Basket

Il mare di Delfino

Il punto sulla pallacanestro italiana dopo la dodicesima giornata di Serie A: la caduta di Brindisi, gli argentini di Trieste, il quarto di Roll e Datome, l'ispirazione di Vitali, la salvezza di Bulleri e tanto altro...

Ci si avvia al Natale mandando in archivio la dodicesima giornata di campionato con Milano che si riprende la testa della classifica mentre all’ultimo posto (classifiche avulse e recuperi esclusi) si ritrovano in quattro. Una delle tante massime di Peterson, elargite durante le telecronache di basket NBA degli anni Ottanta e Novanta, recita che al netto di eventi fortuiti (presagiva il Covid?) una squadra consapevole dei propri mezzi non perde mai contro una squadra di livello inferiore. Il teorema spiegherebbe (bene) come mai Brindisi dopo aver fermato la corsa della locomotiva Olimpia abbia perso subito conto la meno quotata (ma più motivata) Pesaro, che con una prestazione super di Delfino (6 su 7 da 3 punti), Robinson e Cain, assieme a un totale dominio ai rimbalzi, è riuscita a mettere in ghiaccio la partita già dopo i primi minuti. Un passo falso per Brindisi che, a proprie spese, impara che arrivare in vetta è difficile ma rimanerci lo è ben di più.

Fa notizia la vittoria di Trieste, alla sua seconda partita dopo la sosta Covid di più di un mese e mezzo. La squadra di Dalmasson ha avuto la meglio su Trento al termine di una partita che l’ha sempre vista avanti, senza mai dominare. Una partita equilibrata, giocata a viso aperto da tutte e due le squadre, che Trieste ha fatto sua grazie alla prestazione del suo asse argentino Delia-Fernandez, coadiuvato dall’ottima prestazione di Alviti. Per Brienza la consolazione di aver ritrovato qualità e quantità da Dada Pascolo, un bene per giocatore, squadra e movimento. 

Milano regola Sassari, al termine di una partita equilibrata per i primi tre periodi e poi vinta all’ultimo quarto, quello che per il rugby è “il tempo degli uomini”, durante il quale si sono scatenati Roll e Datome (24 punti in due sui 30 totali), dimostrando che la panchina lunga non è un capriccio. Per Messina accanto a Datome un discreto contributo di Biligha e poi nulla dagli altri italiani, un lusso che in Eurolega non ci si può concedere. Per Pozzecco il rammarico di aver perso la partita quando sembrava di poterla portare a casa, rimanendo impietriti di fronte alla impressionante accelerazione dei padroni di casa. 

Cantù va molto vicina alla vittoria, tra le mura amiche, contro Brescia. Una partita giocata con attenzione dai padroni di casa, puniti dall’emorragia di assist degli ospiti guidati da un ispirato Vitali, che in questo fondamentale ha il proprio marchio di fabbrica e che in settimana aveva dichiarato di voler chiudere, a Brescia, la propria carriera. Dopo la pausa forzata per Covid, la squadra di coach Pancotto ha fatto molta fatica a riprendere ritmo e condizione. La sensazione è che Cantù sia in crescita, ma che fatichi a ritrovare gli equilibri e il timbro di gioco su cui la squadra era stata formata. Nell’anno del Covid, dove si fatica ad allenarsi al completo, un dazio che riguarda molte squadre in Italia e in Europa. 

La Fortitudo si conferma e vince di nuovo, questa volta contro Cremona, strappando il match agli avversari nell’ultimo quarto. La cura Dalmonte e l’innesto di Hunt, rivisto in campo dopo la fuga da Roma, sembrano funzionare. Bologna non ha concesso secondi tiri a Cremona, grazie a un pieno dominio ai rimbalzi, e ha attaccato con continuità grazie a un ringiovanito Aradori, in piena luna di miele con il nuovo coach. 

Torna alla vittoria Venezia, portando (parole del suo coach) finalmente energia positiva nell’ambiente. Un successo importante che permette ai lagunari di rimanere nella zona playoff, nel gruppone a dieci punti, con vista sul quarto posto. Conti e Bulleri parlano di crescita e di ottima partita, persa solo nei minuti finali. È stato inserito Beane e a Scola non viene più chiesto di cantare e portare la croce, ma di mettersi, per quanto possibile, al servizio dei compagni. Chi si aspettava risultati nel breve è rimasto deluso, e al di là delle dichiarazioni di convenienza, è stata persa una occasione contro una squadra, sicuramente non convalescente, ma neanche in forma, e con il morale poco più che a terra. Nonostante l'innesto di Beane, Varese, assemblata sotto la guida di Caja, non ha ancora una sua impronta e anche questa volta ha perso il bandolo della matassa proprio nell’ultimo quarto, quando bisognerebbe dare il colpo di reni. Bulleri ha l’appoggio della società e del suo patron Bulgheroni, ma l’ultimo posto in classifica deve essere lasciato rapidamente, se il coach non vuole aggiungere a quelle che ha, anche la pressione della zona retrocessione. 

Mai in discussione il risultato della partita tra Treviso e Bologna (sponda Virtus). A condannare i padroni di casa un tasso tecnico non paragonabile tra i due roster, la conseguente differenza nelle statistiche al tiro tra le due squadre, un Teodosic in serata di grazia e il dominio ai rimbalzi. Il tutto aspettando Belinelli, ancora fermo ai box.

Non sono previste pause per il Natale, a chiudere il 2020, si tornerà a giocare il 26 con l’anticipo di Reggio Emilia contro Cantù e poi la domenica, con tutte le altre partite. Si giocherà con la ritrovata paura per la retrocessione che ha rimesso in moto le porte girevoli di un mercato giocatori sempre aperto e bruciato qualche panchina. Non ci sarà ancora il pubblico, la cui assenza non ha risparmiato le solite multe comminate dalla FIP per offese ad arbitri e avversari, e costate 1500 euro a Treviso e 3000 a Brindisi, nella persona del proprio presidente. Solite abitudini e niente di nuovo quindi, sperando che le novità arrivino invece dalla tanto attesa e sbandierata riforma dei campionati, quella sì che sarebbe un bel regalo.