Basket

Trento e Milano: progetti contro

Si è chiusa 4-1 la semifinale tra Trento e Milano, con la vittoria di Trento, che ora attende di conoscere con chi dovrà incrociare le armi tra Venezia e Avellino, attualmente sul 3 a 2 con fattore campo a favore della Reyer. Buscaglia, in conferenza stampa, ha analizzato scientificamente la serie e in particolar modo l’ultima partita, vinta grazie a una difesa molto forte che ha permesso, sui palloni recuperati, di sviluppare il contropiede (arma preferita da Trento) e di avere buone percentuali in attacco. Unico passaggio a vuoto in gara tre, l’unica sconfitta maturata tra le mura amiche, in una serie vinta con tre successi su tre incontri giocati al Forum. Una soddisfazione enorme, per la squadra più in forma del girone di ritorno, che arriva a giocare la sua prima finale per lo scudetto. Buscaglia conta su 7 uomini, con una panchina poco profonda ma assolutamente affidabile, con Forray e Flaccadori che possono alternarsi anche in quintetto. Il coach sa di non avere molto margine (gara tre, persa, con Sutton a zero punti è emblematica), ma ha il merito di aver dato ai suoi identità, spirito di sacrificio e gioco. Fattori che hanno pagato, e molto, contro Milano, che ha una filosofia di squadra completamente opposta. L’Olimpia esce malissimo dalla serie, non perché Trento sia avversario di più basso livello, ma perché Repesa e i suoi non hanno mai dimostrato di essere in grado di mettere seriamente le mani sulla finale. Un vero e proprio fallimento, che porterà una (ennesima) rivoluzione in casa Olimpia. La sensazione è che al di là delle prestazioni individuali, Milano non abbia mai mostrato un carattere e una identità di gioco. Non solo: la lunghissima panchina è sembrata quasi un problema per Coach Repesa, che più volte è sembrato confondere titolari e riserve, vedendosi costretto, nelle ultime partite, a cercare un po’ di agonismo dagli italiani, con Pascolo, Abass e Fontecchio cui venivano chiesti difesa e punti in attacco. Il resto della squadra è sembrato non essere in grado di rendere secondo le aspettative, sia coralmente che individualmente. Raduljica è stato, dopo un inizio promettente, un oggetto estraneo al gruppo, Kalnietis è sembrato molto diverso dal condottiero della nazionale Lituana e di Dragic si sono perse le tracce. Il roster era stato costruito con nomi di primo livello, ma non è mai stata trovata una chimica di squadra che ha fatto quasi subito a meno di capitan Gentile, per poi trascinarsi per un’Euroleague diventata un calvario, in grado di lasciare più scorie, fisiche e mentali, che esperienza e maturazione, finendo per minare un gruppo con pochi equilibri. Subito sono partiti i processi, con i tifosi che hanno attaccato giocatori, tecnico, dirigenti e (come da abitudine) anche la proprietà (come se ce ne possa essere un’altra) rea di non sapere investire, dimenticando che: i consigli e le critiche andrebbero fatti prima e che la proprietà, che di soldi ne mette un sacco, ha ben diritto di spenderli come crede.Anche internamente all’Olimpia sono in corso i regolamenti di conti con Repesa che starebbe transando la propria uscita e una lista dei partenti che non comprende i soli Italiani, Gentile compreso. Trento in finale e l’eliminazione di Milano rappresentano anche la vittoria della politica dei piccoli passi sulle grandi spese. Estromessa a forza dall’Eurocup dalle scelte di Petrucci e dal suo desiderio olimpico (rimasto inappagato), Trento ha dovuto ridurre il proprio budget e ricalibrare la squadra su esigenze di bilancio più strette, in più facendo anche i conti con una serie di infortuni che hanno tagliato fuori Moraschini, Marble e Baldi Rossi. Dall’altra parte le possibilità di una squadra dal bilancio molto ricco che ha costruito un roster che, nelle intenzioni, doveva vincere il campionato e arrivare, almeno, alla seconda fase di Euroleague. Tra gli acquisti anche Dada Pascolo, lo scorso anno stella e idolo dei tifosi dell’Aquila, che probabilmente ora, al netto dello stipendio, qualche domanda se la starà facendo. E qualche domanda dovrebbero farsela anche in Federazione, dove ultimamente si tende a contare i seggiolini degli impianti di gioco e a dare poco valore ai progetti di chi invece tenta di riempirli.