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Lo spirito che piace a Mourinho

Redazione

8 marzo 2013

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Alex Ferguson sarà ricordato nella storia del calcio per molti motivi, due su tutti. Il primo è quello di avere resistito 27 anni consecutivi (e non è ancora finita) sulla panchina di un club che punta ai massimi traguardi internazionali, cosa mai accaduta e nemmeno avvicinata da altri. Lo stesso calcio inglese, in passato più legato a progetti tecnici che a risultati effimeri (anche perché lì l'allenatore è di fatto un direttore tecnico e sportivo), sta anche fuori dal mondo Chelsea prendendo una deriva zampariniana e quindi il record è destinato a durare nei secoli. Il secondo è per certi versi più incredibile: si tratta dell'unico collega davvero rispettato da José Mourinho. Da avversario nella Premier League a concorrente solo in Champions, lo Special One non ha mai fatto mistero di considerare Ferguson l'unico vero maestro insieme al suo personale (ma più per affetto che per altro), lo scomparso Bobby Robson che lo lanciò come assistente, ma anche interprete, ai tempi dello Sporting Lisbona, prima di chiamarlo anche al Porto e al Barcellona. Un maestro, Ferguson, non certo a livello tattico (il suo 4-4-2 con tendenza 4-5-1 non ha segreti) ma nella gestione e nel miglioramento di un gruppo. E dopo l'ottavo di finale di Champions, in cui il Real Madrid ha eliminato il Manchester United, Mourinho ha esaltato Ferguson e addirittura dichiarato che il Manchester United avrebbe meritato di più. Da cosa nasce questa strana devozione? A pensare male, dal desiderio di sedersi sulla panchina del Manchester United, visto che il dopo Ferguson (che ha 72 anni, ma Mourinho non lo ha mai definito 'vecchio' come fece con Ranieri) inevitabilmente è alle porte. Se sir Alex dovesse ritirarsi, magari l'anno prossimo, o concedersi un ultimo urrà come c.t. della Scozia (che guidò al Mondiale 1986, dopo il grande periodo sulla panchina dell'Aberdeen), è ovvio che toccherebbe a lui una sorta di investitura del suo successore. E Mourinho per il dopo Real vuole una grande inglese, pur avendo mercato ovunque. A pensare bene, la devozione nasce dalla passione di Mourinho non tanto per Ferguson quanto per il vero calcio britannico. Passione che ormai sembrano avere soprattutto i non britannici di una certa età. E nessuno come Ferguson, da giocatore, ottimo attaccante con più maglie, e allenatore autentico working class hero (ex operaio lui stesso e sostenitore attivo dei laburisti, mentre anche Mourinho sa farsi amare dal popolo ma partendo da destra), sa incarnare nel terzo millennio uno spirito che i posti numerati, il pubblico silenzioso come a teatro, le dieci lingue diverse parlate nello stesso spogliatoio, hanno nascosto ma non ancora totalmente distrutto. Uno spirito che quelli veri continuano ad apprezzare.

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