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Redazione

9 maggio 2013

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Per il Napoli si sta chiudendo un campionato straordinario. Arrivare secondi dietro l'imbattibile Juve di Conte è un risultato davvero eccezionale, forse nemmeno compreso per intero, che rimette le lancette dell'orologio ai tempi di Maradona. Ma allora la squadra azzurra era la più forte di tutte, se non altro perché possedeva il migliore giocatore di ogni tempo, mentre stavolta ha superato una concorrenza spesso più attrezzata. Lo dico sapendo di attirarmi qualche contestazione: la rosa della Roma non è inferiore a quella dei partenopei. Ma il duro viene adesso, nel senso che sarà difficile confermare questo traguardo, proprio nel momento in cui la piazza chiede invece l'ultimo salto: lo scudetto. Per questo capisco e comprendo i turbamenti di Walter Mazzarri. I rischi, dopo un triennio che vede il Napoli subito dietro Milan e Juve nel punteggio complessivo, sono in aumento, tenuto conto che ci sarà da onorare la Champions. Pericoli crescenti se Aurelio de Laurentiis, il presidente che un anno fa ha venduto Lavezzi senza di fatto rimpiazzarlo (Insigne? Pandev? Suvvia), non farà il grande sforzo economico che impone l'ultimo salto. Mi disse un giorno Giovanni Trapattoni: «C'è più distanza tra primo e secondo posto che non tra secondo e ventesimo». Paradossale, ma non troppo. Molto probabile che Edinson Cavani venga ceduto all'estero, magari per i 60 milioni di clausola. A quel punto bisognerà capire se la società sarà disponibile a reinvestire tutta la cifra. Ipotesi che potrebbe spingere Mazzarri a giocarsi la sfida. O se invece cercherà la linea del controllo economico, che in questi anni ne ha fatto il club più virtuoso e redditizio di tutta la Serie A. Da questa risposta, io credo, dipenderà la decisione finale di Mazzarri, comunque stanco e bisognoso di riposo. Io non mi farei mai sfuggire un allenatore così. Simpatico o antipatico, non conta niente. È l'allenatore che ha preso il Napoli in zona retrocessione e che da tre anni lo tiene al vertice del calcio italiano. Ha raddoppiato il numero di reti di Cavani da un anno all'altro, ha migliorato ogni pedina dello scacchiere, da Paolo Cannavaro ad Hamsik, da Campagnaro a Pandev, semplicemente impresentabile nell'ultimo periodo di Inter. Per il bene del Napoli, cui tengo come tanti altri per la passione di una piazza unica, vorrei che Mazzarri rimanesse. Ma stavolta bisogna convincerlo con i fatti e non più con i rinvii, i progetti futuribili invece che presenti. Ultima cosa: se Mazzarri dovesse fermarsi, punterei su due allenatori: Montella (ma è difficile, ha il contratto con la Fiorentina) o il cagliaritano Lopez, un duro per uno spogliatoio non facile da governare. twitter@matteomarani

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