Basket

L'Eurolega troppo lontana

La notizia è che Milano, dopo più di un anno, perde due partite di fila e, dopo più di un anno e mezzo, perde anche l’imbattibilità casalinga per mano di Trento, che sull’Olimpia ha scaricato i propri bombardieri in una serata di grazia in cui ha prodotto 13 canestri dalla lunga distanza. Crisi? Repesa parla di un immediato ritorno sul mercato per inserire un esterno a tamponare l’emorragia di giocatori che dal campo, nelle ultime settimane, sono finiti in infermeria, lasciando il coach senza cambi e a volte anche senza titolari. Oltre questo si deve aggiungere l’indolenza di Radulijca, spronato, coccolato, giustificato ma ormai indifendibile e soprattutto mai generoso nel restituire sul campo la fiducia ricevuta. Ancora: la partecipazione all’Eurolega è stata inizialmente un obiettivo, poi uno sprone, infine un fardello. La situazione è precipitata a novembre, alla settima giornata (fino ad allora l’Olimpia aveva un record di 4 vinte e 3 perse) quando la squadra ha infilato una striscia di 10 sconfitte consecutive iniziata a Belgrado e finita a Istanbul, contro il Galatasaray. Poi altri due lampi contro Olympiacos e Darussafaka, quindi una striscia perdente di 7 partite consecutive chiusa con una vittoria contro lo Zalgiris. Alla vigilia dell’ultima partita di Eurolega, l’Olimpia deve difendere la penultima posizione e il record, ben poco invidiabile, della peggior differenza canestri dell’intera Lega. Una vera Caporetto per coach Repesa e i suoi ragazzi, assolutamente impreparati a reggere l’urto di un campionato, dove gli obiettivi parlavano almeno di playoff. Un risultato che ridimensiona l’Olimpia e, conseguentemente, tutto il movimento Italiano, di cui Milano è la punta di diamante, con possibilità economiche, impianto di gioco e roster lontani anni luce dalle altre squadre della nostra serie A, più adatte alla FIBA Champions League che ai colossi che militano nell’Eurolega. Basti ricordare che Venezia, fino a due giornate fa seconda a 10 punti proprio dietro Milano e che a Milano deve andare la prossima settimana, è in Finale di FIBA Champions League, la terza competizione europea per importanza ma anche per livello di gioco, mentre non avrebbe modo (palazzetto a parte, ma questa è un’altra storia) di far meglio di Milano in Eurolega. Segnali che indicano un futuro poco radioso, con un campionato continentale al momento troppo alto e difficile per le squadre italiane e per giocare il quale Milano dovrà perdere i vizi tipici delle squadre della Serie A (tagli di panchine, continui cambiamenti di roster, squadre rifondate ogni anno, GM dagli amori facili per questo o quel giocatore) e assumere una struttura e un modus operandi di caratura internazionale. D’altra parte assistiamo per la prima volta alla formazione di un campionato europeo che nel nome richiama uno scontro tra campioni, ma di fatto si abbassa al livello delle partecipanti, alle quali non vengono richiesti investimenti specifici e neanche una panchina troppo lunga. Una vera cuccagna per le squadre del bel Paese, salvo poi dover riempire i vetusti palazzi dello sport vendendo i biglietti a prezzi stracciati o regalandone la metà. Buone notizie da Gerusalemme, dove è in arrivo Alessandro Gentile che, terminato il suo ritiro ascetico con allenamenti in solitaria, ha firmato per l’Hapoel di Simone Pianigiani. Una buona notizia per Gentile, ma anche per coach Messina, che poco avrebbe gradito portare agli Europei di questa estate un giocatore fuori squadra da mesi. A Gerusalemme l’ala ex Olimpia ritroverà Curtis Jerrells, play di passaporto americano, vero re mida della palla a spicchi, che con Gentile a Milano aveva in passato vinto anche uno scudetto. Le premesse ci sono, la voglia di riscatto, probabilmente, anche, adesso tocca al ragazzo. Serie A, si cambia. Prende forma la nuova Serie A, alla quale la lega e la FIP stanno lavorando da tempo. L’obiettivo sembra essere il tentativo di recupero delle piazze storiche del basket italiano, attualmente in A2 e le prime indiscrezioni parlano di una serie A a 24 squadre con due gironi da 12 e una formula di andata e ritorno con seguente fase a orologio incrociata prima dei playoff. È presto per dare giudizi, ma pensare che in Italia ci siano 24 squadre professionistiche è a dir poco ottimistico. Dopo anni in cui si è impedito il ricambio dalla A2 alla A, se non con una sola promozione per 32 squadre, ci si è accorti che la A ha perso le grandi metropoli e le piazze storiche, a vantaggio di piccole realtà di provincia, in grado di programmare sul lungo periodo, con investimenti mirati e crescita graduale. Si cerca un ritorno al passato, senza considerare che a fare grande la Serie A degli anni Novanta non erano le piazze storiche, ma i giocatori che queste erano in grado di mettere a libro paga, con contratti che arrivavano anche a 5 anni. Capacità oggi persa. Senza dimenticare, poi, che gli impianti che ospitavano queste partite oggi hanno quasi 30 anni di più. E sono sempre quelli. Varese vince il derby con Cantù e festeggia la vicina salvezza, la sesta vittoria di fila, e una classifica che si fa meno amara. Caja ha portato a termine la sua missione, costruendo una striscia vincente che a Varese non si vedeva dal 2013 e ora può cercare le energie necessarie allo sprint playoff. Meno decisa Cantù che, fuori dalle cattive acque, deve ritrovare la cattiveria necessaria per affrontare la parte finale di campionato. La partita della vita va a Cremona, che batte Pesaro a domicilio e lascia l’ultimo posto in solitaria agganciando proprio i marchigiani. Tempi duri per la squadra di Leka, in ritiro “punitivo” fino alla trasferta di Brindisi. Proprio Brindisi perde a Sassari contro la Dinamo. Festeggiato dai tifosi sardi il ritorno di Sacchetti sull’isola, l’unico, ad oggi, ad aver portato titoli importanti nella bacheca di Sassari. Reggio Emilia vince a Capo d’Orlando, al termine di una gara equilibrata, poco spettacolare, ma intensa. Nuova sconfitta per Caserta, che perde a Brescia di soli due punti, dopo essere stata avanti di 3 all’ultimo giro di lancette. Dell’Agnello ha la fiducia della società e 4 punti di vantaggio su Pesaro e Cremona, basteranno per arrivare a fine campionato? Pistoia dopo Milano batte anche Torino e aggancia l’ottava posizione, la prima utile per partecipare ai playoff. La squadra di Esposito si dimostra in forma e pronta per il rush finale verso la seconda fase del campionato. Venezia continua a rosicchiare punti a Milano. La classifica ora dice meno 6 e la vittoria su Avellino, in casa, è di quelle pesanti. Nei pensieri di De Raffaele, oltre la rincorsa su Milano, le Final Four di Champions League che si giocheranno dal 28 al 30 aprile a Tenerife.