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Stelle comete – Mourad Meghni

Redazione

25 marzo 2014

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Tre anni fa all’incirca scrivevo questo, a proposito del fantasista algerino Meghni: “E’ notizia di pochi giorni fa che un talento come Mourad Meghni sia svincolato, una volta terminato il lungo contratto che lo legava alla società capitolina della Lazio. Una lunga storia con i biancocelesti, come quella che visse con il Bologna, la squadra che lo lanciò nel grande calcio. Sembra ieri, e invece sono passati 10 anni! E il franco-algerino è rimasta una promessa, mai del tutto mantenuta, anzi, diciamo pure disattesa in pieno. A 27 anni Mourad Meghni è un giocatore libero, che ha già un grande futuro alle spalle, ma allo stesso tempo la possibilità di crearsi un nuovo avvenire. D’altronde il recente esempio di Rigoni, trascinatore a 31 anni del Novara, neo promosso in serie A, sembra poter dimostrare che il calcio sa anche dare una nuova chance. Certo, ci vuole anche una buona dose di fortuna ma soprattutto la giusta determinazione, la volontà, la passione, quella che ti fa andare avanti dritto per la tua strada e ti aiuta a rialzarti dopo i momenti più difficili” Ovviamente poi, Meghni non rimase fermo a lungo, in un’epoca in cui se hai il procuratore “giusto” un ingaggio, magari esotico, lo riesci pur sempre a trovare. E nel suo caso si trattò del classico “prendere o lasciare”: una proposta di quelle faraoniche che solitamente si accettano di buon grado quando si guarda già indietro alla propria carriera, non “nel mezzo del cammin di nostra vita” calcistica. Per farla breve, perché di calcistico, in senso tecnico, c’è poco di rilevante, Mourad iniziò nel 2011 la sua avventura in Quatar, dapprima all’Umm-Salal, dove almeno dimostrò di voler andare a giocare per divertirsi (e non solo, come fanno i campioni attempati che transitano da quelle parti, a “svernare” per così dire), segnando 22 reti in 14 partite, con una doppietta in poco più di 5 minuti al suo esordio assoluto in Coppa, mentre in campionato fece ancora meglio, siglando ben 4 reti al debutto! L’anno successivo andò in prestito alla più quotata società dell’Al-Kohr (frenato da un infortunio, si fermò a 7 reti in 5 gare), mentre dal 2012 milita con buoni esiti a Doha, nel Lekhwiya. Ma appunto, riavvolgendo il nastro dei ricordi, la sua carriera avrebbe potuto prendere una piega ben diversa, se è vero che, dopo aver trionfato con la nazionale giovanile francese, diciassettenne, in una squadra i cui fiori all’occhiello erano i due attaccanti (il fantasista del Le Havre Anthony Le Tallec e il velocissimo Sinama-Pongolle), sbarcò a Bologna per disputare il campionato nazionale Allievi. Da tempo la squadra emiliana non primeggiava a livello giovanile, ma nemmeno era competitiva se paragonata a fertili vivai come quello dell’Atalanta, dell’Empoli o delle Big. Invece, in una compagine infarcita di stranieri, con poche eccezioni come il goleador Luigi Della Rocca (anch’egli deludente in carriera dopo i buoni esordi in prima squadra), Meghni assunse i panni del leader, del trascinatore, e soprattutto del dispensatore di giocate preziose, tocchi geniali e gol bellissimi che avevano fatto spendere a molti addetti ai lavori l’impegnativo soprannome di Petit Zizou (stesso ruolo in campo, stessa nazionalità e stessa origine africana). Le porte del grande calcio sembravano spalancate per il piccolo fenomeno, capace di schiantare la Roma nella finalissima degli Allievi (giocò contro futuri campioncini come Aquilani, Corvia, Ferronetti e l’ormai famosissimo, suo malgrado, portiere Paoloni). Subito in gol nelle prime apparizioni in serie A, presto a suo agio al cospetto di rudi difensori. L’anno successivo però non ci fu la conferma, il miglioramento tanto atteso… anzi la baby squadra fu smantellata di sana pianta: gli africani poi divenuti professionisti Bangoura e Diagouraga, l’attaccante svedese Runstrom passato alla Viola e poi persosi, il mediano Consolini, protagonista a Sassuolo, l’ex napoletano Terzi, il regista Loviso, il centrale brasiliano Clayton, passato al Milan e poi espresso pienamente al Varese, fino all’odierno approdo al Chievo. Solo Meghni e Della Rocca ebbero qualche chance ma la maturazione fu tardiva. Il francese cominciò ad apparire timido e impaurito (d’altronde aveva appena 19 anni). Qualche lampo del suo talento lo fece intravedere, entrò a far parte dell’Under 21 francese, ma nel frattempo i vecchi compagni dell’Under 17 erano cresciuti tantissimo a livello professionistico, giocando già a buoni livelli nella massima serie. La Lazio fece un affare nell’acquistarlo ma in biancoceleste solo raramente il buon Mourad mostrò il suo talento, limitandosi al compitino, perdendo via via quella fiducia necessaria ad ogni calciatore per affermarsi a buoni livelli. Impiegato part-time da mezzapunta, trequartista, ala alla bisogna, non convinse mai nessuno tra i molti tecnici susseguitisi alla guida della Lazio. La sua partita migliore rimane quella in Champions League dell’edizione 2007/08, dove fece un grande assist vincente a capitan Rocchi. Poi gli infortuni (una costante nella sua giovane carriera) cominciarono a tormentarlo sempre più, fino a compromettergli un paio di stagioni. Musulmano e sempre attaccato alle sue radici, fece la Grande Scelta di optare per la nazionale algerina (anche perché il treno per i Blues era ormai sfrecciato davanti a lui) e finì per diventare presto uno dei giocatori della sua rappresentativa, mostrando un livello superiore a quello di molti altri suoi compagni. Pre - convocato per il mondiale sudafricano, sembrava davvero pronto a prendersi ogni rivincita; invece il destino ci mise del suo, con un nuovo grave infortunio che in pratica gli fece saltare la manifestazione iridata. Fuori gioco, finì suo malgrado sempre più ai margini della squadra laziale, anche perché nel frattempo mister Reja sembrava aver davvero trovato l’assetto vincente per far volare la Lazio, giunta quinta in campionato, perdendo l’ultimo treno per la Champions solo per differenza reti. (Gianni Gardon)

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