Basket

L'era dell'Eurolega

Ennesimo successo della gestione Petrucci, che in settimana si è detto incredulo per l’abolizione del Fondo di Mutualità generale per gli sport professionistici. Il fondo era stato creato nel 2008 (all’epoca commissario della FIP era Dino Meneghin) grazie alla “legge Melandri”, che prevedeva che il 4% degli incassi derivati dalla vendita di diritti televisivi del calcio fossero destinati a progetti sui vivai e gli impianti di gioco destinati alla pratica sportiva per due progetti che non riguardassero il calcio. Negli ultimi tre anni, il Fondo aveva reso al basket complessivamente 2.700.000 € che Petrucci ha detto essere stati utilizzati “per ammodernare gli impianti” e che nello specifico sono stati utilizzati, ad esempio, dalla Pallacanestro Reggiana nella gestione della palestra Chierici a via Cassala. Una sconfitta per Petrucci e una vittoria per Tavecchio, che si riappropria della gestione dell’intero fondo (120.000.000 di Euro) da destinare alle società calcio giovanili o dilettanti ed estromette in un colpo solo FIP e Lega, che ora piangono miseria e che, a ben guardare, si sarebbero anche accontentati delle briciole di quel che rimane il dorato mondo del pallone. Quando si dice il gioco di squadra. Altra giornata di Euroleague che vede finalmente la vittoria di Milano sull’Anadulu Efes (con una grande prestazione di Gentile) e il derby italiano tra Bargnani (Saski Baskonia) e Datome (Fenerbahce), vinto dagli spagnoli e con una buona prova del Mago. Nei giorni precedenti, dopo la partita tra Torino e Milano, Patrick Baumann, segretario della FIBA, aveva parlato dei mali della Eurolega, fortemente competitiva e orientata a formare un campionato di vertice, non antagonista ma addirittura scollegato, dai campionati nazionali (e su questo difficile dargli torto), che risulterebbero così impoveriti, mentre aveva affermato che la Champions League è a disposizione delle federazioni sportive (dopo averle minacciate di scomunica). A rispondere a Baumann uno studio pubblicato da un quotidiano economico che evidenzia il successo dell’Eurolega che, oltre ad avere fatturati in crescita esponenziale, grazie al boom dei diritti (e dei conseguenti ascolti) tv, vanta numerose sponsorizzazioni, in grado di differenziare le entrate e quindi i guadagni. Un successo di immagine e un modello di business vincente che poco spazio lascia ai concorrenti o presunti tali, ed ecco spiegato il veleno di Baumann al riguardo. La strigliata di Repesa pare aver svegliato Milano che dopo la vittoria in Eurolega si assicura anche il posticipo contro Sassari. Il primo posto rimane all’Olimpia che al momento guida con sette vittorie su sette partite. Repesa ha dimostrato di apprezzare i progressi dei suoi ma, probabilmente per mettersi al riparo da nuove uscite di Proli, ha anche detto che di strada da fare ce n’è tanta. Sassari ha provato a mettere la gara sulla velocità e sulla corsa, ma il potenziale offensivo e difensivo delle due squadre è paurosamente differente e mandare fuori giri Milano, al momento non è cosa da squadre italiane. Lo sa bene anche il pubblico che in campionato non riempie i 12.000 posti del Forum (d’altra parte, dovendo scegliere, meglio l’Eurolega pure se si perde che il campionato anche se si vince) ma che non riesce a vedere in campo il suo beniamino Bruno Cerella: nel roster di Milano, ma di fatto ormai fuori squadra e non se ne capisce il motivo. A 40 chilometri di distanza, in quel di Cantù, le strigliate non danno invece gli effetti sperati e Caserta affonda l’Ottobre Rosso sul campo di Desio, per un solo punto, portandosi al quarto posto, in compagnia di Avellino. Kurtinaitis si trova a commentare l’ennesima sconfitta, non una Caporetto come le precedenti tre, ma un sorpasso all’ultima curva, quindi ancora più doloroso. La croce questa settimana la prende Pilepic che nonostante i 23 punti e il 26 di valutazione viene definito poco determinante. A ben guardare dei 200 minuti giocati complessivamente da Cantù, solo 36 sono stati distribuiti in panchina, che ha risposto con 5 punti alla causa. Molto difficile, con un minutaggio del genere, che lo starting five arrivi lucido agli ultimi giri di lancette del quarto periodo. Venezia mette in campo tutta la sua artiglieria e alla fine vince su Pistoia, in crisi di organico ma non di gioco. Esposito annuncia il ritorno sul mercato già questa settimana: 4 punti sono pochi e non rispecchiano le attese della società. De Raffaele respira, ma la sua Venezia fatica ancora a uscire dal porto e si preannuncia mare grosso. Il match clou della giornata si è giocato in quel di Avellino, dove Reggio Emilia ha consolidato la seconda posizione al termine di una gara che l’ha sempre vista in vantaggio. Si parla di un ritorno sul mercato di Alberani e di un possibile taglio di uno tra Fesenko, Randolph, Thomas, Obasohan. Abitudine moderna: le cose non vanno e si cambia un giocatore con un altro e così di seguito fino a quando non si trova la quadratura. Poi a fine campionato, a prescindere da come sono andate le cose, si sfascia tutto e si ricomincia. Il mercato sempre aperto lo permette. Il regolamento dei tesseramenti pure. Non si fanno crescere i giocatori, si prendono per quello che sanno dare (e spesso, danno poco), fino a che non vengono tagliati. Per Reggio parla Cervi, il vero “straniero” della GrissinBon, che si è detto amareggiato non per i fischi, ma per gli insulti ricevuti sul suo ex campo. Altra abitudine italiana, quella di insultare i giocatori in campo, tanto poi si paga una multa e tutto torna a posto. Brutta sconfitta in casa per Brindisi: Sacchetti raccoglie molto poco da parte del suo quintetto e poco anche dalla panchina. Diana respira, si porta a quattro punti e il suo ds Santoro parla di partita della svolta. Forse è un po’ presto, ma di sicuro è un bel segnale, anche se la strada per la salvezza è molto lunga. Altro coach che esce dall’apnea è Moretti (a onor del vero sempre pubblicamente difeso da Coldebella), che vince sul difficile parquet di Pesaro, grazie a una buona prestazione al tiro e a una discreta pressione difensiva. La classifica ora è un po’ meno pesante, ma serve una continuità di risultati che Varese non dimostra da anni. Capo d’Orlando continua a raccogliere quanto seminato anche negli anni scorsi e al PalaFantozzi marca la quarta vittoria, al termine di una partita difficile ma sempre sotto controllo. Cremona ora è ultima a due punti, Holloway ha giocato la miglior gara della stagione e la sensazione è che il valore della squadra sia più alto di quanto raccolto finora. Pancotto, veterano della serie A, non parla di crisi e delle assenze, accorda fiducia al gruppo, e aggiunge che ci saranno un paio di innesti, da inserire il prima possibile. All’orizzonte ci sono Milano e Sassari e bisogna comunque smuovere la classifica. Trento perde in casa con Torino, che scala la classifica. Malissimo le percentuali al tiro dei padroni di casa, appena superiori quelle della squadra di Vitucci che, sempre di poco, vince la sfida anche a rimbalzo, assicurandosi i 4 punti di vantaggio che danno la vittoria al termine di una partita decisamente brutta.