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Il posto di Lippi nella storia

Redazione

4 novembre 2014

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Scindere la storia di Marcello Lippi da quella della Juventus è un'operazione priva di senso. Anche se adesso che l'allenatore si è ritirato dall'attività, dopo la conquista di un altro titolo cinese con il Guangzhou (starring anche Gilardino e Diamanti), qualcuno ci sta provando nel tentativo di dare un supporto oggettivo a giudizi che in fin dei conti sono soltanto simpatie e antipatie personali. Sarebbe come giudicare la carriera di Alex Ferguson fuori dal Manchester United (sì, il suo era un bell'Aberdeen, però...) o quella di Brian Clough fuori dal Nottingham Forest. Più dei tanti tecnici che hanno fatto bene in un solo contesto di alto livello, da Sacchi a tutti gli altri, Lippi ha un trofeo che si chiama Coppa del Mondo e che tuttora, pur svalutato dalla Champions League, rimane secondo noi e qualche altro miliardo di persone il passaporto per l'immortalità sportiva. Una coppa conquistata con una squadra di solidità incredibile (2 gol subiti in 7 partite: autorete di Zaccardo contro gli USA e rigore di Zidane in finale contro la Francia) e senza nessun vero trascinatore o bomber baciato dal dio del calcio: insomma, un successo dove la percentuale di Lippi è stata superiore a quella dei tempi juventini. Quale è quindi il posto di Lippi nella storia del calcio, almeno in quella italiana? Al netto del giudizio sulle frequentazioni, quasi al livello di Bearzot: che nei club non è esistito, non avendoci mai nemmeno provato, mentre Lippi ha con la Juve vinto tutto, ma ha al suo attivo ha due grandi Mondiali e un'eliminazione agli ottavi. Entrambi sicuramente sotto Pozzo, ingiustamente storicizzato come un 'motivatore' e basta, hanno come concorrenti italiani, se parliamo di vittorie, Carlo Carcano, Nereo Rocco, Helenio Herrera, Giovanni Trapattoni, Fabio Capello e Carlo Ancelotti. Come meteora, di grande importanza nella storia del calcio ma con poca fortuna in Italia, Bela Guttmann. Come personaggi di culto, capaci di dare tutto in pochi anni, Arrigo Sacchi e José Mourinho: uno perché effettivamente è durato 3 anni, l'altro perché dopo 2 stagioni ha salutato l'Italia. Più per avere segnato un'epoca tattica che per le vittorie (meno trofei di Mancini o Conte, per dire), Nils Liedholm. Come innovatore, apprezzatissimo anche da Pozzo, e anche vincente in diversi ambienti Arpad Veisz. Di tutti gli allenatori citati solo Rocco, Herrera e Liedholm, hanno dimostrato il loro valore al di fuori di contesti di campioni, tutti gli altri o n0n sono mai usciti da un certo giro oppure hanno fatto male le poche volte in cui ci hanno provato. Come i sempre più numerosi (in ottobre raggiunti numeri clamorosi) simpatizzanti ed antipatizzanti del sito del Guerin Sportivo sanno, non ci piacciono le mezze misure, quindi questa è la nostra classifica assoluta riguardante gli allenatori della storia del calcio italiano, tenendo presente peso specifico delle vittorie (soltanto quelle italiane, se no Ancelotti, Mourinho, Herrera e Capello dovrebbero essere più avanti), personalità, capacità di innovare e segnare un'epoca. 1)Pozzo; 2)Rocco; 3)Herrera; 4)Lippi; 5)Bearzot; 6)Capello; 7) Sacchi; 8)Liedholm, 9)Mourinho, 10)Ancelotti. Tutto opinabile, chiaramente, senza contare che decine di allenatori magari migliori di quelli citati mai hanno avuto una grande occasione. Mentre è meno opinabile che di Lippi, nonostante l'immagine non certo di simpaticone, quasi tutti i suoi ex calciatori (anche quelli che hanno avuto problemi di scarso impiego con lui) parlino bene in pubblico e in privato. È una caratteristica comune a tutti i dieci della nostra classifica, non può essere un caso. Twitter @StefanoOlivari

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