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La Serie A ricca a sua insaputa

La percezione di tutti è che il calcio italiano sia sempre più povero, di idee e di soldi, ma alcune statistiche farebbero pensare il contrario. Nell'ultimo report BIG 5 Transfer Window Analysis, curato dalla FIFA, vengono presi in considerazione tutti i trasferimenti riguardanti il calciomercato di riparazione dei principali cinque campionati del mondo (Inghilterra, Germania, Spagna, Francia e Italia) e per quanto ci riguarda i nostri club hanno speso in gennaio 64 milioni di dollari, più del doppio rispetto ai 31 milioni dello scorso anno, con un numero di trasferimenti simile: in teoria quindi dovrebbero essere arrivati dei fenomeni... Sempre con riferimento all'Italia, le commissioni ufficiale dei procuratori per le operazioni di gennaio ammontano a 7,9 milioni di dollari, ma sono cifre da prendere con un numero industriale di molle, come sa chiunque abbia assistito a una trattativa. In totale nel calciomercato di riparazione 2015 i cosiddetti Big 5 hanno speso 466 milioni di dollari, con 452 trasferimenti internazionali in entrata (meno 2% rispetto all'anno scorso, ma più 36% come valore complessivo). Significativo che il 79% di questi trasferimenti, secondo FIFA TMS,  arrivi da paesi fuori dai Big 5. Poche nostre considerazioni. La prima: nessun fenomeno si trasferisce a metà stagione, tranne casi particolarissimi, quindi l'aumento (in Italia raddoppio) dei soldi spesi per mezze figure stride con la situazione generale. La seconda: chi compra spendendo cifre pesanti è facilmente tracciabile, visto che di solito fa parte di realtà regolamentate (e comunque dove il cartellino deve fare capo a un club), mentre è più nebulosa la situazione di chi vende. Di qui la necessità di avere il controllo su squadre, anche non di primo piano, dei Big 5 per poter triangolare in tranquillità quando la proprietà di un giocatore è condivisa, magari, tra un procuratore, un fondo, un club e suo padre. State pensando a qualche club in particolare? La terza: il report è interessante, ma non può entrare nel merito degli ingaggi (pubblici solo per le società quotate in Borsa) che ormai sono la principale voce di costo e a maggior ragione in un calcio dove il mercato è fatto da superprocuratori e da quei 30 club che mettono soldi, più o meno reali, nel sistema. Twitter @StefanoOlivari