Basket

Lo spogliatoio di Caja

Spifferi. Caja, dopo la partita persa malamente con Cremona, negli spogliatoi affronta la situazione di Varese con i suoi giocatori, a modo suo, che poi è il modo che forse tutti si aspettano dopo le ultime prestazioni della squadra. Quel che una volta era considerato un luogo sacro, dove nessuno poteva riferire all’esterno, pare essere invece una sala di incisione e la ramanzina non viene riportata ma addirittura registrata da qualcuno che, probabilmente, si trova fuori la porta o la finestra dello spogliatoio. La registrazione arriva al giornalista di turno che naturalmente la pubblica. Si entra nel dettaglio di quel che si dice e di come viene detto, tralasciando il perché e coach Caja diventa in un attimo un eroe o un pazzo minaccioso che non sa gestire il suo gruppo. Premesso che Caja ha a che fare con atleti adulti, pagati per dare il massimo in campo, quel che dice al gruppo e come lo motiva dovrebbe essere solo affare suo, dello staff e dei giocatori che di fronte. Inoltre chi pensa che Caja sia un duro forse non ha mai visto allenare gente del calibro di Giancarlo Primo o non ricorda il menar di mani di Cesare Rubini e Sandro Gamba in quel di Limoges quando Kicanovic, dopo aver avuto una marcatura “ruvida” di Gilardi, sferrò un calcio a Villalta e poi se la diede a gambe inseguito dal coach italiano, mentre il “Principe” faceva da paciere a modo suo, menando schiaffi a destra e manca. Altri tempi: gente che allenava uomini e che pretendeva che si comportassero come tali, sbraitando, ma senza paura di prenderle quando si trattava di difendere il gruppo. Inutile dire che i tempi sono cambiati e che è difficile spremere sangue e sudore da gruppi di giocatori che non hanno alcun denominatore comune se non la conoscenza (e neanche sempre) delle regole del gioco. A Varese sperano che il messaggio sia stato colto e che il gruppo (ammesso che ce ne sia uno) si compatti e poi reagisca, per salvarsi da una retrocessione che pare, al momento, essere solo un problema di proprietà, dirigenza e staff. Spingitori di giocatori. A Sassari va in scena la Champions League di basket: Dinamo-AEK di Atene. Mancano pochi minuti alla fine e la Dinamo è in vantaggio, quando Roko Ukic, play in forza ai greci, per recuperare un pallone finisce addosso ad alcuni spettatori del parterre, e, mentre si rialza per andarsene, viene preso a male parole, per poi ricevere uno spintone alle spalle da uno spettatore che le cronache raccontano essere un dirigente della banca che sponsorizza la Dinamo. Si accende un parapiglia che coinvolge alcuni spettatori e alcuni giocatori di entrambe le squadre: chi in cerca di vendetta e chi invece a far da paciere, con Ukic (che tenero proprio non è) a cercare di entrare in contatto con ci lo aveva spintonato. Il tutto è durato pochi secondi, che sono bastati a guastare la serata e forse la reputazione della tifoseria di Sassari che nulla c’entra con il tipo in questione e che la polizia ha provveduto a identificare e a allontanare. Dopo la gara i toni si sono smorzati, Sardara si è scusato e si è parlato di caso isolato, animi agitati, eccetera. Quasi fosse normale per chi assiste alla partita da bordo campo, avere la possibilità di interferire con il gioco (Lapo Elkann l’antesignano) o direttamente con i giocatori. Come se a teatro qualcuno dalle poltronissime si permettesse di prendere a calci la prima ballerina o tirarle della carta o magari qualche moneta. O come se durante un incontro di rugby qualcuno provasse a picchiare un giocatore in campo, ma questo è difficile che possa succedere. Chissà come mai. Stracci bagnati in casa Reggio Emilia. La situazione in casa Reggio Emilia non è delle migliori. La sfortuna ha letteralmente decimato la truppa di Menetti e dato molto da lavorare a Caminati e Guiducci, rispettivamente preparatore e medico sociale della squadra. Della Valle, Stefano Gentile e adesso anche Aradori sono fuori gioco, i primi due con problemi più gravi e la panchina (o la coperta, per dirla alla Cervi) si è fatta tremendamente corta. Della situazione ha parlato il vice presidente Paterlini che si è sentito “Cassandra” quando, in tempo non sospetti, ha chiesto che venissero presi dei rinforzi. Ora che la squadra è in emergenza è stato rimesso sotto contratto niente meno che Rimantas Kaukenas, mentre Lavrinovic ha seccamente smentito di essere interessato a tornare alla Reggiana. Si invocano gli eroi del passato per le emergenze del presente, facendo contento il pubblico, ma dimostrando di avere ben poche frecce al proprio arco, in un momento in cui bisogna in tutti i modi difendersi dall’arrembante Venezia e approfittare della vittoria su Milano. Frosini non commenta, ma in atto sembra esserci un regolamento di conti che coinvolgerà tutti i dirigenti e che rischia di minare l’ambiente degli emiliani. Brindisi perde in casa con Venezia per due punti e si prende multa e squalifica del campo. Il suo presidente non ci sta e si dissocia da chi, dagli spalti, ha lanciato una bottiglia piena d’acqua sul parquet durante la partita. Finalmente qualcuno che prende le distanze dai facinorosi, interrompendo (speriamo) la moda dei presidenti che invocano la bolgia nelle partite casalinghe per poi minimizzare invasioni di campo, lancio di oggetti, sputi, insulti e minacce dei propri supporter. L’Orlandina cerca un sostituto per Fitipaldo, nel frattempo lascia i due punti a Pesaro, che rifiata in chiave salvezza, ma accede comunque alle Final Eight come quinta, a ridosso dei piani alti. Le voci danno in arrivo Ivanovic, guardia montenegrina, che proprio in Montenegro ha vinto tutto quel che poteva nei suoi primi 23 anni di vita. Sassari stacca il biglietto per le Final Eight vincendo la sfida diretta con Caserta che, da potenziale sesta, ora si trova al decimo posto, vanificando, in parte, quanto fatto nella prima parte del campionato. Pasquini non sembra più in dubbio, mentre fosche nuvole si addensano sulla panchina di Dell’Agnello che, oltre a dover gestire la non facile situazione societaria della Juve, ora deve anche fare i conti con una panchina improvvisamente corta per colpa degli infortuni. Si parla di tre tagli con Iovazzi che mastica amarissimo. Varese perde in casa con Torino. Caja parla di 30 minuti buoni e dieci (gli ultimi) pessimi, durante i quali i suoi uomini hanno perso i 6 punti di vantaggio che erano riusciti a mettere in cascina e a prenderne altri 7. Sicuramente qualcosa di buono si è visto, ma in questo momento alla squadra serve altro, con Cremona che pare abbia ripreso a carburare e Pesaro che ha raccolto due punti d’oro. Il derby tra Milano e Cantù va all’Olimpia che espugna il palazzo dello sport di Desio e si porta a più quattro sulle inseguitrici. Intanto però in Eurolega è arrivata la settima sconfitta di seguito, stavolta per mano del Fenerbahce di Datome, e il titolo di peggior difesa del torneo, in compagnia del Galatasaray. Repesa sa che deve vincere obbligatoriamente la coppa Italia e poi cercare di salvare il salvabile in Eurolega prima di rivincere lo scudetto. Nel frattempo deve compattare la truppa e far crescere gli italiani che, presumibilmente, il prossimo anno costituiranno la spina dorsale della squadra. Sull’altra panchina Bolshakov parla di errori dei propri uomini e di poco amalgama difensivo. Cose già viste, ma che contro Milano pesano troppo. Brescia strapazza Pistoia e la aggancia in classifica a quota 14. Male la Flexx che con una vittoria avrebbe fatto le Final Eight e che stenta molto a trovare continuità. Positiva fin qui la stagione della Leonessa che da neo promossa si posiziona a ridosso delle prime. Ennesima sconfitta per Buscaglia, con Trainotti che si sta ormai muovendo su mercato, ad opera di Avellino, ormai seconda forza del campionato, assieme alla Reyer.