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Questa Spagna è davvero finita

Redazione

3 maggio 2013

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La Spagna, non solo la sezione calcio di Real Madrid e Barcellona, è morta. Questo almeno secondo chi pensa che il calcio sia la metafora di tutto, così che il Borussia Dormund rappresenti magari la politica monetaria della Merkel e il Bayern Monaco il successo tedesco nelle esportazioni. Passi per il Real Madrid, legato a un modello di calcio molto 'italiano' (ho i campioni, i soldi, il potere, un allenatore che pensa al risultato) e che è quindi giudicabile come al bar, quasi solo in base ai trofei alzati, ma fino all'altroieri ci avevano spiegato che il modello Barcellona era da copiare in tutto e per tutto. Aaahhh, la cantera. Aahhh, l'identità territoriale. Aaahhhh, il gioco manovrato come fine in sé e non solo come mezzo. Tutto spazzato via, l'abbonamento alle semifinali di Champions (vale anche per il Real), che qualche volta è stata anche vinta, vale meno dell'ultimissima impressione data da una squadra stanca e con infortunato il miglior giocatore del mondo. Peccato che prima che una squadra italiana, inglese o francese (in misura minore il discorso vale anche per la Germania, comprare campioni di 20 anni è cosa buona ma non significa che vengano dal vivaio) arrivi nelle semifinali di Champions con otto undicesimi della formazione titolare creati dal settore giovanile passeranno almeno duecento anni. Questo non vuole dire che il Barcellona o il Real di quest'anno abbiano entusiasmato in rapporto alle aspettative e che i catalani non siano stati contro il Bayern asfaltati come forse mai accaduto nella loro storia (molto più onore, pur con un gioco non all'altezza, per il Real), ma se queste sono squadre alla fine di un ciclo allora chi le semifinali non le ha viste nemmeno con il binocolo (o non ha partecipato alla Champions) a che punto sarebbe? Conta solo il risultato, no?

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