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Redazione

2 maggio 2014

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Da cultore del mitico 'campo' Antonio Conte si è trasformato nel solito avversario della Juventus che si lamenta dell'arbitraggio, del campo, della sfortuna. È bastato chiudere l'Europa League in semifinale per ridare all'allenatore bianconero la dimensione umana del memorabile 'Ai ding zo' di Istanbul, perché l'allenatore è difficile da discutere se non tirando in ballo la grande balla della 'mentalità internazionale'. Al di là del fatto che non si capisce perché Amorin e Perez dovrebbero avere più mentalità internazionale di Pirlo e Pogba, o Jesus più dello stesso Conte, non ci sembra che fra Champions ed Europa League la Juventus sia stata peggiore che in Italia, se vogliamo parlare di partite viste e non di statistiche: sfortunata a Copenhagen, dignitosa con il Real Madrid, ha sbagliat

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