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Il modello italiano

Qual è il miglior campionato al mondo? Avendo pochi secondi a disposizione verrebbe da rispondere di istinto 'Premier League', ma la risposta deve essere supportata da cifre. Ci ha provato nei giorni scorsi Unibet, che ha messo a confronto proprio la Premier League, la Serie A, la Liga e la Bundesliga secondo diversi parametri oggettivi: successo di pubblico, ricavi, risultati e spese per i tifosi. Per quanto riguarda il primo parametro, la Premier League domina a livello di amici-fan su Facebook e di follower su Twitter (rispettivamente 5.800.000 e 2.053.000), con numeri che sono quanto quello dei tre concorrenti messi insieme: Liga (2.200.000 e 965.000), Bundesliga (770.000 e 80.000) e Serie A (952.000 e 52.000). Merito non solo del valore del campionato inglese, ma anche direttamente... dell'inglese. Lingua del mondo più di quanto non lo siano le altre, situazione che non sembra destinata a cambiare nei prossimi secoli, anche se non si sa mai. Per non parlare della cura che viene dedicata al tifoso-cliente, che l'attenzione al mondo social (dove il guadagno non è diretto) testimonia. Quanto agli spettatori allo stadio, qui domina la Bundesliga con 42.561 a partita, davanti alla Premier League a 35.817, alla Liga (27.514) e a noi (23.286). Alcuni dirigenti italiani, sentiti con le nostre orecchie in Lega, dicono cose del genere 'Ma cosa vuoi che faccia uno a Gelsenkirchen se non andare alla partita?', pur vivendo in città dove l'unica attività culturale è lo struscio sotto i portici. La partita nemmeno comincia quando si parla di diritti televisivi, peraltro direttamente proporzionali (le tivù non fanno beneficenza) agli ascolti: Premier League 1,96 miliardi (miliardi) di euro all'anno mettendo insieme i vari proventi tivù nazionali ed esteri, serie A 840 milioni, Liga 644 e Bundesliga 485. Impressionanti gli ingaggi medi dei calciatori, calcolati da Unibet al netto (quindi in Italia il lordo sarebbe quasi il doppio): 2,7 milioni in Inghilterra, 1,9 in Spagna, 1,6 in Germania e 2,1 in Italia (dove il più pagato è Daniele De Rossi, con 6,5 milioni netti a stagione). In altre parole, il livello medio di un calciatore che gioca in Italia è superiore a quello del suo collega in Spagna o in Germania, se vogliamo dare al mitico 'mercato' almeno il valore di indicatore. Soldi che arrivano dalle televisioni ma anche dallo stadio, per questo è interessante confrontare il prezzo medio di un abbonamento per il settore più popolare degli stadi: 543 euro in Inghilterra, 269 in Bundesliga, 240 nella Liga e 190 da noi. Traduzione nostra: in Inghilterra ci si sta avvicinando a un modello NBA, il calcio come spettacolo e come evento, con una lenta ma costante mutazione della composizione per classi sociali del pubblico. Più soldi televisivi, più attenzione al (e dal) resto del mondo, investitori giganteschi: a occhio in Premier League dovrebbero giocare tutti i principali campioni, al di là del livello medio. E invece... Prendiamo in considerazione l'undici ideale scelto dal 2005 da parte della FIFPRO, cioè il sindacato mondiale dei calciatori professionisti. In questa sorta di nazionale del mondo, negli ultimi otto anni, sono stati 'convocati' 46 giocatori della Liga, 18 della Premier League, 13 della Serie A e... 0 (zero!) della Bundesliga. Non sorprende quindi che i titoli europei (Champions e Coppa Uefa/Europa League) degli ultimi 10 anni rispecchino il valore dei giocatori: 8 a squadre della Liga, 4 alla Premier, 3 alla serie A e 1 alla Bundesliga. Non è una grande scoperta, ma è giusto ribadirlo: i campioni trainano i giocatori mediocri, mentre una squadra tutta di giocatori 'soltanto' bravi non può aspirare ai massimi traguardi. E quindi? Nonostante gli stadi semideserti o rimpiccioliti per farli sembrare pieni (la Juventus di Platini giocava in uno stadio del 50% più capiente di quello in cui si esibisce la Juventus di Pirlo, e stiamo parlando dell'unico impianto di proprietà: gli altri fuori concorso per manifesto parolaismo...), nonostante i diritti televisivi che potrebbero dare di più (ma con una consulente come Sabina Began la Lega può continuare ad avere fiducia nella Infront), nonostante i debiti insostenibili per chi, da Moratti ai livelli più bassi, ha letteralmente finito i soldi, la serie A continua ad avere un livello tecnico medio secondo solo alla Premier League e comparabile con quello della Bundesliga. E campioni comunque non distanti da quelli della Liga, o per meglio dire di Real Madrid e Barcellona. Il disfattismo è senza senso, così come la corsa frenetica all'aumento dei ricavi per farseli mangiare da nuove spese. Il calcio sostenibile è quello della Bundesliga, che però (lo dicono i calciatori) i campionissimi o non li ha o non riesce a trattenerli. Ma noi non siamo tedeschi. E nemmeno americani: da 326 partite la Nebraska University con le partite casalinghe della sua squadra di football (non calcio, precisiamo) fa registrare il tutto esaurito, in uno stadio che da circa 30mila posti è arrivato nel corso dei decenni ai 91mila dei giorni nostri. Dal 1962, come se l'Inter avesse lo stadio pieno dai tempi di Picchi e la Juventus da quelli di Sivori. Insomma, non dobbiamo confrontarci con altri mondi. Ma la Premier League, pensando ai rapporti di forza degli anni Ottanta, si può avvicinare. Twitter @StefanoOlivari