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Il daltonismo della Fifa

Tra le nuove norme Fifa ce n’è una che sta cambiando i connotati alle divise delle nazionali (forse l’oggetto più sacro per il tifoso): quella che i pantaloncini debbano essere dello stesso colore (o simile) della maglietta, per far sì che non ci sia confusione cromatica in campo. Chiari contro scuri, non ci sono vie di mezzo. In questi giorni l’Adidas sta presentando le divise per i prossimi Mondiali dove avremo la Germania in versione Real Madrid, con la maglia bianca e i pantaloni bianchi (foto sopra), la Russia interamente bordeaux, l’Argentina che saluta i pantaloncini neri in favore di quelli bianchi. Gli storici pantaloncini blu del Brasile? Eliminati: pare che i verdeoro si presenteranno al Mondiale coi calzoncini bianchi, come è avvenuto spesso nella scorsa Confederations Cup. La Spagna avrà i calzoncini blu o azzurri? Macché! Rossa dalla testa ai piedi, modello Liverpool. L’Italia sarà interamente azzurra (ultimamente un’abitudine; così la squadra di Lippi ha trionfato a Berlino nel 2006): un’eventuale sfida tra la compagine di Prandelli e quella di Del Bosque sarà trasformata dunque in un rivoluzionario biliardino gigante con i calciatori in movimento. I mali del calcio non risiedono certo nella Germania priva dei suoi caratteristici calzoni neri, certo. Ma perché violare la storia e decenni di tradizione? Possibile che il completo “spezzato”, che non dava problemi nemmeno ai tempi della tv in bianco e nero, all’improvviso debba venir messo al bando? Finché siamo di fronte al colore dei pantaloncini, tutto sommato, possiamo persino soprassedere. Ma dall’Inghilterra provengono esempi, quelli di Cardiff e Hull City, da mani nei capelli. È ormai arcinoto il passaggio dal blu al rosso della maglietta del Cardiff, imposto nel 2012 dal nuovo proprietario, il malese Datuk Chan Tien Ghee. Dicono dal marketing che con il rosso (che è il colore del Galles) si allargherà il bacino d’utenza anche fuori da Cardiff, in modo da rappresentare l’intera nazione gallese, con tanti saluti alle altre realtà del luogo, come lo Swansea. Più recente è il caso dell’Hull City, che non riguarda la storpiatura della maglia, ma addirittura quella del nome: il presidente Assem Allam ritiene la parola “City” troppo abusata e vuole sostituirla sin dall’anno prossimo con “Tigers” (la tigre è il simbolo del club). E suo dire, ci saranno altri club in seguito che prenderanno spunto e cambieranno il loro nome, vedendo la Premier League come l’Nba: gli Hull Tigers non sfigurerebbero tra i Chicago Bulls, i Toronto Raptors e i Charlotte Bobcats. Inutile dire che sia i tifosi del Cardiff che quelli dell’Hull City sono furibondi per le nuove politiche dei rispettivi proprietari, ma le proteste non smuovono i proprietari. “Nobody questions my decisions in my business” (“nessuno mette in dubbio le mie decisioni negli affari”), ha dichiarato Allam, dimostrando scarso interesse per la storia e una considerazione nulla per i tifosi. Già, in fondo, chissenefrega dei tifosi? Giovanni Del Bianco twitter: @g_delbianco