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La medaglia di Errani e Vinci

L'Italia si è data una possibilità in più di andare a medaglia ai prossimi Giochi di Rio: Malagò non è riuscito a convincere Flavia Pennetta, fra l'altro appena sposatasi con Fognini, ma ci è riuscito invece con Sara Errani e Roberta Vinci. Che così ritornano insieme a un anno dalla mai spiegata (perché non spiegabile) separazione, in onore ai tanti anni di gloria comune e alla prospettiva olimpica. Non significa che diventino automaticamente la coppia da battere sul cemento brasiliano, ma due ragazze che hanno vinto cinque tornei dello Slam (realizzando fra l'altro il career slam, cioè almeno una volta ognuno dei quattro major) hanno una credibilità eterna. Difficile parlare della cause della separazione, visto che le dirette interessate se le sono sempre tenute per loro, facile invece osservare il cambio di status all'interno della coppia: se prima la più giovane Sara (adesso 29 anni contro 33 della Vinci) era la singolarista nettamente più forte, finalista al Roland Garros e con ambizioni ancora più alter, adesso è Roberta in un'altra dimensione: 7 contro 22, in un ranking WTA che vede ancora al numero 13 la Pennetta, ritiratasi a questo punto definitivamente (ma è sempre stata onesta, non dando speranze nemmeno ai suoi fan e andando contro anche alle pressioni familiari). La seconda certezza assoluta è che il nostro tennis a Rio non ha altre speranze e non le avrebbe nemmeno in caso di riconciliazione della Giorgi con la FIT: in qualche modo Errani e Vinci si sono sentite obbligate a questo salvataggio della patria. E quindi? Il doppio più bello della storia del tennis italiano non si è ricomposto, ma il presidente del CONI è riuscito a convincerle a regalarci e in fondo, perché no, a regalarsi, un ultimo urrah olimpico (con prove generali agli Open del Canada) in omaggio a ciò che è stato, con la vetta di Wimbledon 2014. Poi certi meccanismi non si possono ritrovare come per magia, quindi in ogni caso sarebbe vietato parlare di delusione per un'eliminazione prematura. In ogni caso meglio averle che non averle.