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La prima volta del Bournemouth

Festa grande a Bournemouth, città sulla costa meridionale dell’Inghilterra: con il 3-0 rifilato al Bolton, il club locale è promosso in Premier League. O almeno, lo è di fatto, se non matematicamente, dal momento che a una giornata dalla fine ha tre punti di vantaggio sul Middlesbrough, ma una differenza reti  talmente confortante da potersi far sberleffo dell’aritmetica (sono 19 i gol che dovrebbe recuperare il Boro in 90’!). Un risultato sorprendente: dopo appena due anni tra i cadetti, i rossoneri - colori sociali presi in prestito nel 1971 dal Milan e poi non più molati - hanno spiccato il volo verso la vetrina più prestigiosa, approdando per la prima volta al gradino più alto del calcio inglese, 116 anni dopo la fondazione del club. L’ascesa. Un’occhiata rapida alla storia recente è sufficiente per capire la portata di questa scalata, dal quasi fallimento alla rinascita e il raggiungimento dei piani alti: nel 2007-08 il club era sommerso dai debiti tanto da subire una penalizzazione di 10 punti in campionato; l’anno seguente arrivò quartultimo in League Two, nel quarto gradino del calcio inglese. Nel 2010, il primo passo in avanti, con la League One di nuovo raggiunta; nel 2011 i play-off per andare in Championship persi ai rigori con l’Huddersfield; nel 2012 una stagione piuttosto anonima; nel 2013 la promozione, grazie anche ai venti gol messi a segno da Brett Pitman, l’idolo locale, prodotto del vivaio, numero 10 della squadra e ancora oggi nei ranghi di Eddie Howe; nel 2014, una prima stagione in Championship chiusa a metà classifica; e finalmente, nel 2015, il sogno divenuto realtà, con il secondo posto alle spalle del Watford e un posto garantito tra le migliori venti squadre d’Inghilterra. I protagonisti. L’uomo che ha concretizzato questo inatteso risultato è Eddie Howe, tecnico di 37 anni ma con tanti successi già alle spalle: nel 2008 è arrivato al Bournemouth, per lasciarlo nel 2010-11, a stagione in corso, per accasarsi al Burnley; nel 2012-13, di nuovo a stagione iniziata, il percorso inverso, col ritorno a casa. Howe fu infatti una bandiera del club rossonero già da giocatore: vi militò dal 1994 al 2002 e dal 2004 al 2007. La forza della squadra da lui assemblata è nell’attacco, il migliore del campionato: al momento sono 95 le reti messe a segno  dal Bournemouth, con picco raggiunto nell’8-0 in trasferta rifilato al Birmingham City, record per la società.  E ben quattro sono i giocatori in doppia cifra: il bomber Callum Wilson ha realizzato 20 reti, il trequartista francese Yann Kermorgant 15, il già citato Brett Pitman e l’ala scozzese Matt Ritchie 13; ci sarebbe anche il trinidadiano Kenwyne Jones, ma in realtà dei suoi 12 gol stagionali, solo uno è stato segnato con la casacca del Bournemouth, dove è in prestito da marzo (gli altri 11 li realizzò con quella del Cardiff). Ma tanti altri sono i protagonisti di questa promozione, dal portiere polacco ed ex fiorentino Artur Boruc al centrocampista irlandese Harry Arter, dall’ala sinistra Marc Pugh al difensore centrale e capitano Tommy Elphick, leader di una retroguardia che sa farsi valere, visto che è la seconda meno battuta della Championship. Altro uomo-chiave dei Cherries, il meno romantico di questa bella storia proveniente dal calcio inglese, è il ricco e misterioso presidente russo Maxim Demin, proprietario della ditta petrolchimica Wintel Petrochemicals, che fa capo a una società registrata nel paradiso fiscale di Guernesey. Demin vive in Svizzera, è allergico ai microfoni e raramente marca visita al Dean Court (stadio di appena dodicimila posti, sarà il secondo meno capiente della storia della Premier League). Chissà se la Premier League raggiunta lo invoglierà a farsi vedere più spesso. Giovanni Del Bianco