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Obbligati a fare Ferguson

La nuova serie A fa sognare meno di quella vecchia: mentre tutte le squadre stanno per tornare al lavoro un solo giocatore di grande livello (parliamo di status, poi chissà magari che fenomeni stanno per esplodere), Carlos Tevez, è arrivato in Italia e nelle prossime settimane non appare probabile l'ingaggio di altri del suo rango. Le potenzialità finanziarie del calcio italiano 2013 sono queste, inutile rimpiangere i tempi in cui i migliori calciatori del mondo, da Zico a Maradona, accettavano le proposte anche di nostre squadre di bassa classifica: adesso i soldi stanno da altre parti, senza che la serie A abbia colpe specifiche. Se Mediaset è in crisi, la Saras non distribuisce utili da anni, i giochi di Preziosi si vendono meno, eccetera, è inutile fare processi a direttori sportivi costretti ad acrobazie contabili, non essendoci fra l'altro quasi più la materia prima per quelle extracontabili (è da qualche tempo che non si vedono le mitiche autoriduzioni dell'ingaggio per il piacere di vestire determinate maglie...). Per questo è triste anche il mercato degli allenatori: se a uno squardo superficiale, fra Mazzarri, Benitez e Garcia, sembra che ci siano state rivoluzioni, confrontando i titolari delle 20 panchine con quelli dell'anno scorso si scopre che solo in altri due casi (Chievo e Genoa) i nomi sono cambiati. In qualche caso si è anche letto di progetto Ferguson, con sprezzo del ridicolo, ma la semplice verità è che anche i 4 milioni di euro (lordi) di un Allegri sono diventati per il Milan una cifra importante. Qualche anno ci si pagava l'ingaggio di un giocatore che faceva fatica ad andare in panchina. Poi conterà solo che da fine agosto il pallone ufficiale rotoli, anche per evitare rivolte di piazza per altri motivi. Ma questo mese e mezzo sarà giornalisticamente una tortura, perché come ha onestamente affermato Antonello Venditti (non acaso attaccato dai professionisti del tifo), l'appassionato medio un mese fa non sapeva nemmeno che Garcia esistesse.