Basket

Gallinari ai Clippers, una scelta da zero titoli

Danilo Gallinari è diventato lo sportivo italiano più pagato del mondo, dopo avere scelto i Los Angeles Clippers. Dai 13,2 milioni di euro (abbiamo convertito le cifre ufficiali date in dollari) lordi dell'ultimo anno ai Denver Nuggets la stella della nostra Nazionale di pallacanestro è passata ad un contratto triennale a salire, che nel 2017/18 partirà da 18,1 milioni di euro ed in totale per il periodo 2017-2020 varrà 57,1 milioni. Scontato il confronto con i 19 milioni annui di Graziano Pellé, che al netto delle imposte cinesi sono 15 e quindi nella sostanza l'attaccante leccese rimane davanti a Gallinari. Ma al di là delle tante classifiche che confondono lordo e netto, come se fossero la stessa cosa (da notare che quelle riguardanti i calciatori sono sempre al netto, come per non turbare il popolo con cifre monstre), rimane il fatto che Gallinari di puro ingaggio nelle sue 9 stagioni NBA ha guadagnato 64,1 milioni di euro, senza contare sponsorizzazioni e altri introiti. E allora? Il punto è che Gallinari dopo la decisione di non esercitare la player option (che l'avrebbe fatto rimanere a Denver) era free agent e per la prima volta in carriera poteva scegliere un realtà con ambizioni da titolo. Non lo erano certo i Knicks del 2008, allenati da D'Antoni, il cui unico scopo era liberarsi dei contratti pesanti e giochicchiare in attesa di LeBron James nel 2010 (poi la 'Decision' decise altro), non lo sono mai stati i suoi Denver Nuggets perché rimanere a metà del guado è nella NBA la situazione peggiore. Non lo sono però nemmeno i Clippers, buonissima squadra dove Gallinari di fianco a DeAndre Jordan e all'appena 'prolungato' Blake Griffin ha un senso tecnico, ma che hanno perso Chris Paul (che era free agent), J.J. Redick e sono sulla carta inferiori agli Spurs e appunto ai Rockets, mentre ai Golden State Warriors che sono riusciti a mantenere tutto il proprio nucleo base non prendono nemmeno la targa. Insomma, l'obbiettivo realistico di questi Clippers sarebbe la semifinale di conference, anche se i Thunder in versione Westbrook-Paul George potrebbero spingerli ancora più in basso. Il futuro sembra comunque positivo, visto che ad organizzarlo è arrivato nientemeno che Jerry West, mente poco in vetrina anche degli ultimi Warriors. Tante le curiosità tattiche, a partire dall'utilizzo dell'azzurro da ala piccola, per quanto queste definizioni siano morte, in una frontline con Jordan e Griffin, o da 'quattro' con il solo Griffin, ma la vera domanda è la seguente: Gallinari avrebbe potuto scegliere di meglio? Fra le tante squadre che lo hanno cercato e contattato quella più vicina a una squadra da titolo sono i Boston Celtics, ma fin dall'inizio il sogno era Hayward ed è stato realizzato. Per i soldi che pensava, giustamente (la NBA non fa regali), di meritare Gallinari non aveva quindi altre opzioni realistiche. Troppo giovane per fare una scelta alla David West, che nell'ultima stagione a Golden State (ma anche l'anno prima a San Antonio) ha accettato di guadagnare un decimo di quanto prendeva a Indiana pur di giocarsi il titolo, ma già abbastanza avanti negli anni (fra poco ne compirà 29) e con troppi infortuni alle spalle per pensare di essere eterno: zero titoli con l'Olimpia Milano, ma erano i primi anni del dominio (da asteriscare) di Siena, ovviamente zero con Knicks e Nuggets (che non li avrebbero vinti nemmeno con LeBron al suo posto), zero con la Nazionale. In azzurro nemmeno un piazzamento nelle prime quattro nelle manifestazioni disputate, nonostante (e lo diciamo a dispetto dei risultati) il talento avuto a disposizione dai c.t. negli ultimi 10 anni sia sempre stato notevole e senz'altro superiore a quello della generazione dell'argento di Atene. Considerazione soltanto storica, perché con l'Italia Gallinari ha quasi sempre giocato bene, cosa che non si può dire ad esempio del Bargnani della situazione. La facile ma non infondata battuta è che Pellé (che non è nei primi dieci attaccanti italiani, mentre Gallinari è ai confini dell'All Star Game nella prima lega del mondo) almeno un campionato olandese l'ha vinto, ma la realtà è più articolata e la scelta di Gallinari è figlia sia della mera convenienza finanziaria sia della mancanza di vere alternative da titolo. Magari a 32 anni farà il quarto o il quinto giocatore in un superteam invece che il terzo in una squadra di livello medio-alto.