Altro

La Cina Infront a noi

L'acquisizione di Infront Sports & Media da parte della holding cinese Dalian Wanda si presta poco a discorsi ideologici, al contrario di quanto avviene con gli investimenti nel calcio europeo a fondo apparentemente perduto di paesi islamici, ma molto a discorsi finanziari. Perché il gruppo attivo in tutto il mondo nel campo dei diritti tivù e delle sponsorizzazioni sportive è stato valutato il doppio (1,05 miliardi di euro contro 550 milioni) rispetto a 4 anni fa, quando fu acquistato dal fondo Bridgepoint. Segno che lo sport di alto livello è ancora sottovalutato, dal punto di vista del marketing, nel mondo come in Italia dove la filiale locale di Infront è consulente di FIGC, Lega e di molte squadre, fra cui Inter, Milan, Sampdoria, Genoa, Lazio e Palermo. In passato abbiamo scritto della follia, per non dire altro, dell'affidarsi ad un advisor per affrontare un mercato con pochi interlocutori come è quello italiano dove chi ha il prodotto-killer application può decidere la vita e la morte di un gruppo televisivo, ma evidentemente la Lega ritiene l'assunzione di un bravo dirigente più onerosa dell'affidarsi a terzi per vendere i propri gioielli alle solite Sky e Mediaset (presto forse unite, gli editorialisti alle vongole si dovranno ingegnare per spiegare ai telespettatori i vantaggi del nuovo soggetto), con aste i cui risultati vengono aggiustati se l'esito non è quello previsto. Detto questo, Infront, presieduta da Philippe Blatter (nipote di Sepp, ovviamente), ha dimensioni tali da rendere il mercato italiano importante ma non decisivo. In concreto, con l'arrivo dei cinesi, cosa cambierà per il calcio? Nell'immediato niente, fino al 2018 i giochi televisivi sono fatti in ogni caso. Il dopo è però molto interessante, visto che Dalian Wanda è da due settimane entrata nell'azionariato dell'Atletico Madrid (modello come scelta dei giocatori, non certo come trasparenza delle operazioni) con il 20% e che sta valutando altre realtà magari depresse ma con un buon pedigree nelle coppe europee (non fino al punto di comprare il Parma, però). Traduzione: sotto al naso di Platini grandi club, grandi network televisivi e grandi sponsor stanno apparecchiando quella Champions League stile NBA di cui si parla da decenni ma che per motivi politici mai si era trovato il coraggio di fare. Le federazioni nazionali sempre più deboli e screditate,  insieme alla stupida arroganza di altri continenti (la Coppa d'Africa a metà stagione è un buon esempio), aiuteranno il progetto almeno al pari dei capitali cinesi. Venendo invece al nostro orticello, è evidente che le squadre con partner Infront (tutte quelle citate prima, più vassalli e amici) voteranno in Lega in un certo modo quando si andranno a toccare temi televisivi, anche se non per questo si può dire che il campionato sia irregolare. Infatti Juventus e Roma, prima e seconda in classifica, risultano essere all'opposizione di questo assetto di potere politico-televisivo che attualmente è l'unica operazione calcistica davvero riuscita a Galliani. Twitter @StefanoOlivari