. Troppa la differenza di livello con la squadra di Dalmasson che, nonostante la buona prova in attacco non è mai riuscita a contenere veramente gli avversari. Emozionante la conferenza stampa di coach Pozzecco che prima di parlare della partita ha ricordato il suo ex coach Lombardi, scomparso due giorni prima.

Risorge Brescia che vince fuori casa contro la Virtus Bologna, al termine di una partita intensissima, recuperando 6 punti di svantaggio nell’ultimo quarto e prevalendo di una sola lunghezza. Colpiscono le parole di coach Djordjevic, che nel dopopartita elogia i suoi uomini, recrimina qualcosa sulle ultime chiamate arbitrali e giustifica una maggiore stanchezza del gruppo, dovuta agli impegni europei, in confronto alla freschezza degli avversari. A fare la differenza forse è stata la poco brillante serata al tiro di Belinelli, terminale d’attacco preferito dai suoi compagni (ma anche da se stesso) che lo hanno cercato con continuità, sacrificando la buona serata di Markovic, autore di 10 punti con 5 tiri.

Reggio Emilia vince in casa contro Trento con gli innesti di Petteri Koponen e Dominique Sutton (ex che in quel di Trento rievoca bei ricordi e tanti rimpianti), rialzando la testa dopo il -29 contro Milano. Si allunga la crisi di Della Dolomiti Energia che prova una reazione nell’ultimo quarto, dopo essere stata sotto anche di 15 punti. Per Brienza (che comunque in settimana aveva condotto i suoi alla vittoria in Eurocup contro i russi del Kuban, riscattando il KO contro Treviso della domenica precedente), una prestazione impalpabile di Morgan e interlocutoria di Forray e Pascolo e una percentuale al tiro da 3 punti, cercato con insistenza, da campionato di promozione.

Senza storia la partita tra Pesaro e Cantù con i padroni di casa, guidati da Delfino, Cain e Drell, capaci di esprimere un gioco aggressivo, con una buona circolazione di palla e molto produttivo in termini di punti e percentuali, in attacco. Pancotto dopo la partita protegge i suoi e parla della difficoltà nel riuscire a trasmettere ai suoi la giusta mentalità, volta al sacrificio e alla voglia di lottare per un obiettivo, la salvezza, diventato l’unico di stagione dopo la prolungata pausa dovuta al covid affrontata dal gruppo. Purtroppo però le sue dichiarazioni non gli salvano il posto e il decano degli allenatori di A viene esonerato in serata. Solo Varese separa ora Cantù dal fondo della classifica, ma la squadra (ancora a riposo) di Coach Bulleri ha 4 partite da recuperare e potenzialmente quindi vale un posto da metà classifica. Sicuramente Cantù aveva bisogno di una scossa, di un segnale. La squadra non si è mai ripresa dopo la lunga pausa per il covid, prima della quale però, il gruppo sembrava aver trovato una sua strada. Come sempre la cosa più facile è stata cambiare allenatore. Due le strade che si possono prendere ora: la promozione di Gandini, oppure la chiamata di un coach esperto, che tolga ogni alibi ai giocatori. Bucchi sembra rispondere a questi requisiti, il coach ha iniziato la stagione a Roma, ma con la radiazione della Virtus è libero di accasarsi altrove in serie A, anche a stagione in corso. Una soluzione che, se accettata dal Coach, piacerebbe anche ai tifosi (per quel che questo anno possano pesare i tifosi nelle scelte societarie), ma che, se programazione c'è stata, vorrebbe dire iniziare da capo un progetto di crescita, in un anno in cui, con tutti gli alibi a disposizione, forse si poteva osare di più. 

Continua la crescita della Reyer Venezia, vittoriosa contro Cremona, che pare essersi scrollata di dosso le scorie del passato, dopo il recupero degli infortunati e dei giocatori positivi al covid. Continua anche lo stato di forma di Tonut, autore di 17 punti, secondo solo al sontuoso Watt, miglior realizzatore dell’incontro, con 27 punti e una prestazione quasi perfetta al tiro. Unica nota stonata per gli uomini di De Raffaele i 12 tiri liberi sbagliati dai suoi, che con altri avversari sarebbero potuti costare cari.

La settimana scorsa era stata segnata dalle parole di Recalcati che in una intervista aveva criticato il campionato in corso, reo di essere completamente avulso dalla realtà circostante e nato senza la minima programmazione (blocco delle retrocessioni, ad esempio). Il decano degli allenatori ha anche criticato la possibilità di far ripartire i campionati minori, assolutamente ingestibili dal punto di vista della sicurezza e rischiosissimi dal punto di vista della salute. Parole che si aggiungono a quelle di tanti che prima di lui hanno criticato il non operato di Lega e Federazione, ma che da Lega e Federazione non hanno avuto il minimo riscontro.

È di queste ore la notizia della scomparsa di Hartorne Wingo, giocatore americano marca NBA che in Italia ha giocato con Cantù, dove ha vinto due Coppe delle Coppe tra il ’76 e il 78 e poi con la Superga Mestre, formando assieme a Dulaine Harris e l’italiano Massimo Antonelli quello che veniva chiamato “il trio delle meraviglie”. Pivot anomalo, di poco sotto i 2 metri, Wingo aveva un incredibile senso della posizione a rimbalzo e un vasto repertorio di movimenti spalle a canestro che, assieme a un ottimo tiro frontale, ne facevano un formidabile realizzatore. Sempre attorno ai 20 punti di media, viene ricordato da tutti come persona estremamente generosa e leader dello spogliatoio, impersonando tutte quelle caratteristiche che si chiedevano a un giocatore straniero all’epoca, chiamato a fare la differenza in una squadra italiana. All'epoca, appunto.