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Rio 2016, la finale di Djordjevic

Rio 2016, la finale di Djordjevic

Redazione

20 agosto 2016

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Difficile che come è accaduto nella partita del girone la Serbia abbia in mano il tiro per mandare la finale olimpica al supplementare, domani sera contro gli USA, ma facile che la squadra di Djordjevic faccia una bella figura avendo sia i lunghi per non farsi sotterrare a rimbalzo che tiratori che possano punire le scommesse difensive di Coach K meglio di quanto abbia fatto la Spagna. La semifinale fra i campioni d'Europa e gli USA si è chiusa con un 82-76 che può ingannare, perché Durant e compagni l'hanno sempre controllata, allungando ogni volta che la Spagna si faceva sotto: Durant meno bene che nel resto del torneo, ma finalmente Klay Thompson è andato sui suoi livelli sia al tiro che nella sua metà campo. Sergio Scariolo ha proposto tantissime varianti tattiche, dalla zona passiva a quella pressing, dai tre piccoli all'attacco dal post alto, varianti che nelle prime due o tre azioni hanno sempre disorientato gli avversari, ma poco ha potuto contro un Mirotic presto uscito dalla partita per i falli e perché non era serata, e contro il dominio americano a rimbalzo e come deterrenza nei confronti delle entrate. Rubio e le altre guardie spagnole (stranamente male Llull) si sono stampati in penetrazione contro DeAndre Jordan e inoltre nessuno ha tirato bene: con percentuali leggermente migliori, nemmeno clamorose, in questo tipo di partita a basso ritmo, ben diversa per esempio dalla finale olimpica del 2012, la Spagna avrebbe anche potuto mettere a segno il colpo. Eroici nel loro logorio Pau Gasol (23 punti in 28 minuti) e Navarro, mentre fra gli americani è piaciuta l'energia sottocanestro ed è per questo che con Marc Gasol avremmo scritto magari di un altro risultato. Sottoutilizzato Claver, ma il gioco dei 'se' ha un limite: gli Stati Uniti sono più forti e possono risolvere i problemi anche di puro individualismo. Da inizio Giochi scriviamo di una squadra che Mike Krzyzewski si limita a gestire, ruotando nove giocatori (DeRozan, Barnes e Green gli esclusi): paradossalmente lo ascoltavano di più le superstelle tipo LeBron o Kobe, mentre adesso ognuno suona la propria musica. E soltanto un martello come Thibodeau è riuscito a dare a questo gruppo un minimo di regole difensive, come si è visto nei movimenti sulle guardie avversarie in penetrazione. Scontata la prima semifinale, incredibile come punteggio la seconda dove l'Australia non è in pratica scesa in campo a livello mentale, tradita anche da Bogut, Dellavedova e Mills. Inutile azzardare discorsi tecnici quando per tutti i primi due quarti non è stato costruito un solo tiro pulito, merito anche della difesa della Serbia, e si è andati all'intervallo lungo con 14 (!) punti segnati di cui soltanto 5 (!!!) nel primo quarto. La sfida incrociata nel girone aveva mostrato, al di là dei 15 punti finali per l'Australia, due squadre con filosofie diverse ma  dello stesso valore, mentre la semifinale è stata alla fine un'esibizione dei serbi, in una situazione psicologica in cui Teodosic sembra il dio del basket. Squadra molto ordinata, la Serbia, che forse avendo Bjelica avrebbe avuto un corpo in più da mettere in campo contro gli americani domani alle 20 e 45 (ora italiana): la difesa e il tagliafuori finora mostrati fanno pensare che non assisteremo a un massacro come quello della finale dei Mondiali di due anni fa, ma ad un'onorevole sconfitta della squadra di Djordjevic, uno che della NBA ha la stessa bassa opinione dell'ex compagno Danilovic e di molti slavi di quella generazione, mentre la finale per il bronzo (alle 16 e 30) sarà al tempo stesso importante e malinconica: l'Australia per la prima medaglia olimpica e la Spagna per salutare in maniera degna il giocatore più forte della sua storia. Twitter @StefanoOlivari

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