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Stati Uniti e differenza di una volta

La Serbia ha cercato di rendere meno scontato uno degli ori olimpici più scontati, ma il messaggio di Rio 2016 è che nella pallacanestro le differenze fra l'America e il resto del mondo sono simili a quelle dell'epoca pre Dream Team, nonostante molti giocatori 'international' giochino stabilmente nella NBA, anche se in pochi lo fanno da protagonisti e quasi nessuno è migliorato rispetto al livello di entrata. La squadra di Djordjevic ha tenuto botta nel primo quarto della finale grazie alla solita eccellente difesa, poi gli USA hanno scavato lentamente il fossato grazie allo strapotere a rimbalzo di Jordan e Cousins, ben alternati da Coach K, a minuti di fuoco di Durant e a una difesa alla Thibodeau, piena di aiuti e con pochi battesimi. Messa la Serbia a distanza di sicurezza, la partita non ha avuto più storia: Teodosic ha fatto e disfatto, tutti i tiri sono sembrati forzati, Djordjevic le ha provate più o meno tutte, ma dopo due quarti di garbage time l'oro è andato alla squadra con i giocatori troppo più forti, che quando giocano sul serio, anche male (in attacco lo hanno fatto per tutti i Giochi, al di là del talento individuale), sono imbattibili per qualsiasi altra nazionale pur presentando la squadra B. La finale per il bronzo non ha deluso le aspettative: l'Australia non è tornata quella della prima fase, ma non è stata nemmeno quella del primo tempo della semifinale con la Serbia, mentre la Spagna trascinata dall'orgoglio e dalla classe di Gasol ha tirato fuori quel poco di energia che ancora aveva e di pura esperienza (unita ad alcuni fischi strampalati nel finale, su tutti il presunto fallo di Mills su Rodriguez) ha salutato il suo leader ma anche Navarro, Calderon e Reyes con una medaglia olimpica che vale tantissimo anche per loro che ne hanno già vinte. Sergio Scariolo ha ben guidato una squadra dove hanno dovuto convivere tre generazioni ed è incredibile che nessuno abbia mai pensato a lui per gestire l'Italia, visto che il confronto non è da fare con John Wooden o con il Phil Jackson dei Bulls, ma con il Recalcati di fine ciclo, con tutto Pianigiani e con Messina ormai soltanto venerato maestro. Il torneo olimpico si chiude quindi come facilmente previsto da tutti, con la medaglia d'argento decisa dagli incroci del tabellone, tre grandi squadre a fine ciclo (anche Francia e Argentina, oltre alla Spagna) e alcune partite emozionanti: purtroppo non quelle della fase ad eliminazione diretta, fatta eccezione per Serbia-Croazia e la finale per il bronzo. Gli USA così forti sono un problema? Nessuno parla di escludere dalla competizione Bolt o la Ledecky, il fatto che ai Giochi si presentino i più forti è una conquista. Il problema è che nonostante le brutte partite degli americani nel girone contro Australia, Serbia e Francia, in quelle vere soltanto la Spagna ha una varietà di soluzioni tale da rimanere in scia: senza fare del fantabasket, con Marc Gasol e guardie più in forma (sottotono sia Llull che Rodriguez, ai box Calderon, fumoso Rubio), mentre Ibaka è per regolamento alternativo a Mirotic, ci sarebbe stata una semifinale epica. Non occorre Nostradamus per prevedere che a Tokyo gli USA di Popovich vinceranno ancora l'oro, anche perché l'allenatore degli Spurs ha una buona conoscenza della pallacanestro extra USA, mentre la Spagna senza Pau non sarà più la stessa cosa. Twitter @StefanoOlivari