Basket

La casa di Sosa

Panni sporchi. A Caserta le cose non vanno benissimo: dopo una prima parte di campionato molto buona la squadra si è disunita e ha perso compattezza e unità d’intenti. Le conseguenze si sono viste in campo e la Juve con un più 6 su Cremona (contro cui è arrivata l’ultima vittoria), ma con un record di 5 perse consecutive, ora deve pensare a salvarsi. La società ha confermato la fiducia al condottiero Dell’Agnello, che ora ha il compito di ricompattare il gruppo, esattamente come aveva fatto nel girone di andata, cercando di mettere la squadra al riparo da problemi esterni e societari. Ultima tegola l’affare Sosa. Si comincia il 15 marzo, con un comunicato della società: il giocatore ha chiesto di lasciare la Juve per motivi personali, la società non si è opposta. Circola subito la voce che Sosa in realtà sia in cerca di un altro contratto, in Libano allo Sporting Al Riyadi di Beirut (dove poi firmerà). Poteva finire qui e invece, non appena lasciata Caserta, il giocatore dominicano posta un commento pesantissimo contro la dirigenza della Juve accusata, riassumendo, prima di avergli dato una brutta sistemazione (casa spesso senza corrente e a volte anche senza acqua), ma soprattutto di non averlo più pagato e quindi di averlo messo nelle condizioni di andare via. Immediata la replica della società che non solo ha ribadito di aver sempre pagato il giocatore, ma ha anche pubblicato su web il contratto e la dichiarazione di Sosa che afferma di non avere pendenze. Finita qui? Neanche per sogno: a sostegno di Sosa sono arrivati i post di Scott, Hunt e Siva, ex giocatori della squadra che da una parte rimproverano Sosa di averlo inutilmente messo in guardia riguardo a questa situazione e poi affermano di esserci passati anche loro. Ma ancora non basta: dopo le nuove e attese smentite della società è arrivato anche il post di Akindele, ex pivot della Juve (parliamo del 2013), che afferma di aver ricevuto lo stesso trattamento e avere un credito di 75.000 euro che la Juve ha tentato di estinguere con una offerta di 5.000 Euro. Anche qui, obbligatoria, nuova smentita della società. Chiude la FIP che ha avviato un’inchiesta. La verità, forse, verrà accertata. Qualcuno, forse, pagherà. Ma tutti, è certo, ci hanno rimesso, il movimento per primo. Gli scandali interessano più dei risultati sportivi e trovano più spazio sulla stampa e sui media, anche non specializzati. La percezione che si ha del nostro campionato è quindi influenzata da questi avvenimenti, che non dovrebbero essere propri del professionismo. Costruire un’immagine, quando a livello internazionale non si vince, è difficile. E farlo da dilettanti è quasi impossibile. Eleggibilità: si cambia, ma dopo. Tra Lega e FIP pare, al momento, essere scoppiata la pace: vista l’imminente presentazione di un progetto di rilancio di tutto il movimento, la Lega ha chiesto alla FIP di prorogare l’attuale formula di composizione delle squadre (3 extracomunitari, 4 Bosman, 5 italiani oppure la formula 5 italiani e 5 extracomunitari) e la FIP, per bocca del suo presidente, si è detta prontissima ad accogliere la richiesta, mettendo però in guardia tutte le società di A: non fate contratti che vadano oltre l’anno, perché le regole stanno per cambiare. Di fatto si rinvia un’altra volta la riforma del campionato, posticipandola, forse, al campionato 2018-2019, in nome della necessità di una programmazione che finora è stata a dir poco infruttuosa. Nel mentre si chiede alle squadre di rendere ancora meno forti i legami con i propri giocatori, legandoli con contratti che non vadano oltre i 12 mesi, perché non si sa se poi potranno restare. Si spera che, almeno questa volta, Lega, FIP e Giba sappiano presentare un progetto comune che sacrifichi il cerchiobottismo e gli interessi delle parti per il bene di un movimento che non calca più i salotti buoni del basket che conta da anni e che al momento non ha futuro, e un presente assolutamente incerto. Campionato che punta velocemente verso i playoff, con Milano in fuga a più 10 dopo la vittoria con la Vanoli e che di fatto aspetta la conclusione della stagione regolare. Quasi compromesso il campionato di Cremona (non che ci si aspettasse la vittoria contro i primi della classe), più per mancanza di segnali di vita che per la classifica in sé, che vede Pesaro a soli due punti e nuovamente sconfitta in casa da Reggio Emilia, che spera, con questa vittoria, di aver invertito finalmente la rotta. Avellino si conferma in ottima forma e sconfigge Sassari in casa, difendendo il terzo posto da una lanciatissima Capo d’Orlando, vittoriosa contro la Caserta afflitta da molti problemi. Trento vince con Pistoia, si rilancia verso la testa della classifica e condanna gli avversari all’anonimato, mentre Venezia asfalta letteralmente Torino, candidandosi a essere l’anti Milano. Nota di merito per Cantù e Varese. Le due squadre, dopo il cambio di allenatore, sembrano aver trovato il bandolo della matassa grazie a Recalcati e Caja, allenatori vecchio stampo che hanno saputo ricompattare il gruppo e portarlo fuori dalle brutte acque della zona retrocessione.