Basket

La scelta di Mannion

© Instagram

Uno dei più grandi talenti italiani è di fronte a una scelta decisiva per la sua carriera: rimanere un altro anno ad Arizona o tentare la sorte nel prossimo draft NBA, in cui il livello è mediamente basso? 

Quale futuro per Nico Mannion? Il draft NBA rimane fissato per il prossimo 25 giugno al Barclays Center di Brooklyn, ma in un momento storico come questo vendere certezze sulle date è assurdo. Anche perché per quella data la NBA dovrebbe essere ripresa e pienamente in corso, con la formula Las Vegas (tutte le 30 squadre raggruppate nella stessa città, per paradosso quella sempre respinta dalla lega) o con altre, con il draft quindi spostato più avanti in modo da dargli più visibilità mediatica.

Ma sono congetture, mentre le certezze sono i giocatori under 22 che si dichiarano eleggibili prima dell'età in una volta anche i migliori completavano gli studi (o presunti tali): fra questi dovrebbe esserci l’azzurro, che di sicuro sarebbe stato a Belgrado per il preolimpico dell'Italia di Sacchetti, un Mannion che ad Arizona ha disputato una discreta stagione da freshman (meglio l’inizio della prosecuzione) prima dello stop. Sul suo conto le previsioni cambiano tantissimo, a seconda degli osservatori e dei compilatori di mock draft: c’è chi lo vede a metà del primo giro, quindi intorno alla quindicesima chiamata, chi in fondo, chi addirittura al secondo: al momento non sembra comunque esserci una battaglia per arrivare ad un playmaker con grande istinto offensivo ma dal tiro che va e viene, che ha un bel primo passo ma dal punto di vista atletico è poco più del normale, che ha grande intensità ma come difensore è da costruire.

Insomma, in senso sportivo a Mannion farebbe bene un ulteriore anno ad Arizona, ma come opportunità il draft 2020 è davvero invitante, se numero 1 rischiano di essere James Wiseman, che a Memphis non ha mai giocato per aver preso soldi sottobanco, LaMelo Ball, fratello di Lonzo, dopo mezza stagione australiana, Anthony Edwards e altri freshman o giù di lì. La scelta di diventare il quarto italiano della NBA attuale insieme a Gallinari, Belinelli (se dirà no alla corte di Armani) e Melli è anche finanziaria: perché in base al numero di scelta il contratto dei primi tre anni può variare entro un range prefissato. Essere scelto alla 10 significa viaggiare da subito su 4 milioni di dollari all’anno, essere scelto alla 30 invece porta vicino ai 1.700.000. Non dovrebbero essere ragionamenti da giocatore in crescita, ma sono ragionamenti umani e da figlio di un professionista come l’indimenticato Pace. Chiaramente l’Italia, intesa come Nazionale di Sacchetti, tifa per un Mannion giocante a prescindere dal contesto.