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Australia a un passo dalla leggenda

Un'Australia da pelle d'oca, per coraggio e personalità, è andata vicinissima a una delle più grandi imprese nella storia della pallacanestro, rimanendo in partita fino alla fine contro una nazionale USA troppo abituata a passeggiate in stile all star game con i giornalisti ormai soltanto grigi aggiornatori di statistiche (adesso Anthony ha superato anche David Robinson e LeBron James come miglior marcatore della storia olimpica americana, ma con un'edizione in più a disposizione). La cosa straordinaria è che la squadra allenata da Lemanis, coadiuvato da un Luc Longley di culto, non si è basata su grandi percentuali di tiro e anzi ha fatto ruotare tutti i dodici uomini a disposizione, senza tirare il collo a Bogut, riuscendo lo stesso a chiudere all'intervallo sul più 5. Gli australiani hanno quasi tutti il fisico per tenere botta nell'uno contro uno e anche la calma per evitare quelle soluzioni affrettate, alzando il ritmo, che di solito aprono una voragine fra il resto del mondo e gli USA superiore alla differenza reale di valori. In attacco lucidissimi Mills e Bogut, mentre coach K iniziava a preoccuparsi e non soltanto per i precedenti storici: l'ultima volta in cui gli USA olimpici erano stati sotto dopo due quarti risaliva al 2004, alla semifinale poi persa contro l'Argentina... Nel terzo quarto la squadra americana ha cambiato marcia, ma qui è avvenuta la seconda impresa dell'Australia, che guidata dal solito grande Dellavedova (11 assist) e da Mills ha recuperato portandosi anche in vantaggio nel quarto quarto. Sono stati minuti di intensità pazzesca, in cui gli USA ci hanno capito pochissimo e sono stati salvati da una serie di soluzioni individuali, soprattutto di Anthony (alla fine per lui 31 punti), per il 98-88 finale che suona come una lezione data dall'Australia a nazionali con maggiore tasso di talento: con gli USA si può stare in partita mettendola sul fisico e senza paura, anche se non sempre Kevin Durant e Klay Thompson tireranno in maniera oscena mentre il fortino sottocanestro viene ben difeso. Senza mettersi a fare la lavagna tattica del giorno dopo, è evidente che con un secondo lungo più produttivo in attacco rispetto a Baynes (quindi con un impiego più massiccio dell'eterno David Andersen, anche ieri ottimo), forse adesso staremmo commentando un'impresa da leggenda. Nel gruppo A il primo posto degli USA è sicuro, così come il secondo dell'Australia che non dovrebbe avere problemi contro Venezuela e Cina, mentre in una partita apparentemente vera (nonostante a entrambe convenisse perdere per posizionarsi meglio nella surreale lotta per non arrivare terzi) la Francia ha battuto di un punto la Serbia: entrambe hanno più giocatori di qualità rispetto all'Australia, ma nessuna al momento ha le idee chiarissime (né tanto meno lo spirito dei Boomers) e quindi è presumibile che vengano triturate da Melo e compagni in attesa degli incroci ai quarti di finale. twitter @StefanoOlivari