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Unicità di Drazen Petrovic (Guerin Basket)

Unicità di Drazen Petrovic (Guerin Basket)

Redazione

22 ottobre 2015

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Vitali e la famiglia Vanoli. Vitali, il capitano di Cremona, ancora fuori per infortunio, regala ai tifosi 100 biglietti per la partita contro Caserta al PalaRadi. L’intento è quello di avvicinare i tifosi alla squadra in modo da avere un ambiente più “caldo” alle partite in casa. Iniziativa bellissima ma che fa un po’ pensare: il PalaRadi tiene 3519 persone, il comune di Cremona invece conta 71.000 abitanti che fanno circa 1 ogni 20 (1 su 30 comprendendo l’interland) per riempire l’impianto. Se già a inizio anno servono degli incentivi, forse c’è qualcosa da chiedersi sul radicamento del basket dalle parti di Cremona. Venezia a porte chiuse. L’avvio di Venezia non è stato dei migliori, fuori subito in Supercoppa e una persa e una vinta - con un po’ di fortuna – in campionato, la squadra ha chiuso fuori dallo spogliatoio staff tecnico e si è riunita per un confronto. Cosa sia successo non è dato sapere, lividi e cicatrici non se ne sono visti, ma il confronto ha funzionato e la Reyer alla terza ha vinto, e bene, su Torino. Non tutti i mali sono risolti, ma la differenza con la versione sbiadita di inizio campionato è davvero notevole. Un sistema quindi che funziona davvero, che sia il caso di esportarlo? Piccoli palasport crescono. A Sassari il Comune ha deciso di mettere mano al PalaSerradimigni ampliandolo di ben 1000 posti. Il progetto ha un costo di 4 milioni e 300 mila Euro e dovrebbe essere finanziato, assieme ad altri, con fondi della Comunità Europea. Un esempio davvero virtuoso di gestione del denaro pubblico, ma che fa pensare sullo stato della nostra Serie A, dove il 90% degli impianti sono di proprietà comunale e quindi, di fatto, privi di manutenzione e privati di qualsiasi prospettiva di riqualificazione. Piccoli palasport nascono (forse). A Cantù non si parla d’altro: il nuovo palasport, dopo 40 anni, si farà… forse. La presidentessa Cremascoli, dopo 8 anni di attesa è alquanto scettica, ma accoglie con piacere il progetto che vede Dmitry Gerasimenko finanziatore ucraino di un impianto da 5500 posti che garantirebbe la sopravvivenza della squadra e il pensionamento della MapoOro Arena, classe 1974. Mai come in questo caso chi vivrà vedrà. Piccoli palasport bui. Spulciando tra le multe di giornata inflitte alle società, fanno sorridere (ma anche no) quelle per la Manital Torino: 1.500 € per guasto alle attrezzature obbligatorie (e meno male), cronometro e stop, con recidiva (quindi era già successo) e ammonizione perché non c’era la luce nello spogliatoio degli ufficiali di campo. Professionismo! Virtus Bologna: c’è serenità. Piergiorgio Bottai fino a un anno fa A.D. della Virtus Bologna e poi decaduto per le dimissioni dei consiglieri, ha presentato al nuovo consiglio di amministrazione una richiesta danni per circa 225.000 Euro. A Bottai erano, tra l’altro, imputati i due punti di penalizzazione inflitti alla Virtus per ritardo nei pagamenti dei contributi dei giocatori. Coach Valli parlava dell’esigenza di alleggerire la troppa pressione del campionato sulla squadra, ecco fatto: è servito. Auguri Mozart. Per gli amanti del Basket oggi è il compleanno (e non l’anniversario della nascita) di Drazen Petrovic, probabilmente il più grande cestista mai nato in Europa. Difficile definire Petrovic: Enrico Campana della Gazzetta si disse certo che, visto il suo gioco, il giocatore era la reincarnazione di Mozart, a sottolinearne il talento, ma Petrovic era anche tanto allenamento, duro, spietato, dalla mattina alla sera (letteralmente) sin da quando era ragazzino. Nato per giocare a basket e con il fratello maggiore Aza come modello, dominante in Europa, dalla Jugoslavia andò in America a Portland, dove lo accomodarono in panchina per poi scambiarlo con i New Jersey Nets. È lì che gli americani lo conobbero e lo adorarono e lui dimostrò al mondo e a se stesso di essere un vero giocatore di basket – tra i primi 15 giocatori NBA nella sua ultima stagione. A guardarlo giocare il basket sembrava davvero facilissimo: perfetto nel controllo di palla, assolutamente immarcabile nell’uno contro uno, quasi noioso nel tiro da 3, una macchina da punti in attacco. La storia di Petrovic finisce nel 1993: a soli 29 anni il giocatore muore in un incidente stradale su una autostrada tedesca, con tante cose ancora da fare, in campo e fuori. Noi che lo abbiamo visto giocare ce lo ricordiamo come avversario da odiare ma soprattutto come atleta, inarrivabile cestista e campione da ammirare. Quello che per primo è andato in America a bussare alla porta dei professionisti e si è accomodato alla tavola dei campioni tanto che tutti gli europei (troppi) che oggi sbarcano in NBA gli devono qualcosa. Proprio per questo, per noi, oggi è il cinquantunesimo compleanno di Drazen Petrovic, auguri. Twitter @luigi_ceccon

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