Basket

Scomparire in diretta pay-tv

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La partenza della stagione 2020-2021 della pallacanestro italiana, fra pochissimi grandi club aggrappati ai soldi dei loro proprietari e la quasi totalità degli altri che senza pubblico arriveranno velocemente alla canna del gas...

Al via il nuovo campionato, dopo la Supercoppa assegnata in settembre all’Olimpia Milano targata Messina, ma da quanto si è visto, soprattutto Datome, contro una Virtus Bologna Teodosic-dipendente, capace si di lottare, ma non ancora in grado di esprimere il talento di tutti i suoi giocatori. Un campionato che passerà alla storia per le partite - quasi - a porte chiuse, con squadre che si trovano a programmare una stagione intera senza vendere biglietti (Sassari ha annullato tutti gli abbonamenti venduti o prenotati fin qui), con i diritti TV che pagano poco e con le sponsorizzazioni sempre meno cospicue.

Un campionato incerto, con la speranza che non ci siano contagi tra i giocatori e che non si fermi di nuovo tutto come lo scorso anno. Incerto per Pesaro e Roma che hanno dichiarato la crisi ben prima di iniziare a giocare, le due squadre non sanno se arriveranno a finire la stagione. Pesaro ha calcolato un disavanzo di 600.000 Euro in assenza di pubblico: una bancarotta, nelle parole di Luciano Amadori, presidente del consorzio che tutela la Vuelle, che sperava nell’esordio contro Sassari di poter far accomodare a bordo campo almeno 200 persone, per lo più ospiti degli sponsor, che invece hanno dovuto seguire la partita in TV come gli altri tifosi, dal salotto di casa. Una situazione paradossale se si pensa ai
2.000 tagliandi strappati per l’esordio in casa di Bologna (virtus) contro Cantù.

Situazione diversa a Roma, dove la Virtus prima vince contro la Fortitudo, poi dichiara di essere (unica in serie A) ancora senza main sponsor, senza acquirenti (il patron Toti l’ha messa in vendita mesi fa) e soprattutto, abbandonata dall’amministrazione capitolina, che aveva promesso di sostenere parte delle spese di affitto del Palaeur (dove ogni partita casalinga costa più che giocare in trasferta, anche senza pubblico), e di interessarsi nel trovare uno sponsor per la Virtus.

Incertezza anche per le società che hanno preferito spendere poco, per avere un budget sostenibile, come hanno dichiarato tra le righe Trieste, che ha passeggiato su Cremona, e Treviso, che ha battuto in casa Trento.

Solo la Milano di patron Armani, LA Venezia del neo rieletto sindaco Brugnaro, e Bologna (che comunque gioca davanti a 2000 spettatori) targata Zanetti - Segafredo, sembrano attrezzate comunque per far bene, con un roster che nulla ha a che vedere con la crisi e con abizioni di vertice. E si intraVvede già il finale di stagione, con l'Olimpia accreditata ad
aspettare una delle altre due in casa a giocarsi la finale.

Ma nel campionato delle tantissime incognite, economiche, politiche, societarie, mediche e chissà quante altre ancora, nulla può essere scritto, e c'è solo da augurarsi che il campionato vada avanti, che le coppe portino soldi e non contagi, che i giocatori non si ammalino, per loro, principalmente, per le squadre per cui giocano, e, per ultimo, per il basket. Che mai come questo anno ha bisogno di andare avanti, rendendosi non solo credibile, ma anche bello da vedere. Uno svago, in un momento in cui ce n'è bisogno e in cui non dovrebbe stare sulla pay tv, per pochissimi intimi: 125.000 quelli dichiarati da Eurosport per la finale di Supercoppa, più o meno come una replica notturna di una telenovela su Rete4.