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Conte il mendicante

Il commissario tecnico della Nazionale davvero non si meritava l'umiliazione di dover chiedere per favore, quasi mendicare, due giorni di stage alle società e in sostanza ai suoi colleghi. Perché a questo si riducono le sue richieste, visto che tutte le altre (dai giorni in più di allenamento prima di Croazia-Italia del prossimo 12 giugno alle tre settimane di lavoro prima dell'Europeo francese del 2016) riguardano periodi senza calcio di club. Insomma, Conte non ha certo chiesto la luna. Però all'incontro con gli allenatori di serie A, con gli assenti dalla parte del torto (Garcia e Mancini, per quanto sostituiti, più Zeman, Benitez e Sarri), i buoni propositi post fallimento mondiale si sono rivelati per quello che sono, cioè buoni propositi e basta. Con Allegri che, fra le righe ma nemmeno tanto, gli ha ricordato che il Conte allenatore della Juventus non è che brillasse nel venire incontro alle esigenze di Prandelli, anzi. Ognuno come è logico fa i propri interessi del momento, anche se non si capisce come due pomeriggi di allenamento in meno in un anno (che poi diventerebbero allenamenti a Coverciano, non vacanze) possano rovinare una stagione. A dirla tutta, ci vorrebbe un presidente federale in grado di dire ai club 'Si fa così e basta', mentre la cambiali di Tavecchio sono così tante che non può andare oltre qualche dichiarazione di principio. Di sicuro in questo momento gli interessa molto di più la situazione di Macalli, traballante come presidente della LegaPro dopo la mancata approvazione del bilancio e la sfiducia di 40 club, che l'assorbimento della filosofia di Conte da parte di Rugani o Florenzi. Comunque le dimissioni di Conte entro giugno sono quotate a 3,20, che in termini probabilistici (grezzi, essendoci parte dell'aggio del banco) significa che chi per mestiere è costretto a valutazioni oggettive sul calcio pensa che a giugno l'Italia avrà il 31% di possibilità di avere un nuovo c.t. , con Conte spendibilissimo sul mercato italiano e internazionale visto che c'è sempre un grande club reduce da un fallimento. Dopo l'ingaggio pagato per due terzi dallo sponsor, come in Formula Uno (che infatti non è uno sport), le dimissioni senza aver disputato nemmeno una fase finale di un grande torneo sarebbero un altro record per l'era moderna (quelle di Fulvio Bernardini furono causate da problemi di salute). Insomma, si può sempre fare di peggio. Twitter @StefanoOlivari