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Il vecchio modello del Sassuolo

Il miracolo del Sassuolo tanto miracolo non è, visto che il decimo posto in classifica raggiunto dopo l'impresa di San Siro non è certo un record per una provinciale e soprattutto che l'equilibrio nel suo bilancio si basa fondamentalmente sulla megasponsorizzazione Mapei, a cifre (15 milioni di euro a stagione) da grandi storiche: in sostanza Giorgio Squinzi dà soldi a se stesso, come è sempre avvenuto nella storia del calcio quando una realtà ha voluto fare il salto di qualità e il suo proprietario non la vuole usare per altri suoi affari. Senza andare sugli scontati Paris Saint-Germain e Manchester City, basta pensare al modo in cui Juventus, Inter e Milan hanno conquistato il 75% del tifo italiano: non per la grande simpatia che emanano, ma perché per decenni i loro proprietari hanno pompato soldi esterni al sistema per le motivazioni più varie (vanità personale, pubbliche relazioni, a volte anche tifo) ma non certo per guadagnarci direttamente. Squinzi, da grande industriale quale è, già con il decennio da protagonista nel ciclismo (finito nel 2002, proprio quando è entrato nel calcio) ha capito che è meglio investire 10 in un colpo solo che 4 volte 2,5 e si è comportato di conseguenza. E da imprenditore decisionista, pur essendo milanista non ha ceduto alla tentazione di farsi rifilare il 40% delle azioni del Milan per contare (come è ovvio dove comanda Berlusconi) meno di zero. Meglio tenersi in tasca i 300 milioni di euro di cui si parlava ed usarli con oculatezza per un altro tipo di progetto. Gli italiani di un Sassuolo peraltro quasi tutto italiano sono in media il gruppo italiano più forte della serie A, fatta eccezione per la Juventus (che infatti del Sassuolo è partner privilegiato), al di là di Zaza e Berardi, il pagamento puntuale degli stipendi non potrà che attirare giocatori di un livello anche superiore. E quindi? Tutti i discorsi sulla bella e sana provincia italiana o su Di Francesco miglior figlio di Zeman (cosa fra l'altro vera) sarebbero ridicoli se non ci fosse qualcuno a mettere nell'impresa competenza e soprattutto soldi. Lo Squinzi della chimica e di Confindustria è un imprenditore, quello del Sassuolo un signore di 71 anni che si diverte senza spendere troppo. Twitter @StefanoOlivari