Basket

Le riforme di Gandini

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Il punto sulla pallacanestro italiana dopo la quattordicesima giornata della Serie A: la cura Dalmonte, il campionato di Bilan, il record di Tonut, il suicidio di Brescia, la panchina di Pesaro e l'improvvisa voglia di cambiamento. 

La quattordicesima giornata va in archivio come la più equilibrata tra quelle fin qui giocate. Pagato lo scotto del Covid (a parte Varese che sembra avere tutto il roster in piena positività al virus), le squadre stanno riprendendo anche condizione atletica e si allenano al completo, e i risultati si vedono. Unica eccezione la partita tra la Fortitudo e Cantù, nella quale la squadra di Pancotto non è riuscita a essere continua e ha pagato un terzo quarto disastroso. Per la Fortitudo una nuova vittoria. La cura Dalmonte sta dando davvero buoni risultati. Non si parla solo di innesto di nuovi giocatori (Hunt e Baldasso), seppure di valore, ma di una vera e propria rivoluzione, che per il momento ha valorizzato la pattuglia degli italiani (giovani) che passa per l’asse play-pivot costituito da Gherardo Sabatini e Baldasso in cabina di regia e Totè e l’esperto Cusin a fare a sportellate in area, senza dimenticare il ventenne Palumbo nel ruolo di guardia. 

Sassari vince a Reggio Emilia riuscendo a rompere solo nel supplementare una partita in equilibrio perfetto, giocata cercando di dominare l’area, affidandosi alla classe e all’esperienza di Bilan (11 falli subiti, 11 rimbalzi e 22 punti per lui, lodato da Pozzecco come MVP del campionato nel dopo partita), e ai punti di Bendzius e Burnell. Solidissima la partita di Reggio Emilia, che si è spenta solo nel supplementare dove la squadra ha pagato una estrema aridità in attacco. 

Il derby tra Treviso e Venezia va agli ospiti, che reagiscono nell’ultimo quarto, proprio quando sembrava che i padroni di casa avessero preso il sopravvento. Menetti ruota tutti i suoi uomini e pareggia il contributo dalla panchina (24 punti) di De Raffaele che, da parte sua, può contare su una prova magistrale di Tonut, che con 27 punti realizzati segna il suo nuovo record in serie A. Un ottimo segnale per la Reyer, che sembra aver invertito una tendenza che stava facendosi preoccupante, e che stava facendo perdere tranquillità al suo coach. Una bella partita per Treviso che mastica amaro per il risultato, ma che fa anche ben sperare per il futuro. 

Si conferma seconda forza del campionato Brindisi, che nell’ultimo quarto riesce a fare sua la posta in gioco contro Trento, grazie soprattutto al trio Harrison, Gaspardo e Thompson. Per Brienza ancora troppa discontinuità da Martin, Pascolo e Forray, poco produttivi in attacco.

Cremona dimostra che non bisogna mai darsi per sconfitti e che si perde una partita solo dopo il fischio finale. Questa regola vale in particolar modo quando Brescia, dopo un avvio giocato benissimo, sull’asse play-pivot (dominante Ristic nel primo quarto), che nel prosieguo arriva a valere un +18 di massimo vantaggio, lentamente prima si spegne per poi suicidarsi nel finale. Per Buscaglia un’occasione persa, ma soprattutto un’indicazione decisa sulla mancanza di carattere della sua squadra, per Galbiati il miglior modo di portarsi verso la fine del girone di andata.  

Al termine della giornata Milano è matematicamente prima per le Final Eight di coppa Italia che giocherà in casa, qualificate anche Brindisi,  Sassari e Virtus Bologna, mentre la sconfitta con Venezia costa il viaggio a Milano di Treviso. Nella partita che ha visto opposti Messina e Repesa (ex con diversi trofei ma forse pochi buoni ricordi dell’Olimpia) si è è notata nettamente la differenza tra le due panchine, con i pesaresi, sempre ben messi in campo, ad ansimare nei minuti finali, proprio quando Milano schierava forze fresche capaci di 33 punti negli ultimi dieci minuti con un 4 su 4 da 3 punti per Datome. 

La settimana sportiva è stata anche caratterizzata dalle parole del presidente della Lega Gandini che, in una intervista al Corriere dello Sport, ha parlato di una proposta per una serie A con accesso tramite la concessione di licenze temporanee. Non solo garanzie economiche quindi, ma una serie di altri requisiti da rispettare, ma ancora non dichiarati, ad evitare che nel passaggio dalla A2 alla A ci siano casi in cui “il proprietario di una squadra abbia il figlio che fa il presidente  e il nipote che fa il responsabile media”, senza alcun riferimento, che sarebbe puramente casuale. Il presidente poi ha accennato alla necessità per le squadre di A, di avere un centro di allenamento, un settore giovanile, una struttura organizzata e “servizi e attenzioni dedicate agli atleti”.  La proposta che dovrà essere dibattuta al prossimo consiglio federale ha trovato subito consensi da Pesaro, con Ario Costa, Venezia, con Casarin che vedrebbe un importante messaggio per sponsor e investitori,  Baraldi per la Virtus Bologna, che vorrebbe subito introdurre la capitalizzazione dei cartellini dei giocatori e Brindisi con Giofrè che chiede soluzioni a lungo respiro e non dettate dalla crisi. Entusiasta il presidente Sardara che non solo si è detto favorevole, ma si è intestato anche la paternità della proposta, suggerita, a suo dire un anno e mezzo fa a Gandini, che da allora ci avrebbe riflettuto sopra (verrebbe da dire ben bene), prima di presentarla. Interlocutoria invece la risposta del presidente Fip Petrucci che si è detto sempre disponibile e a favore delle riforme, in particolar modo se rivoluzionarie e poi di essere lui stesso pronto a presentare riforme, ma che prima attenderà che vengano formalizzate quelle della Lega. 

Viene da chiedersi, in questo clima in cui sembra che tutti siano consapevoli della necessità di un cambiamento ma soprattutto sembra anche siano favorevoli a che questo avvenga, perchè non si è mai fatto nulla prima. Che il basket di serie A abbia bisogno, dopo 21 squadre fallite in 20 anni, e una nazionale di basket “inqualificabile”, di un cambiamento non è solo evidente, ma imprescindibile. Non sembra  possibile però riformare la serie A senza coinvolgere tutto il movimento, partendo alla serie A2 (un tempo - non tanto lontano - realmente il campionato antagonista alla serie A e ora assolutamente imparagonabile per livello, esposizione mediatica, visibilità e seguito con il piano di sopra) e poi scendere nelle categorie minori, fino alle minors e magari coinvolgere le scuole, come fa la Reyer Venezia ormai da anni. Un progetto che tenga presente intanto lo stato delle società sportive italiane, le loro esigenze e che sia finalizzato alla rivalutazione di tutto il movimento. 

Viceversa si andrà al consiglio federale votando gli uni contro gli altri e difficilmente le società che non hanno capacità o interesse a rispettare i vaghi parametri di cui ha parlato Gandini (al momento sarebbero sette) voteranno a favore della riforma, autoescludendosi dal campionato. Migliorare la sostanza non dovrebbe voler dire scremare ma crescere, scegliendo un modello che sia non peculiare di alcune società, ma adottabile, entro certi tempi da tutte quelle società sportive che vogliono giocare in serie A. Il tutto poi con la benedizione della Federazione, rappresentata da Petrucci, finora gattopardianamente arroccata sul “tutto cambi perchè nulla cambi”. E se ne stanno vedendo i risultati.