Basket

Un lungo per Sacchetti

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La settimana azzurra con Russia ed Estonia, il finale di stagione di Pesaro e l'addio all'allenatore del Geas campione d'Europa...

Le vittorie dell’Italia di Sacchetti contro Russia ed Estonia sono state inutili come risultati, essendo gli azzurri già qualificati agli Europei del 2021 (a Milano uno dei gironi) e tutto sommato anche come costruzione della squadra che dal 23 al 28 giugno prossimi dovrà compiere il miracolo di qualificarsi ai Giochi Olimpici ai danni della Serbia padrona di casa. La curiosità per l’esordio nella Nazionale maggiore del diciassettenne Matteo Spagnolo e quello spirito positivo che Sacchetti sa sempre dare (“Giocare da giovani” la sua frase cult) hanno comunque reso interessante questa settimana azzurra, che non poteva trasformare Toté, Tessitori e Candussi in quel lungo di livello internazionale di cui c’è un disperato bisogno al di là di un Italia-Serbia che si spera di non disputare con i pur eroici Akele e Ricci come giocatori di riferimento. Lo spera soprattutto Sacchetti, che il passaporto italiano di Paolo Banchero, americanissimo ma con provvidenziali bisnonni italiani, lo sta aspettando non per il futuro (Banchero ha 17 anni e 3 mesi) ma proprio per Belgrado.

Pesaro sta prendendo bene, forse troppo bene, la ormai certa retrocessione in A2 con 12 partite ancora da giocare in un calendario condizionato da rinvii e partite a porte chiuse causa coronavirus. Una A2 dignitosa si può fare anche con budget da un milione e rotti, senz’altro alla portata di Pesaro, ma il punto non è questo bensì un clima di smantellamento che si è concretizzato nel liberarsi negli ultimi giorni di contratti come quelli di Chapman, finito in Russia, e Barford, lasciato andare alla Virtus Roma. Se Ario Costa, che non è un grande ex che fa l’opinionista ma il presidente, parla ufficialmente di retrocessione come ‘opportunità’ significa che chi ha già incontrato, e soprattutto chi ha perso, come la Fortitudo Bologna, contro una Carpegna motivata e al completo (quella attuale ha 4 stranieri...) avrà qualche motivo per arrabbiarsi. Perché la Lega potrà anche avere il commissioner, ma il nostro sistema e i motivi per guardare la pallacanestro italiana sono basati sul diritto sportivo.

La morte di Fabio Guidoni è quella di un grande uomo di pallacanestro, vissuta ad alto livello e nelle minors, da allenatore e dirigente. Il suo nome sarà legato per sempre a quello della prima squadra italiana femminile a conquistare la Coppa dei Campioni, il leggendario Geas di Sesto Giovanni di Azeglio Maumary, dove giocavano la grande Mabel Bocchi, Rosy Bozzolo, Wanda Sandon, Graziella Battistella (futura madre di Andrea Crosariol), Cristina Tonelli… Di quella squadra Guidoni era l'allenatore. Nella finale di Nizza, il 30 marzo 1978, con protagoniste la Bocchi e la Battistella, fu battuto lo Sparta Praga sfruttando l’assenza delle sovietiche del Daugawa Riga della gigantesca Semionova, che si erano ritirate dalle coppe per preparare meglio i Giochi di Mosca. Questo non toglie nulla all’impresa delle ragazze di Guidoni, molte delle quali avrebbero poi avuto successo anche fuori dalla pallacanestro, come del resto lo stesso Guidoni.