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Loro di Napoli

Parlamentari, giornalisti, preti, tuttologi: tutti uniti contro il grande corruttore dei giovani italiani, Mario Balotelli. Se non ci fosse di mezzo la lotta alla camorra, la vicenda del tweet dell'attaccante dal ritiro azzurro e delle relative reazioni sarebbe da seppellire con una risata di scherno nei confronti di un sistema politico e mediatico che ha i suoi 'giusti' e i suoi 'sbagliati' a prescindere. Ne parliamo perché alla fine c'è andata di mezzo la Nazionale e quindi il calcio, al punto che mentre scriviamo queste righe è probabile l'esclusione di Balotelli dall'undici di partenza contro l'Armenia. L'ennesima mossa etico-pubblicitaria di Prandelli o una scelta tecnica? Contando zero la partita è poco importante anche la risposta. Certo è che un tweet in cui Balotelli invitava a ricondurre tutto al pallone si è trasformato in un crimine: come se ogni volta che si va a Napoli fosse obbligatorio dire qualcosa sulla camorra, come se Napoli fosse solo camorra e anti-camorra. Più che l'oro di Napoli, quindi, 'loro' di Napoli. Considerando che a fuoriclasse azzurri del passato sono state perdonate porcherie immonde, questo atteggiamento quasi unanime della sedicente elìte fa impressione. Ovviamente la gente vera la pensa in tutt'altro modo: all'arrivo della Nazionale alla stazione di Napoli si sono viste scene che nemmeno per i Beatles negli anni Sessanta, per un giocatore che non gioca nel Napoli e presumibilmente mai ci giocherà (la grande operazione Vendi-Mario all'estero è già iniziata, 4-5 gol al Mondiale e il record di Bale sarà superato). Con tanto di telecamere e microfoni branditi come bazooka a un millimetro dalla faccia del giocatore, che ne ha scostato uno con una mano. Seguita bene la scena grazie a RaiSport, con quel gesto di insofferenza che poi nei titoli si è trasformato in 'aggressione ad un operatore'. Il modesto doppio impegno dell'Italia è stato sufficiente per tenere 'basso' il numero di San Siro riabilitato dalla Corte Federale per ulteriori valutazioni circa l'applicabilità della norma tutta italiana della discriminazione territoriale. L'orientamento della Figc è quello di non chiudere gli interi stadi in caso di recidiva, orientamento che è emerso però solo perché ad essere squalificato è stato lo stadio del Milan e non del Chievo, ma solo i settori da cui sono arrivati i cori. E se i cori, come spesso avviene, vengono tirati fuori in trasferta? Problema nel problema: che differenza c'è fra coro campanilista e insulto territoriale? E' chiaro che un coro identitario è sempre 'contro' qualcuno che ha un'altra identità. Il politicamente corretto ci ha anche in questo caso fatti infilare in un vicolo cieco, con l'aggravante degli ultras riportati in prima pagina. Max Allegri è un allenatore con la scadenza certa: giugno 2014. Ma si può rischiare la panchina a stagione in corso dopo tre anni di buono e a volte ottimo lavoro, solo per una sconfitta in un'amichevole giocata con la squadra B? Si può, se la stagione è iniziata con il piede sbagliato (trasferimento alla Roma saltato per avere preteso una buonuscita dal Milan) e se ti hanno infarcito la squadra di mezzi giocatori e di campioni come Kakà che il meglio l'hanno già dato e per i quali si susseguono voci sempre più allarmistiche? Si può, se la Roma si confermerà sul passo attuale ancora per qualche settimana. Galliani, che giustamente considera il terzo posto da Champions League più importante di qualsiasi altra cosa (non solo per gli incassi diretti, ma per l'indotto pubblicitario e di immagine), era consapevole della forza di Juventus e Napoli e pensava di potersi gestire a forza di rigori di Balotelli, ma i giallorossi potrebbero, per un crudele scherzo del destino (con un minimo di lungimiranza adesso Allegri sarebbe al posto di Garcia), segnare il futuro dell'allenatore livornese. Se a dicembre la distanza dal terzo posto dovesse essere siderale Berlusconi e Galliani, con due mesi per preparare i teorici ottavi di Champions League, potrebbero avere la tentazione di giocarsi subito una delle due carte che hanno in mano: Seedorf (Berlusconi) o Inzaghi (Galliani). Gli esoneri a stagione in corso raramente hanno detto bene al Milan berlusconiano, ma è uno scenario di cui ad Arcore si è parlato. Ci eravamo riproposti di non parlare della vendita dell'Inter fino all'insediamento di Thohir o di chi per lui, ma la situazione è così assurda che non si può non sottolinearla. Anche adesso che siamo agli annunci. Da una parte un Moratti che non voleva realmente vendere e che poneva sempre nuovi paletti, vagheggiando di poter essere ancora 'Moratti' con il 30% delle quote azionarie e di riservare un ruolo operativo al figlio Angelo Mario, finora non distintosi per particolari capacità. Dall'altra Thohir e soci che non volevano rischiare di fare i ricchi scemi, così per non passare per scemi si sono finti anche meno ricchi: alla fine i soldi veri, accollamento dei debiti e delle garanzie escluso, che tireranno fuori gli imprenditori indonesiani non saranno più di 50 milioni di euro, al punto che vari interpreti di Moratti stanno mettendo in giro la teoria che questi 'nuovi' non abbiano soldi da spendere. Non era poi così strampalata l'idea dell'ex presidente Pellegrini di mettere insieme una cordata italiana, per non dire milanese. Al di là dell'annuncio ufficiale (che dopo le parole di Moratti sembra imminente, davvero questione di ore, visto che le firme sono arrivate nella notte), sul piano personale Moratti era costretto a vendere. Ma come spesso gli è capitato per i calciatori lo ha fatto nel modo peggiore. Twitter @StefanOlivari