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Berlusconi ha deciso, il Milan ai cinesi e a Lippi

Dopo trent'anni finisce al Milan l'era di Silvio Berlusconi, che a meno di clamorosi colpi di scena nel prossimo fine settimana o al più tardi nella prossima metterà la sua firma sulla cessione del 70% della società rossonera a una cordata cinese i cui uomini forti sono Jack Ma, una fortuna (la seconda della Cina, parlando di imprenditori privati) fatta con l'e-commerce di Alibaba, e Robin Li, anche lui cinese diventato ricco grazie al web (Baidu e altro). Le anticipazioni del Corriere dello Sport e di Repubblica stanno trovando riscontri ai livelli più più alti, con il tavolo che a questo punto può essere ribaltato soltanto da Berlusconi. La differenza con il passato è che quasi nessuno adesso, fine aprile 2016, gli sta chiedendo di ribaltare quel tavolo, né in famiglia né nel mondo Fininvest-Mediaset. Ci sarà un periodo di transizione, sempre con Adriano Galliani al timone della società, in cui Fininvest rimarrà azionista di minoranza del Milan, ma al termine della stagione 2016-17 tutto passerà in mano cinese. Sempre se, e sottolineiamo se, Berlusconi non si tirerà indietro al momento di firmare. Quello che però interessa ai tifosi del Milan è il futuro sportivo della squadra, arrivata ai suoi minimi (non per il piazzamento, che è stato in certe stagioni anche peggiore, ma per l'ambiente di negatività irreversibile che si è creato) del trentennio. E questo futuro si chiama Marcello Lippi direttore tecnicoscenario che avrebbe cittadinanza anche con un ripensamento di Berlusconi visto che da mesi Galliani ha creato questo rapporto. Va detto che Lippi probabilmente direbbe sì anche ad un progetto berlusconiano di Milan dei giovani, dove fra l'altro avrebbe meno da rischiare come immagine. Quanto al nome di chi realmente siederà in panchina, in questo momento vale tutto (anche Brocchi, se in finale di Coppa Italia farà l'impresa). Il commissario tecnico campione del mondo 2006, stimato da Ma per gli anni passati con successo al suo Guangzhou Evergrande, torna così in pista con responsabilità dirigenziali, mentre il Milan passa a un gruppo con grandi disponibilità finanziarie, al punto che la valutazione globale data al club non è il miliardo di euro sognato da Berlusconi ma 700 milioni che con una squadra tutta da ricostruire sono un bel prendere. Cifra che corrisponde, aggiungiamo noi, quasi a quanto Berlusconi ha messo nelle varie ricapitalizzazioni: si potrebbe dire che, stando alle cifre ufficiali, alla fine la splendida avventura con il Milan gli sia costata quasi niente. Una grande epoca, piena di vittorie (le cinque Champions League su tutte) e di personaggi che hanno fatto la storia del calcio, si starebbe quindi per concludere. Le vittorie in Italia e in Europa forse torneranno in casa rossonera, di sicuro dopo Inter, Roma, Bologna, eccetera, un altro pezzo di Italia calcistica sta per essere venduto all'estero e non occorre essere particolarmente nazionalisti per considerarlo un brutto segno dei tempi.