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La faccia simpatica del regista Lotito

Claudio Lotito viene presentato come il grande regista dell'operazione Tavecchio ed in parte la cosa è vera, nel senso che il presidente della Lazio si è sobbarcato il lavoro sporco: convincere le medie e le piccole di serie A (oltre a Inter e Napoli, i cui presidenti sono dediti soltanto ai propri affari: buon per loro, meno per i tifosi dei rispettivi club) a non saltare sul carro di Juventus e Roma, tenere a freno la B dello scalpitante Abodi (l'uomo che fra 2 anni succederà a Tavecchio, in una logica pacificatorio-democristiana), controllare la LegaPro dove Macalli non gode di unanimità di consensi. Senza dimenticare che Tavecchio i voti li avrebbe avuti in ogni caso, anche solo con il 51% delle inutili LegaPro e Lega Dilettanti. Il motivo per cui si esalta mediaticamente la figura di Lotito è però evidente. Facendo del colore non si deve parlare di Galliani e del modo in cui la Lega è stata gestita negli ultimi 27 anni e cioè dalla fine dell'era Matarrese: Nizzola, Carraro, lo stesso Galliani, un Matarrese bis depotenziato, fino ad arrivare a Beretta sono stati presidenti di garanzia, ma di garanzia per un blocco di potere ben preciso. Che ha condizionato scudetti (a rotazione) e soprattutto il modo in cui gli introiti televisivi sono stati spartiti, privilegiando i vassalli di stretta osservanza, trovandosi diviso (sulla forma, peraltro) soltanto in occasione del duello Tavecchio-Albertini. Lotito gioca consapevolmente con il macchiettismo, fra citazioni latine e giornalisti che ci cascano, però la realtà è che un condannato (anche in sede penale) per Calciopoli in sintonia con un altro condannato per Calciopoli abbia fatto eleggere presidente della FIGC che dovrebbe rilanciare il calcio italiano un condannato (non sportivo e nell'antichità) per reati fiscali che poi ha nominato coordinatore delle nazionali italiani un condannato (sportivo) per omessa denuncia. Tutta colpa di Godin. Twitter @StefanoOlivari