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Conte, più sponsor che gioco

Dopo il Mondiale l'Italia aveva bisogno di aria fresca, ma finora quella arrivata da Conte e Tavecchio è stata simile all'aria che si respira in certe case di vecchi: chiuso, polvere, tristezza, astio nei confronti del prossimo. Per una volta però parliamo soltanto di calcio, dopo le poco esaltanti vittorie europee su Azerbaigian e Malta, anche se per ciò che si è visto a Palermo e a Ta' Qali il discorso potrebbe esaurirsi in poche righe. Il problema non è ovviamente il 3-5-2, roccia a cui il c.t. è attaccato come una cozza, perché con questo modulo e in gran parte con gli stessi giocatori la Juventus ha giocato per tre anni in Italia un calcio vincente ma anche spettacolare. Il problema è che in un girone modestissimo, dove basta arrivare secondi (alla peggio anche terzi), il commissario tecnico pagato dallo sponsor (come in Formula Uno) sta puntando solo al risultato sconfessando gli ultimi dieci anni azzurri, pieni di successi e di insuccessi ma mai grigi: da Lippi a Prandelli, passando per Donadoni e lo sfortunato Lippi bis, mai è mancata un'idea di calcio e una prospettiva di futuro. Per ritrovare un c.t. da risultato e basta bisogna risalire alla disastrosa gestione Trapattoni: erano gli anni dal 2000 al 2004, ma sembra di parlare dell'Ottocento. Questo non significa che Conte lasciando la Juventus sia diventato pauroso, ma solo che da uomo nel mirino (come tutti i c.t. da Pozzo ai giorni nostri) preferisce andando sul sicuro facendo magari qualche modifica per intenditori, destinata a non essere replicata nelle partite senza domani di un Europeo o di un Mondiale: non sapremmo come altrimenti definire la mossa di Darmian centrale difensivo di destra, a meno che non volesse suggerire (vista anche la presenza di Pasqual) una svolta verso il 4-4-2. Per il resto siamo alla classica convocazione mediatica dell'attaccante più in forma del momento, senza una reale fiducia (oggi Pellé, domani chissà) in prospettiva, e al centrocampo di buoni atleti con il regista che deve accendere la luce: per questo Pirlo e Verratti sono nella testa di Conte alternativi, al di là dell'evidente antipatia che il 'gruppo' ha nei confronti del giocatore del PSG, più volte visto sbracciarsi per indicare ai compagni le giuste distanze, confinato in un tic-toc ben diverso dal tiqui-taca (che necessita di almeno tre elementi con i piedi buoni) e simile a quello indimenticato del 'Principe' Giannini. Non siamo ancora al 'caso Verratti' che tanti giornalisti embedded potrebbero raccontare, magari lo faranno 5 secondi dopo l'uscita dall'Europeo con retroscena che 'tutti conoscevano', anche perché buoni consiglieri gli hanno detto che il tempo sta per decidere in suo favore (come del resto è logico): certo è che due allenatori bravi ma molto diversi come Prandelli e Conte hanno fatto giocare Verratti proprio perché non ne potevano a fare a meno... Aahh, il gruppo degli uomini veri! Non imputabile a Conte è invece l'assenza di italiani in grado di saltare l'avversario diretto, al punto che da rendere indispensabile la chiamata in azzurro di uno che nel suo club fa la riserva, come Giovinco (in formissima, fra l'altro, nonostante l'atteggiamento apparentemente svogliato). Stiamo soltanto fotografando il presente, magari a qualificazione acquisita o quasi Conte ci stupirà, ma per il momento ha voluto solo fare l'anti-Prandelli diventando però quasi una parodia di Mazzarri: dove prima c'era un'atmosfera sorridente adesso c'è il 'Noi contro tutti', dove prima c'era il centrocampo di tutti registi adesso c'è gente che copre e si inserisce ma che non sa dare un senso al pallone, dove prima il risultato era uno degli obbiettivi adesso è diventato l'unica cosa che conta. Con un grande rischio: non costruendo niente, anzi producendosi nella solita lamentela sul livello del calcio italiano, Conte per fare meglio della gestione precedente dovrà come minimo vincere l'Europeo. Da notare il suo grande stile (il solito, del resto) nell'esaltare il suo inizio di gestione confrontandolo al 'Disastro del Mondiale'. Finora comunque la Puma non ha fatto un grande affare e l'Italia nemmeno. Twitter @StefanoOlivari