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La cattiva percezione di Inzaghi

Da bravo ex juventino, Adriano Galliani ha un'attenzione particolare per gli allenatori della sua ex squadra del cuore. Che, con l'eccezione del possibile concorrente Capello, ha spesso proposto a Berlusconi: con Ancelotti è andata benissimo a tutti, con Conte si è andati davvero a un passo dalla clamorosa firma l'anno scorso (prima ancora che nascesse l'opportunità azzurra in seguito al disastro mondiale), con Lippi l'ipotesi è sul tavolo ed è legata non tanto ai soldi quanto alla volontà del c.t. campione del mondo 2006 di non macchiare la sua carriera con campionati da mezza classifica che con i Bonera e i Cerci sarebbero quasi scritti. Allo stato attuale esonerare Inzaghi prima della fine del campionato significherebbe rinunciare a un prezioso parafulmini senza avere la certezza, che non darebbe nemmeno Guardiola, di migliorare il rendimento in campo. A giocare contro Inzaghi, dall'altro lato, non è tanto la visione della partite del Milan (baricentro basso, nessuna idea, attaccanti che devono coprire troppo campo, condizione fisica scadente, assenza di leadership dell'allenatore), ma la percezione di questo suo Milan che ha soltanto un punto meno di un'Inter dove pare sia in corso un mitico 'progetto'. La percezione è che in mano a Inzaghi questo gruppo di giocatori, già modesto di suo (del resto nessuno ti presta o ti regala elementi che hanno mercato), non migliorerà mai. In altre parole, la percezione è che Inzaghi non sia un allenatore da Milan e che la scommessa sia stata persa in maniera ben più rovinosa di quanto sia accaduto con Seedorf (del quale il Berlusconi di una volta, quello che giustamente ascoltava solo se stesso, avrebbe imposto la permanenza), quindi è logico che da qui a giugno ogni nome di allenatore disponibile possa essere sparato in prima pagina rispettando almeno il criterio della verosimiglianza, se non della verità. Situazione che si incrocia con quella di cambi nell'azionariato, foriera di articoli ancora più azzardati: dal messicano al libanese, dal qatariota al thailandese, il mondo è sì pieno di gente interessata al Milan ma non certo a spendere 300 milioni di euro per contare zero e ricapitalizzare ogni anno. L'unica via di uscita è che Berlusconi venda tutto e bene, facendosi ricordare per le tantissime vittorie e per uno spirito del tempo che non potrà più tornare, né con lui né con altri. Inzaghi sarà invece ricordato come un grande attaccante. Twitter @StefanoOlivari