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La UEFA di Achille Lauro

Michel Platini ormai è un qatariota ad honorem, non solo per lo scellerato (ma nel suo caso onesto, in quanto dichiarato pubblicamente) voto a favore del Mondiale 2022 in un paese di 400mila abitanti (e con 50 gradi di temperatura in estate). Il delirio mondiale rischia di far passare sotto silenzio la riduzione nella riduzione delle sanzioni a Manchester City (qui non si parla di Qatar, ma di Emirati Arabi) e soprattutto Paris Saint-Germain per il mancato rispetto del fair play finanziario UEFA attraverso sponsorizzazioni tarocche (nel senso che i soldi erano veri, ma gli sponsor collegabili facilmente ai due club). Al di là delle sanzioni finanziarie, che comunque nei fatti saranno ridotte di due terzi, quelle tecniche prevedevano rose di 21 giocatori per la Champions League. Non una grande pena, visto che a calcio si continua a giocare in 11, ma i due club l'hanno comunque digerita male perché gli 8 giocatori obbligatori fra vivaio proprio e vivaio nazionale spalmati su 21 posti avrebbero significato 13 giocatori massimi da poter tesserare nel resto del mondo. Così la UEFA ha tirato fuori dal cilindro la precisazione che che soltanto 5 giocatori e non più 8 dovranno venire dal vivaio nazionale. Di più: di questi soltanto uno dovrà avere un passato nel vivaio del club. Insomma, un buffetto. E uno spot a favore dei furbi, che stavolta non sono italiani ma francesi, inglesi e arabi. Da ricordare quando si citano modelli presunti virtuosi, perché quasi in ogni caso si ricade nella logica del ricco che mette i soldi. Achille Lauro non era insomma meno moderno degli Al Thani.