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Il volo dell’Aquila

È il primo dei due week end del “TEDDY BEAR TOSS!”: seguendo una usanza del pattinaggio su ghiaccio e poi dell’hockey (sempre sul ghiaccio), migliaia di peluche portati dai tifosi sono stati lanciati in campo al primo canestro realizzato, per la gioia dei bambini ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali cittadini. Il prossimo weekend si replica, speriamo, facendo ancora di più. Per la  giornata cestistica spiccano il regolamento di conti tra Venezia e Reggio Emilia, la guerra dei Lupi ad Avellino, un’insidiosa Pesaro per Cremona, Caserta a caccia di punti contro Milano e Sassari in trasferta per i monti trentini. Giorgio Tesi Group Pistoia - Enel Brindisi 70-83 Pistoia dopo la vittoria contro Cantù non riesce a ripetersi e perde una partita giocata  solo per i primi 30 minuti. La partenza è roboante e il Pala Carrara si scalda per le giocate di Johnson (7 punti alla fine)  e Hall (8 punti per lui), che valgono il primo allungo a +10 e tanto spettacolo. Il primo quarto si chiude a +4 (21 a 17) per i padroni di casa che nel secondo trovano 14 punti di cui 12 su tiro libero.  Nel terzo periodo continua l’equilibrio, ma qualcosa ormai si è inceppato nel gioco pistoiese, e Brindisi inizia a produrre punti con più continuità. Nell’ultimo periodo Pistoia raschia il fondo del barile e pur massimizzando la produzione in attacco cede in difesa, subendo 31 punti complessivi. E’ la resa di Brown (21 punti per lui) e soci, in una serata in cui un leggero predominio a rimbalzo non ha compensato le medie scadenti al tiro. Non c’è tempo per piangere: domenica arriva Avellino. Brindisi era uscita tra mille polemiche e brutte notizie dall’infermeria (Simmons) dalla partita con Varese: serviva immergersi di nuovo nel gioco, e riservare energie e attenzioni al campionato. Mays (13 punti) e James (4 per il centro americano) difendono l’area senza far rimpiangere Simmons, ma la maggior parte dei punti arriva dalle guardie Pullen e Denmon che in due segnano 50 punti (26+24) degli 83 complessivi. Proprio Denmon martella la retina negli ultimi minuti spingendo all’angolo Pistoia, che a 90 secondi dalla fine getta la spugna. Bucchi si prende i due punti: dopo aver perso uno degli assi portanti degli acquisti invernali, deve trovare nuovi equilibri nel gioco dentro e fuori, ma la strada sembra buona. Sidigas Avellino - Acea Roma 74-70 Avellino vince la partita dopo un finale thriller punto a punto contro un avversario imprevedibile nel gioco e nella prestazione. Eppure davanti al solo pubblico di casa sembrava tutto facile per la Scandone, capace di mettere il proprio marchio sulla partita fin dai primi minuti di gara e di arrivare all’intervallo lungo con 48 punti sul tabellino e 14 di vantaggio su Roma. E’ nel terzo quarto che il gioco della squadra di Harper (21 punti per lui) e soci si inceppa e comincia a segnare qualche limite, mentre nell’ultimo periodo Avellino pare in balia dell’avversario e riesce a chiudere la partita solo all’ultimo giro di orologio. Bene il solito Anosike con 13 punti ma anche Banks con 12 e Gaines con 11. La squadra di Vitucci si porta a 10 punti e adesso può cominciare a mettere testa alle “Final eight” di Coppa Italia. Resta incompiuta la Virtus: bellissima e autoritaria il mercoledì in coppa, spaventata e discontinua la domenica in campionato.  Sono pochi i segnali incoraggianti per Dalmonte che in questa partita cercava maggiore consapevolezza e solidità e invece ha trovato dei preoccupanti blackout difensivi, in particolar modo nei primi 20 minuti. Nella prima metà della gara difatti Roma sembra sempre troppo morbida e a tratti distratta per giocare ad armi pari con Avellino. La sveglia arriva nel terzo quarto, una scossa che rivitalizza chi sta in campo e porta Roma a meno 8. L’ultimo periodo vede il massimo sforzo dei romani, che si affidano alle mani di De Zeeuw (una guardia imprigionata nel corpo di un pivot, con l’aggravante di una  faccia da ragazzino), capace di segnare tre bombe da tre e un canestro da due e di Gibson che finalmente segna dalla lunga distanza. Una volta messa la testa davanti Roma si spegne, stanca se non stremata da una rincorsa che non ha fatto nulla per evitare, e gli ultimi possessi, come conseguenza, sono a dir poco da censurare. Rientrata a Roma, la Virtus, dopo un’inutile trasferta ad Oldenburg in Germania, attende Milano. Per dirla alla Bianchini: o sei il migliore o devi giocare contro il migliore. Vanoli Cremona - Consultinvest Pesaro 73-80 Cremona è attesa dalla partita del riscatto, dopo la sconfitta in casa della Virtus nella quale ha segnato solo 50 punti, ma soprattutto ha dimostrato poche idee e molto confuse. L’avversario sembra di quelli giusti: una squadra che dimostra limiti di carattere e che ha anche vinto, ma mai convinto. La partenza è ottima, 7 punti di vantaggio nel primo quarto, 4 nel secondo e un bel +11 all’intervallo, quel che basta per rilassarsi e magari tirare i remi in barca. Ma se vendi la pelle dell’orso senza prima averlo ucciso è molto probabile che finisci per pagarla cara, e infatti le certezze di Cremona scricchiolano nel terzo quarto - quando la rimonta di Pesaro porta gli ospiti a meno uno - e si perdono definitivamente nell’ultimo periodo, quando la squadra di Pancotto replica i 13 punti complessivi del periodo precedente e perde di 7 punti. Pessima la prestazione a rimbalzo, si salvano dal naufragio Vitali (17 punti e 8 assist per lui), Bell (16 punti e 8 rimbalzi)  e Gazzotti (12 punti e precisione chirurgica), che finirà probabilmente per meritare un minutaggio maggiore. Due parole per Cusin, che non brilla in attacco, ma che difende l’area e cerca di arpionare rimbalzi poco aiutato dai suoi. Invertire la rotta! C’è un momento in cui il brutto anatroccolo si specchia e vede l’immagine di un cigno, per Pesaro, forse, questo momento è arrivato la scorsa settimana contro Venezia, quando nel terzo periodo ha abbassato la testa e caricato contro la corazzata Reyer arrivando a un solo punto dalla vittoria. Il copione s’è ripetuto contro la Vanoli che, quando ha capito cosa stava succedendo, non ha trovato frecce nella sua faretra e il cigno l’ha avuta vinta. Pesaro grazie al trio Ross, Musso e Reddic (61 punti su 80 dai 3) trova il canestro con grande continuità, in particolar modo nel terzo e quarto periodo, ma soprattutto porta a casa 47 rimbalzi contro i 34 degli avversari (11 il solo Reddic). Dell’Agnello ha saputo orchestrare una buona prestazione complessiva, adattando e registrando la difesa nel corso della partita, infittendone le maglie fino a renderle impenetrabili; la prolificità in attacco ha fatto il resto. Ora si torna in casa per giocare contro la terribile Trento (che qualche sfizio se lo sta togliendo). La classifica è migliorata, è ora di spiccare il volo EA7 Emporio Armani Milano - Pasta Reggia Caserta 78-71 Testa (quasi) coda in casa di Milano che riceve la Pasta Reggia in una partita all’apparenza facile. L’avvio dell’Olimpia non è dei migliori, con Ragland, Moss, Gentile, Samuels e Melli che faticano molto in attacco e non riescono a contrastare la vitalità degli ospiti. Il primo time out è di Banchi, ma è nel secondo quarto che Milano inizia a registrare la difesa e grazie a Kleiza riesce a passare in vantaggio. Nel terzo quarto capitan Gentile si ricorda dei propri gradi e non solo realizza gran parte dei propri 21 punti finali, ma ispira le giocate Moss (4 punti) e Samuels (17 per Samardo alla fine). Milano chiude avanti di otto punti che riesce a conservare fino alla fine, quando Brooks e Melli chiudono l’incontro. Per Banchi buone notizie: Milano grazie anche ai risultati delle altre si ritrova in testa alla classifica. Caserta non merita 0 punti in classifica, almeno per il valore che dimostra in campo e per quanto impegna gli avversari. Purtroppo però i conti si fanno con i punti, e la situazione dei campani comincia a farsi preoccupante (a dir poco). Markovski trova punti dalle mani del solito Young (17) e di Moore (12), ma non abbastanza per vincere una partita durante la quale i suoi fanno troppi errori al tiro e nella gestione della palla.  Brutta la prestazione a rimbalzo e al tiro da due punti; Milano non è poi parsa così invincibile e forse un po’ di convinzione in più avrebbe potuto portare un risultato inaspettato. La prossima partita porta a Caserta la Varese rivitalizzata delle ultime giornate: l’ultimo treno sta per partire!!! Umana Reyer Venezia - Grissin Bon Reggio Emilia 59-68 Venezia perde una partita che domina nel primo e nel secondo periodo. Coach Recalcati ammira il suo gioiello nella prima metà gara e poi si dispera nella seconda, quando il bandolo è perso e la Reyer non riesce più a dipanare la matassa. Bene il solito Peric (monotona ormai la sua altissima costanza di rendimento) e Goss, che dopo una pausa ritrova la sua forma migliore e piazza 12 punti nel canestro avversario. Le buone notizie per Recalcati vengono anche dal trio di Siena, con Ortner e Viggiano in crescita dopo l’appannamento delle ultime settimane e Ress che ha ancora ampi margini. Oggetto del mistero Julian Stone, che in 32 minuti cerca il canestro (senza trovarlo) solo 4 volte, facendo girare i compagni, ma senza prendersi mai delle buone scelte di tiro. Quella di Venezia si può definire una boccata d’aria, dopo aver corso a perdifiato per le prime 9 giornate. Bello comunque perdere, e rimanere comunque in testa. Reggio Emilia deve rinunciare ancora a Kaukenas e (a breve) anche a entrambi i fratelli Lavrinovic: Darius fuori da tempo per un intervento alla schiena e Ksystof che dopo la partita ha rescisso il contratto ed è tornato in Lituania, ufficialmente per motivipersonali, ufficiosamente, pare, per far posto a un altro lungo da affiancare a Polonara e Cervi. La partita ha ricucito il distacco con le prime e ha fermato l’ammiraglia del campionato. Menetti ha avuto 39 punti da Della Valle (10), Taylor (16) e Diener (13), ma soprattutto ha avuto precisione al tiro, e una regia molto attenta che non ha lasciato molto spazio alla difesa avversaria. La vittoria fa sicuramente morale, e soprattutto bene alla classifica. Ora però bisogna buttarsi sul mercato e cercare di nuovo un lungo: cantiere aperto a Reggio Emilia. Upea Capo d'Orlando    - Acqua Vitasnella Cantù 79-71 Capo d'Orlando fatica, cerca un suo assetto e infine vince contro Cantù e si porta a 8 punti, nel gruppo delle squadre che sono salve e magari possono sperare a qualcosa di più. La partenza è da incubo, con gli ospiti che corrono e trovano il canestro con molta facilità, mentre i padroni di casa non riescono a stringere le maglie di una difesa troppo permissiva e a gestire gli attacchi con continuità. Griccioli è bravissimo a registrare come un orologiaio i meccanismi difensivi e le spaziature in attacco, e minuto dopo minuto la squadra cresce; passati i primi 10 minuti (15 a 23) inizia una lenta e costante rimonta, che porta al pareggio durante il secondo quarto, e poi il vantaggio nel terzo e nel quarto periodo. Impressionante la prestazione di Freeman, che chiude con 21 punti e che assieme a Hunt (15), Burgess (12) e Henry (17) realizza 65 punti dei 79 totali. Bella la reazione e il carattere mostrati dalla squadra, fanno riflettere un paio di dati: Griccioli  mette in campo solo 7 giocatori e solo in 6 segnano, ma la cosa più strana è che l'unico italiano iscritto a referto è Soragna, con 5 punti; niente per Basile, mentre gli altri non hanno mai visto il campo. E gli italiani? Cantù parte fortissimo, ma proprio quando sembra padrona del gioco, e soprattutto quando sembra essere in grado di mettere le mani sulla partita, lentamente si spegne. Battaglia nel secondo e nel terzo periodo, e poi cede nel quarto. Gentile soffre a uscire dalla panchina, non riesce a mettere la sua impronta, fatta di genio e sregolatezza, e soprattutto a dettare il suo ritmo ai compagni di squadra, tra i quali brilla il solo Feldeine (23 punti), coadiuvato da Shermandini (12 punti) e da un Johnson stranamente in ombra, che chiude con soli 8 punti. Sacripanti cerca più volte di pescare dalla panchina, ma ottiene poco, ed anche i titolari sono in serata no. La sconfitta brucia, i canturini si trovano nel gruppone a 8 punti, con la prospettiva di cercare di risorgere contro Venezia in casa. Openjobmetis Varese - Granarolo Bologna 83-73 Varese torna in casa, con il suo coach che ha terminato la squalifica e con un avversario in forma ma non irraggiungibile, e si dimostra squadra molto compatta, ostica, quadrata. Davanti dal primo all'ultimo minuto, tiene il controllo della partita, dominando a rimbalzo e compensando così una media tiro non eccezionale. Ottimi Eyenga e Robinson, che chiudono con 18 punti, Daniel, con 17, Rautins con 11 e Diawara che pare di nuovo in ripresa e termina la gara con 12 punti. Unendo questi ai punti realizzati da Deane (4) e Callahan (3) si fa il totale della gara, in cui nessun italiano ha segnato. Passo falso per la Virtus Bologna di Valli, che torna da Varese senza aver mai avuto la possibilità di vincere la partita, perdendo la gara a rimbalzo, e con i soli Okaro (19 punti), Hazell (17) e Fontecchio (13) a tentare di portare a casa 2 punti. Pochi minuti (13) per Mazzola, di solito più incisivo, e poca sostanza da Gilchrist e Ray (11 punti in due). Una serata storta può capitare, senza fare drammi, ma senza sottovalutare il passo indietro in termini di gioco, condizione e approccio mentale. Valli ha molto da lavorare, in palestra. Dolomiti Energia Trento - Banco di Sardegna Sassari 104-82 Dopo le ultime prestazioni si fa davvero fatica a chiamare ancora matricola l’Aquila Trento. Il record dice 6 vinte e 4 perse, e l’ultima tacca sulla pistola porta il fregio di Sassari, agganciata a quota 12 e dominata sul campo. La squadra di Buscaglia impiega i primi due quarti a prendere le misure agli avversari e nel terzo compie un vero e proprio capolavoro su tutti e due i lati del campo, piazzando un parziale di 35 a 8 che di fatto mette al tappeto gli avversari. È Tony Mitchell (24 punti alla fine) a suonare la carica, segnando 13 punti con un 3 su 4 da 3 che infiamma il pubblico e soprattutto la retina avversaria. A spalleggiarlo Owens (24 anche per lui), che segna 8 punti con un 4 su 4 da 2. Il computo dei rimbalzi (fattore di tutta la partita) in questo quarto dice 15 a 7. Nell’ultimo periodo Buscaglia (votato insieme a Pozzecco per una panchina all’All Star game) e i suoi controllano la partita, lasciando 27 punti agli avversari ma segnandone 25. Tre dati statistici aiutano a capire meglio la prestazione: 139 di valutazione complessiva per Trento, 41 rimbalzi a 26, e le mostruose medie al tiro da due (66,7%) e da tre (47,4%). Il campionato continua, lo show pure! Sassari sta attraversando una crisi di risultati ma anche di gioco. Se poteva starci la sconfitta contro Milano (1 solo punto a favore di Milano al termine di una partita da 223 punti complessivi), bruciano (e tanto) le sconfitte di Capo d’Orlando (sempre 1 solo punto) e il vero e proprio crollo di Trento. La squadra di Sacchetti ha di fatto spento la luce nel terzo periodo, non trovando il canestro per circa 7 minuti, e poi non è riuscita a rientrare, perdendo lo scontro nell’area pitturata e seppellita dalla precisione dei cecchini avversari. L’attacco frutta 82 punti complessivi, con Logan (14), Sosa (10), Devecchi (11), Lawal (13) e Dyson (15) a tirare la carretta, ma Sassari manca in difesa (quando l’attacco non segna, la squadra non riesce in alcun modo ad arginare gli attacchi di Trento) e a rimbalzo. Sacchetti deve ritrovare la squadra aggressiva e capace di mandare fuori giri gli avversari, alternando contropiedi brucianti a gioco ragionato. Qualcosa da rivedere nel gioco c’è,  che sia il caso di tornare sul mercato? Luigi Ceccon, per Guerin Basket