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I nipoti di Giovinco ringraziano Beckham

Sebastian Giovinco è un ottimo calciatore, fra l'altro uno dei pochi rimasti in grado di dribblare l'avversario diretto, ma non rientra nei primi mille italiani di tutti i tempi. A livello Juventus è un'utile riserva, anche se ovviamente i bar e le redazioni sono pieni di gente che conosce il calcio meglio di Conte e Allegri... Come è possibile, seriamente, che sia diventato il giocatore italiano più pagato della storia? Non è il primo a lasciare una squadra in scadenza di contratto (quello con la Juventus scadrà il prossimo giugno), non è il primo ad andare nella MLS ancora nel pieno delle forze (ha 28 anni), non è il prima  sfruttare il traino di una squadra importante monetizzandolo in quello che tuttora molti addetti ai lavori considerano terzo mondo calcistico. E allora, come si spiegano gli 8 milioni e mezzo di euro a stagione per cinque stagioni del Toronto FC, che se fossero netti come è stato scritto lo metterebbero 2 milioni al di sopra di De Rossi, cioè il più pagato della serie A, e quasi in zona stella del Real Madrid? Intanto le cifre non sono ufficiali, anche se nella MLS lo diventeranno di sicuro: al momento questi soldi ci sembrano, secondo logica, al lordo delle tasse, visto che il giocatore più pagato nella storia della MLS, cioè Kakà, è arrivato a guadagnare al massimo 7 milioni lordi e spiccioli a stagione. È comunque una notizia che Giovinco sia stato valutato più di Kakà, da una squadra ricchissima (la Maple Leaf Sports & Entertainment è proprietaria di mille cose, dai popolarissimi Maple Leafs di hockey su ghiaccio ai Toronto Raptors della NBA, con il suo vero business che rimane l'immobiliare) e con grandi ambizioni, visto che l'anno scorso dalla Roma è arrivato un altro giocatore nel fiore degli anni come Michael Bradley. Ma Giovinco e i Giovinco delle prossime dieci generazioni non devono ringraziare solo Toronto, ma anche David Beckham, visto che proprio per il suo ingaggio da parte dei Los Angeles Galaxy fu introdotta la figura del cosiddetto 'designated player', cioè in pratica del giocatore che poteva essere pagato più di quanto non fosse consentito dal salary cap, in virtù del beneficio tecnico e  di immagine che portava a tutta la lega. Negli anni la regola è cambiata e di fatto nel 2015 i club possono ingaggiare al massimo tre designated player over 23 (il terzo pagando una sorta di luxury tax alla MLS) e altri under 23 ma in un budget prefissato. Senza addentrarci in tecnicismi, sottolineiamo una cosa molto importante: che la parte di ingaggio fino al massimo del salary cap (in euro circa 350.000 all'anno) viene pagata dalla lega, mentre la parte eccedente dai proprietari del club. Come a dire: bravi che fate un investimento che tornerà a vantaggio di tutti, ma se volete rovinarvi è un problema vostro. La limitazione a tre delle follie dovrebbe evitare disastri, ma non si sa mai. Di sicuro una MLS in grado di pagare queste cifre per una buona riserva rischia di fare più male al calcio italiano dei colpi stellari di Real Madrid e Barcellona. Oltre ai soldi di Giovinco, può essere utile ricordare la media spettatori delle partite al BMO Field: 22.086. In pratica come la serie A 2014-15, ma con tendenze opposte. Twitter @StefanoOlivari