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Dilettani contro Ron Artest (Guerin Basket)

Dilettani contro Ron Artest (Guerin Basket)

Redazione

29 maggio 2015

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Chiuso il primo turno, meno scontato del previsto, si affilano le armi per il prosieguo della battaglia che apre le porte a una strada che pare puntare dritta verso Milano, dove l’Olimpia, svolto il suo compito contro una arrendevole (a dir poco) Bologna, attende Sassari  con il problema di tenere alta la concentrazione durante il riposo (unica a imporsi 3-0). Pessima la conclusione della serie tra Venezia e Cantù, giocata in un Pala Taliercio gremito all’inverosimile, e che ha visto la Reyer vincere con merito contro gli ospiti, al termine di una gara per lunghi tratti godibile. Il fatto succede nell’ultimo quarto con l’espulsione di Artest, unica stella NBA venuta a giocare nel nostro campionato negli ultimi anni, colpevole di aver mimato (il replay non è chiaro) il lancio di una bottiglietta di acqua appena ricevuta in regalo da un tifoso della Reyer. La partita di fatto finisce lì. Difficile capire il comportamento di Paternicò che ha sanzionato l’espulsione, se non alla luce della ricerca delle luci della ribalta, del voler essere anche lui nella lista di quei colleghi (americani) che hanno cacciato il giocatore dal campo per poi vantarsene con gli amici al bar. La reazione del giocatore è stata veniale, il contesto in cui si è svolta invece era a dir poco alterato. Ma di questo non se ne è tenuto conto. Francamente di arbitri del genere non se ne sente il bisogno, così come non si sente il bisogno di dirigenti che inneggiano al pubblico invitandolo a fare “una bolgia” di un palazzo dello sport  e che poi scuotono la testa quando vedono la panchina avversaria oggetto del lancio di qualsiasi cosa da parte dei propri tifosi. Il dilettantismo della serie A italiana poi viene sancito dalle sentenze del giudice sportivo che, a seguito di tutto questo, commina a Brugnaro una inibizione e una multa di 3.000 euro per aver tenuto un comportamento “platealmente avverso e protestatario verso le decisioni arbitrali” e altri 3.000 euro per tutto quel che è volato in campo, definito non contundente, collettivo, frequente, ma anche sporadico e senza danno (il messaggio è: costa un pochino, ma si può fare). Ad Artest invece, che ha mimato il lancio di una bottiglia (non sua, gliela avevano tirata addosso), un paio di giornate di squalifica. Poi qualcuno si sorprende che il dilettantistico basket italiano non attiri più i giocatori stranieri professionisti. La serie di Milano non ha offerto grandi spunti. Bologna aveva dichiarato più volte di sentirsi come un’intrusa alla festa delle debuttanti, ma invece di avventarsi sul buffet ed estorcere almeno un ballo al principe azzurro prima della mezzanotte, ha preferito fare da tappezzeria e poi darsi alla fuga quando l’orchestra stava iniziando a darci dentro con i ballabili. Una occasione persa, forse, una esperienza fatta, probabilmente, un primo turno noioso, sicuramente. Trento e Sassari se le danno di santa ragione, con la Dinamo che parte in sofferenza, ma che poi tira fuori orgoglio, esperienza e soprattutto tanta classe, e si prepara a giocarsela di nuovo contro Milano, sua avversaria preferita. La prima fase della serie passa soprattutto per le mani di Sosa, che, uscito da dietro alla lavagna, dimostra di aver studiato e di conoscere molto bene la parte che è chiamato a  recitare, mettendo a ferro e fuoco la difesa avversaria.  Trento ringrazia e saluta al primo turno, al termine di una stagione da ricordare, di un campionato fantastico, che visto il miglior giocatore, il miglior allenatore e il miglior dirigente sulla stessa panchina. Molto bella la serie tra Brindisi e Reggio Emilia, con i pugliesi che vincono la seconda in trasferta a Reggio Emilia, ma sprecano poi due match point e lasciano il prosieguo della serie nelle mani di Menetti e della sua squadra. Bucchi ha guidato i suoi all’ennesima bella stagione, che certamente si chiude senza rimpianti e con uno sguardo al futuro. Reggio Emilia ora deve vedersela con Venezia, cui deve il fattore campo che, dopo quel che si è visto in gara 5 con Cantù, non è tanto tranquillo. Della gestione arbitrale della quinta partita tra Venezia e Cantù si è già detto in apertura. Relativamente alla serie è apparso evidente che la differenza tra le due squadre non è stata così ampia, come poteva dimostrare la classifica, e che la squadra di Sacripanti, probabilmente, con un po’ più di convenzione, avrebbe potuto essere la vera sorpresa di questi playoff. Venezia non ha brillato e soprattutto non ha convinto, con Peric che improvvisamente pare aver perso la strada e con la squadra che dimostra poca continuità nel gioco . Il gruppo di Recalcati deve la qualificazione alla solidità di giocatori esperti come Goss e Ress, con Stone e Ortner che hanno risposto alla chiamata. Basteranno i pretoriani contro Reggio Emilia? Luigi Ceccon, per Guerin Basket

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