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Gli ultimi Giochi di Tony Parker

Stati Uniti-Spagna e Australia-Serbia: le semifinali del torneo olimpico di pallacanestro sono uscite da tre massacri e una partita tiratissima, con soltanto le proporzioni delle sconfitte di Lituania e Francia ad essere sorprendenti. Come prevedibile, il quarto più emozionante è stato il derby jugoslavo: la partita è stata in realtà controllata dalla squadra di Djordjevic, sia fisicamente che tecnicamente, nel terzo quarto addirittura dominata, ma nel finale la Croazia ha buttato in campo davvero tutto arrivando punto a punto. E soltanto la freddezza ai tiri liberi nel finale (6 su 6) ha impedito alla nazionale che ha battuto l'Italia al preolimpico di accedere alla zona medaglie. Chiavi della vittoria serba, comunque di 3: più profondità nella panchina (39 punti a 26), difesa più continua e intensa che ha portato la squadra di Petrovic a perdere quasi il doppio dei palloni, qualche canestro facile in più merito dell'ispirazione di Teodosic, un attacco croato che ha avuto il peggior Simon del torneo. Chiavi della buonissima prova croata: Hezonja per una volta consistente, Bojan Bogdanovic che al di là dei 28 punti segnati ha sempre costretto la Serbia a scelte difensive rischiose, Planinic davvero da battaglia e secondo noi sottoutilizzato. Considerando la scarsa mira di Simon e un Saric privo di iniziativa come spesso (non a Torino) gli succede, si può dire che la Croazia abbia sprecato una buona occasione per battere i complessivamente più forti arcirivali. Gli altri tre quarti non hanno avuto storia, ma tante storie sì. Spagna e Francia hanno vissuto l'ultima sfida fra due generazioni fenomenali: dopo Rio non vedremo più con la maglia più amata Pau Gasol, Reyes, Parker e Diaw, oltre che ovviamente chi rispetto alla grandezza del passato è già ai minimi termini come Calderon, Navarro, Gelabale e Florent Pietrus. In 15 anni di partite quasi sempre la Spagna a prescindere dagli allenatori (ma con Sergio Scariolo in particolare) ha saputo leggere il gioco francese meglio di quanto sia avvenuto in direzione opposta, grazie anche a un maggior numero di alternative. E ieri a questa situazione si sono aggiunte anche scadenti prestazioni individuali dei giocatori francesi di riferimento, a partire da un Batum imbarazzante, soprattutto se si pensa che il leader della futura Francia dovrà essere lui. Di certo non si avrà più un leader come Tony Parker, stella NBA in quella parte di NBA dove si gioca per vincere, ma attaccato alla maglia bleu in maniera impressionante anche per chi lo conosce bene: a 34 anni siamo vicini (non da ieri, purtroppo, visti i colpi presi in 15 stagioni di sfide ai lunghi avversari) al capolinea. Gasol ha iniziato la partita e proseguito passeggiando, tirando male ma per il resto spiegando basket, mentre la fossa è stata subito scavata da una grande prova offensiva di Mirotic: per il resto un immenso garbage time terminato sul più 25, incommentabile, dove tutti sono andati a referto pensando già alla semifinale. Che sarà giocata domani, alle 20 e 30 ora italiana, contro Stati Uniti che hanno abusato di un'Argentina andata in asfissia dopo uno strepitoso avvio, merito di un Campazzo alla Galis e dei grandi vecchi che hanno giustamente sparato subito tutte le cartucce invece che farlo sul meno 40. Nel primo quarto gli USA sono stati tenuti a galla da uno show individuale di Durant, poi appena l'Argentina è stata costretta a schierare le seconde linee sono arrivate palle recuperate e contropiede praticamente ad ogni azione. La Generaciòn Dorada è così uscita di scena dopo quattro Giochi Olimpici insieme (oro, bronzo, quarto posto e quarti di finale...), fra lacrime che non erano di delusione per il risultato ma di dolore per un'epoca irripetibile. Dietro di loro c'è poco ma non pochissimo: Garino ha fatto quattro buoni anni di college a George Washington e adesso è nelle mani degli Spurs, Brussino ha incredibilmente firmato con i Mavs (ma sotto l'ottavo del roster nella NBA ci possono giocare tutti), Campazzo è Campazzo. Una Lituania senz'anima si è consegnata all'Australia che finora è la squadra simbolo del torneo olimpico: il break dei Boomers per una volta non è stato costruito con il gioco dei lunghi ma con l'ispirazione quasi eccessiva di Mills e Dellavedova, che hanno sotterrato Kalnietis e Seibutis. Chi avrebbe dovuto trascinare i compagni, per status e valore, come Valanciunas, è stato il peggiore in campo e nessuno della classe media ha dato la scossa ad una partita che ha regalato agli australiani la semifinale 16 anni dopo quella casalinga di Sydney 2000. E adesso? La Spagna è di fronte a una coperta corta: con gli USA si sta in partita attaccando senza forzature e soprattutto facendo un buon tagliafuori sui rimbalzi difensivi, quindi la tentazione di Scariolo potrebbe essere quella di spararsi Mirotic da ala piccola, con un secondo lungo da affiancare a Gasol (Claver, Reyes o addirittura Hernangomez), dando più minuti alle guardie con più tiro (quindi non Rubio, anche se a volte punisce chi lo battezza troppo apertamente). Gli Stati Uniti finora hanno giocato da cani, in proporzione al valore enorme dei singoli giocatori, questa volta dovranno tirar fuori qualcosa di meglio che esibizioni individuali di bravura: al netto delle grandi assenze sono stati messi insieme per correre, passarsi la palla e fare tutto ad alto ritmo, magari hanno riservato tutto questo per la zona medaglie. A mezzanotte di domani, sempre ora italiana, la semifinale con l'esito meno scontato: l'Australia gioca un basket pre tiro da tre punti, i suoi lunghi non sono soltanto portatori di blocchi e pseudotiratori (solo Andersen ha davvero la mano da fuori), ma parte integrante di un gioco pieno di tagli, in particolare quello backdoor, e di varianti. Insomma, pallacanestro. La Serbia ha però i lunghi per tenere botta e forse qualche alternativa in più nel resto. In una partita a basso ritmo, dove quindi valgono di più i primi quintetti, meglio l'Australia che nel girone lo scontro diretto l'ha vinto di 15. Twitter @StefanoOlivari