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L’era dell’allenatore scontento

Redazione

22 maggio 2013

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In questa stagione Massimiliano Allegri ha fatto il suo, rapportato al valore della rosa del Milan (soprattutto quella pre-Balotelli), mentre Andrea Stramaccioni un po' meno del suo anche se a fine 2012 pareva il nuovo Guardiola. Entrambi saluteranno Milano in anticipo rispetto alla scadenza dei loro contratti. Walter Mazzarri ha dato l'addio ad un Napoli da Champions League e che era (è) ad un solo grande giocatore di distanza dalla Juventus. Andreazzoli alla Roma ha sperato solo per pochi giorni di essere più di un traghettatore, ma nessuno pensa che nella stessa situazione Mourinho o Ancelotti avrebbero fatto meglio. E lo stesso Conte, nonostante in Europa la Juve sia stata eliminata dal Bayern Monaco e non da una squadra di dilettanti, ha per un po' lasciato circolare la voce di un suo mal di pancia prima di rendersi conto che una situazione migliore della sua è in questo momento in Italia inimmaginabile. Stesso discorso, a un livello di ambizioni più basso, per Montella alla Fiorentina. Negli ultimi tempi pare che Lotito abbia messo Petkovic nel mirino, quindi fra i club di primo piano tutti o sono scontenti dell'allenatore oppure hanno sotto contratto un allenatore scontento. Sbollita l'emozione per i 27 anni di Alex Ferguson sulla panchina del Manchester United, ciclo comunque clamoroso anche per gli standard britannici, la gioia per avere qualcosa da scrivere supera l'incredulità per gestioni societarie da navigazione a vista. Se il proprietario del Milan non avesse bloccato un anno e qualche mese fa l'operazione Pato-PSG messa a punto da Galliani, con relativi soldi pro Tevez, a quest'ora Allegri avrebbe almeno uno scudetto in più e magari ancora in squadra uno fra Ibrahimovic e Thiago Silva. Se a Stramaccioni fosse stato concesso di guidare una squadra di giovani, invece di occuparsi degli infortuni di vecchie glorie e mezze figure, adesso l'Inter avrebbe qualcosa su cui costruire. Chi comanda alla Roma, oltretutto con Baldini in partenza? De Laurentiis è davvero convinto che chiunque al Napoli sarebbe arrivato secondo? Il cosiddetto valzer degli allenatori fa comodo a tutti, anche agli allenatori stessi che dopo qualche anno magari dovrebbero vincere, per questo parlare di 'progetti' è almeno in Italia assolutamente senza senso. E' un problema di cultura, ma anche di caratteristiche degli allenatori. Ormai quasi tutti gestori di situazioni e di rose mostruose, invece che semplici uomini da campo, si rendono conto di essere molto più che in passato attaccati soltanto al dio risultato. E quindi o salutano si mettono nelle condizioni per essere liberati da un peso. Per ricominciare, con lo stesso schema, da un'altra parte.

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