Basket

Sacchetti 2021

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Lo slittamento dei Giochi Olimpici, i tifosi della stagione annullata e la fuga degli stranieri...

La logica dice che senza Giochi Olimpici nel 2020, o per lo meno con un rinvio dei Giochi di qualche mese, i vari tornei preolimpici non dovrebbero disputarsi dal 23 al 28 giugno ma molto più avanti. Se poi si girasse davvero pagina, annunciando per tempo Tokyo 2021, tutta la pallacanestro mondiale tirerebbe un sospiro di sollievo. Quanto all’Italia, posticipare al 2022 l’Europeo in cui, va ricordato, ospiterà a Milano un girone, non sembra questa grande tragedia. A dirla tutta alla Nazionale di Sacchetti, che sta cambiando pelle e ringiovanendosi con i vari Mannion, Moretti, Spagnolo e Banchero, per non dire della naturalizzazione di DiVincenzo che ha 23 anni, un anno in più di maturazione farebbe gioco. Non significa che nel 2021 asfalteremo la Serbia, ma di sicuro che avremo una Nazionale più forte di quella schierabile il prossimo giugno. 

Venendo ai club, nessuno nello sport italiano, quindi nemmeno nella pallacanestro, crede davvero che si possa tornare in campo nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 aprile, e comunque in questo momento in cui tutti sembrano virologi ogni previsione in materia di coronavirus sembra azzardata: c’è qualche timida ipotesi per inizio maggio, ma giusto ipotesi. Senza contare che all’interno della serie A e anche della A2 sta crescendo il numero di club che vorrebbero fosse decretata già adesso la fine della stagione, neutralizzando i verdetti. Qualcuno per paura della retrocessione, come ipotizzato da Petrucci, qualcun altro per avere appigli legali per non pagare almeno un terzo dell’ingaggio annuale ai giocatori.

La prima grana di Umberto Gandini da presidente di Lega di Serie A non è infatti la data della ripresa, che dipenderà dal governo e al limite anche dal CONI, né la modalità visto che è strettamente legata alla date: playoff ridotti, final four, playout allargati, in questo momento tutti possono dire la loro senza essere smentiti dai fatti. La verità più scomoda di tutte è che le società, che non stanno incassando più un solo euro e che in molti casi assistono alla fuga degli sponsor, sono preoccupate dal dover pagare giocatori che non giocano e non si allenano, e che in molti casi sono fuggiti dall’Italia. Anche se i margini per la rescissione unilaterale ci sono... E soldi a parte, quale credibilità può avere un finale di campionato con squadre dimezzate (in certi casi, tipo Roma, quasi azzerate), al di là della volontà della FIP di essere di manica larga con nuovi tesseramenti e visti?