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La critica involontaria di Tavecchio

Peggio di Carlo Tavecchio presidente della FIGC c'è soltanto la squalifica di sei mesi per razzismo che la UEFA gli ha comminato sulla base di una battuta. Intanto perché non si tratta di una vera squalifica, ma solo di una sanzione formale: per sei mesi il ras della LND dovrà solo rinunciare a presentarsi candidato in organismi o commissioni UEFA (come se qualcuno avesse richiesto a gran voce la sua discesa in campo) e a votare per conto dell'Italia il nuovo presidente del calcio europeo al congresso che si terrà a marzo. Ma anche qui c'è il trucco, visto che l'unico candidato è Michel Platini... Tavecchio potrà continuare a dirigere la federazione e ad andare tranquillamente al seguito dell'Italia nel temibile girone di di qualificazione a Euro 2016, caricando Conte e i nostri ragazzi contro Azaerbaigian e Malta. Insomma, patinate sul nulla. Questa pseudosqualifica (Tavecchio ha già detto che non farà ricorso, segno che tutto è stato patteggiato) è senza senso anche perché la famosa frase sul fantomatico Opti Pobà non è nemmeno tanto infondata. I club gestiscono i vivai in una logica solo affaristica, tanto per fare movimenti: per questo cento africani saranno sempre più convenienti di dieci italiani. Di certo Tavecchio non voleva criticare il sistema che lo ha eletto e che dal trading di medio-basso livello trae risorse e potere, ma solo fare una battuta in chiave demagogica (gli stranieri che tolgono spazio ai giovani italiani). Gli è venuto male tutto, finora. Ma la sua forza e la sua autonomia si sono intuite quando in mezzo alle polemiche per l'arbitraggio di Juventus-Roma non ha detto frasi da presidente federale, tipo 'Giù le mani da Rocchi', ma ha biascicato qualcosa sulla moviola in campo come l'ultimo degli ospiti del Processo di Biscardi. Twitter @StefanoOlivari