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Odegaard e la concorrenza ammazzata nella culla

Quanto spazio avrà Martin Odegaard nel Real Madrid? Quasi nessuno, se parliamo di questa e forse anche della prossima stagione, ma l'importante per Florentino Perez era averlo tolto agli altri grandi club europei dal punto di vista tecnico e soprattutto mediatico. Per una cifra risibile anche di questi tempi, cioè circa 4 milioni di euro (fonte AS), il Real si è così assicurato il sedicenne fenomeno norvegese, più giovane giocatore nella storia dei campionati Europei con la sua presenza contro la Bulgaria a 15 anni e 300 giorni di età. Una discreta notizia per lo Stromsgodset, che rischiava di perderlo per niente, una cattiva notizia per il calcio. Perché la bulimia dei grandi club sta distruggendo anche l'unica ragion d'essere dei medio-piccoli, cioè quella di puntare su giovani o su talenti sottovalutati. Odegaard sottovalutato non è, soltanto per Freddy Adu ci ricordiamo un pompaggio mediatico così insistente a 16 anni (il norvegese li ha computi lo scorso 17 dicembre) e non è andata alla fine benissimo: all'ultima rilevazione l'ora 25enne ex 'Nuovo Pelé' risulta senza contratto, dopo una dimenticabile esperienza in Serbia nello Jagodina. Però Odegaard è giovane e anche per uno della personalità di Ancelotti sarà difficile resistere alle pressioni ambientali per vedere all'opera, almeno nei finali di partite stravinte, il baby-fenomeno, al quale il Real ha dato un ingaggio da 2 milioni di euro lordi a stagione per 6 anni. Significativo che prima di firmare con i campioni d'Europa abbia visitato, almeno per educazione, i centri sportivi di Barcellona, Bayern Monaco e Liverpool (squadra di cui qualche mese fa si dichiarava tifoso, del resto in Scandinavia la Premier League è sacra), mentre un paio di anni fa sembrava vicinissimo al Manchester United. Tutte club, come del resto il Real, in cui non avrebbe avuto alcuna possibilità di giocare da titolare visto che a questi i giocatori offensivi (Odegaard può giocare in tutti ruoli dell'attacco, tranne che da punta centrale) non mancano di certo. Cosa vogliamo dire? Di sicuro che lo sviluppo fisico e soprattutto psicologico non assicura che un sedicenne fortissimo diventi un ventenne almeno forte. Ma questo è un problema degli Odegaard, che hanno fatto benissimo a salire sul treno del Real e a monetizzare, un minimo, già subito (nel calcio può succedere di tutto): facile fare i maestrini con i soldi degli altri. Il problema del calcio è invece che i grandi club e i grandi procuratori gestiscono un numero di calciatori così alto che la concorrenza viene ammazzata nella culla. Più di un tetto alle spese o alle rose, servirebbe un limite al numero di giocatori realmente controllati. Ma questo significherebbe secessione, un rischio che Platini non vuole correre.

Twitter @StefanoOlivari